A Occhi Bassi – Tahar Ben Jelloun

Le mie aspettive quando ho preso in considerazione la lettura di questo libro erano quelle di riuscire a farmi un’idea della letteratura africana e di quali fossero i soggetti utilizzati dagli scrittori di quella parte del mondo per fare conoscere la propria gente e la propria storia.

La mia scelta era caduta su due libri in particolare: “A occhi bassi” appunto di Tahar Ben Jelloun e “L’uomo di vento” di Emmanuel Dongala.

Devo dire che il secondo ha risposto meglio alle mie esigenze.

“A occhi bassi” invece è la storia di una bambina prima e di una donna poi, che vive la propria vita attraversando diverse situazioni ambientali.

La parte iniziale racconta la conflittualità con la vecchia zia e le abitudini e le pratiche quotidiane del povero villaggio nel quale vivono.

Ci sono episodi tragici, qualche situazione surreale, vendette, speranze, delusioni; probabilmente non manca nulla per rendere la storia appassionante.

Poi la bambina viene portata a Parigi dal padre, che è il classico emigrato in cerca di qualche mezzo per fare sopravvivere se stesso e la propria famiglia, e a mia parere qualcosa si spezza nel racconto.

A questo punto è chiaro che la protagonista è la bambina con la sua condizione di donna in un mondo a lei spesso ostile.

Infatti il titolo del libro suggerisce come la tradizione popolare incide sul comportamento della donna che deve sempre tenere gli occhi bassi; da bambina deve sottostare a quanto deciso dal padre e dagli altri anziani del villaggio, da adolescente prima e da adulta poi, questa sottomissione non cessa in nessun modo: cambia semplicemente l’oppressore che alla fine ritrova nella figura del marito.

Niente da dire su tutto ciò, se non il fatto che il mio apprezzamento ha perso molta consistenza dopo che il racconto si èspostato dal paese di origine alla capitale francese.

Volevo conoscere un poco della letteratura africana e mi sono ritrovato in un contesto non propriamente del posto, ma comune un po’ a tante storie di emigrazione.

Per analogia è come se avessi voluto leggere un libro sull’Italia del primo novecento e mi fossi imbattuto in storie di emigrazione verso gli Stati Uniti o verso il nord Europa: ci può stare, avrei saputo tantissime cose, ma non propriamente come procedeva la vita di tutti i gioni nei paesini di origine.

Colpa mia e della mia mania di non leggere mai la quarta di copertina.

In conclusione questo libro è consigliato per chi volesse entrare nel dettaglio della condizione femminile nord africana, mentre lo è meno allorché si desideri qualcosa di più storico e diretto sulla cultura del posto.

Tempo di lettura: 6h 57m

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