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Premio Strega 2013 – La cinquina finalista secondo me

Classifica personale:

nessuno sa di noi

Nessuno sa di noi – Simona Sparaco

Voto: 4/5  recensione

Luce e Pietro stanno per avere un figlio: qual è la cosa giusta quando tutte le strade portano ad un vicolo cieco?

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le colpe dei padriLe colpe dei padri – Alessandro Perissinotto

Voto: 4/5  –  recensione

Decisioni aziendali, licenziamenti, lotta di classe e un passato difficile con cui fare i conti.

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figli dello stesso padreFigli dello stesso padre – Romana Petri

Voto: 3/5  –  recensione

Germano ed Emilio figli dello stesso padre, ma di due donne diverse. Una relazione difficile.

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mandami tanta vitaMandami tanta vita – Paolo Di Paolo

Voto: 3/5  –  recensione

Moraldo e Piero (Gobetti) alle prese con il rischio di essere giovani nella Torino del 1926.

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resistere non serve a nienteResistere non serve a niente – Walter Siti

Voto: 2/5

Criminalità, finanza, denaro e ragazze facili; un racconto molto attuale, fin troppo.

 

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Le colpe dei padri – Alessandro Perissinotto

le colpe dei padriLe colpe dei padri è la mia prima lettura di Alessandro Perissinotto e devo che la candidatura al premio Strega 2013 è stata determinante per questa mia scelta.

Ho trovato un romanzo interessante in molti dei suoi aspetti: moderno, attuale e coinvolgente.

Il manager aziendale direttore della produzione nello stabilimento torinese di una multinazionale che ha molte cose in comune con la Fiat dei tempi passati e non solo, rappresenta un ottimo innesco per accendere un dibattito socio-politico.

Di una attualità fin troppo importante, Le colpe dei padri rischia di essere un esempio reale del modo attraverso il quale si prendono alcune decisioni che cambiano la vita di centinaia di persone.

L’impressione che viene alla mente leggendo la storia e facendo il parallelo tra gli anni delle contestazioni di piazza e quelli attuali, è che a volte possa mancare veramente poco perché qualche argine venga rotto.

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Scorre la Senna – Fred Vargas

scorre la sennaProbabilmente sarà un semplice fattore personale, ma quando si comincia a leggere un libro e dopo una decina di pagine, trovandosi davanti ad un vecchio e inusuale vagabondo che passa la giornata sulla panchina posta di fronte ad un commissariato mangiando pistacchi e bevendo birra, si interrompe la lettura, si esce e si va a comprare precisamente pistacchi e birra al supermercato più vicino appena prima dell’ora di chiusura, che dire?

Tra le tante cose che possono venire in mente, una di sicuro è che quel libro non è passato inosservato.

Forse non sarà fantastico, né tantomeno assimilabile ad altri lavori della Fred Vargas, ma Scorre la Senna il proprio dovere l’ha fatto: quello di uscire dal mucchio.

Non sarà neppure merito dell’autore, autrice in questo caso, essendo tutto girato nella testa ( e nello stomaco ) del lettore, ma in futuro questo libro sarà nei miei ricordi come quello per il quale sono uscito a fare spese.

Dunque un libro che si distinguerà dagli altri per un nobile valore.

Tempo di lettura: 2h 07m

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Inferno – Dan Brown

infernoHo trovato quest’ultimo libro di Dan Brown interessante e sotto diversi aspetti degno di nota.

Il genere devo dire non è tra quelli che mi appassionano maggiormente, non più oramai. Quindici o venti anni fa le cose sarebbero state differenti e l’intrigo, il ritmo e i repentini colpi di scena mi avrebbero acceso molto più di oggi che tendo a non sorvolare su alcuni aspetti seppur probabilmente non fondamentali.

Inferno si inserisce con decisione tra le opere dello scrittore americano e a mio parere è migliore del suo lavoro precedente Il simbolo perduto.

La parte che fa da contorno a tutta la vicenda, ossia le lezioni di storia dell’arte che Robert Langdon ed alcuni degli altri protagonisti tengono al lettore, è senza dubbio quella da me preferita: fermarsi ad ogni accenno artistico-letterario per individuare un luogo o un’immagine su internet, di sicuro rallenta la lettura, ma certamente fornisce nozioni che rendono la vicenda perfino più appassionante di quanto non lo fosse già prima.

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Il guardiano del frutteto – Cormac McCarthy

il guardiano del fruttetoIl guardiano del frutteto è il primo lavoro del romanziere Cormac McCarthy.

Pubblicata nel 1965 quest’opera delinea fin da subito quelle che saranno le caratteristiche principali dell’autore americano:

una scrittura affascinante anche se non propriamente scorrevole, il racconto di un mondo povero in cui gli uomini vivono di espedienti, personaggi crudi e sostanziali ai quali difficilmente il lettore riesce ad affezionarsi, pochi scrupoli e poche smancerie, ma tuttavia un senso di dignità sempre presente.

Il romanzo è ambientato nei primi anni trenta in piena depressione e le persone tirano a sbarcare il lunario facendo quel poco che possa consentire loro di portare a termine giornate nate senza prospettiva.

C’è il trasportatore clandestino di whisky, c’è il bar pieno di uomini annoiati, c’è la natura difficile non solamente per le condizioni climatiche, c’è il vecchio solitario con il suo segugio ormai altrettanto vecchio.

C’è sostanzialmente un clima che potrebbe essere rappresentato con tonalità minori, con immagini in bianco e nero e con una colonna sonora strumentale lenta e malinconica.

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Di mercoledì – Anna Marchesini

di mercoledìUn bel libro questo! Due donne, due storie differenti, ma con atmosfere e sensazioni comuni.

Else e Maria hanno avuto esperienze e vite che solo apparentemente possono sembrare legate, ma comunque non è questa la cosa importante.

Ciò che Anna Marchesini trasmette in questo suo Di mercoledì sono gli stati d’animo delle persone.

Un’opera riuscita che consente al lettore di entrare nella mente delle protagoniste e dunque crea quella empatia necessaria per gustare una lettura e ricavarne qualcosa.

La Marchesini si sofferma sulla parte interiore delle sue protagoniste, i fatti e gli avvenimenti fanno quasi da contorno al racconto principale.

Non è importante cosa succede, ma è importante cosa sentono dentro di sé non solo Else e Maria, ma anche tutti gli altri personaggi.

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Il catino di zinco – Margaret Mazzantini

il catino di zincoIl catino di zinco è la storia di una famiglia; più propriamente è la storia della signora Antenora, nonna dell’autrice Margaret Mazzantini e figura fondamentale nella sua vita.

E’ questo il primo romanzo della Mazzantini e racconta le vicende di una donna certamente di stampo e carattere non comune che attraversa una grande quantità di situazioni diverse nell’arco di una vita vissuta fra tragedie famigliari, carenze sanitarie, costumi ormai antiquati, povertà, miseria, fascismo, luoghi comuni e molto altro ancora.

Il catino di zinco, inteso come oggetto vero e proprio, rappresenta una sorta di macchina del tempo.

Sempre presente nella casa di famiglia, è un elemento che potrebbe tranquillamente assumere in questo romanzo il ruolo di narratore.

Il forte e roccioso carattere della signora viene qui presentato nella sua completezza, sia per quanto riguarda le caratteristiche presenti fin dalla nascita, sia per quegli aspetti formatisi in base alle esperienze vissute.

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Entra nella mia Vita – Clara Sanchez

entra nella mia vitaIn genere quando il libro di esordio di un autore piace, succede che l’uscita di una sua seconda opera susciti curiosità ed aspettative.

Ecco allora che non appena avviene l’uscita del nuovo libro, subito lo si cerca di leggere per vedere se il livello di soddisfazione viene confermato o meno.

Può capitare di avere una seconda opinione positiva ed è così che si diventa lettori affezionati; oppure può essere che il secondo libro non sia riuscito a soddisfare le aspettative che il primo aveva creato.

In entrambi i casi è facile che nascano i presupposti per proseguire poi anche con la terza opera.

Infatti è con il terzo libro che c’è il vero bivio: il lettore si può riavvicinare all’autore oppure può prenderne le distanze in maniera netta.

Nel mio caso l’esperienza di lettura con Clara Sanchez sta andando verso un distacco certamente non definitivo, ma importante.

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H/H – Banana Yoshimoto

H-HIl libro è diviso in due racconti lunghi: Hard-Bolied e Hard-Luck.

Una caratteristica degli autori giapponesi da me incontrati è costituita da aspetti surreali, fantastici, a volte astratti.

I sogni, le visioni, il sesto senso ed altre percezioni, sono all’ordine del giorno nei loro racconti.

Spesso le sensazioni hanno più valore degli avvenimenti veri e propri, dunque il fatto che un certo evento si sia verificato veramente oppure sia solamente il frutto di un pensiero astratto, di un sogno o di una visione, non è importante più di tanto.

Non è la ricerca della verità che conta, ma il lavoro interiore che si innesca nella mente dei personaggi.

E’ grazie a queste sensazioni e a questo dialogo interiore che impariamo a conoscerli e il nostro modo di vedere e di pensare ce li rende più o meno simpatici.

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Bianco – Marco Missiroli

bianco “Bianco è un romanzo sulla redenzione, quindi sul riscatto. Sul riscatto morale prima di tutto, sociale, ma soprattutto un riscatto umano.  Un romanzo sul razzismo negato, quello dei perbenisti, quello di tutti i giorni, quello più odiato di tutti.”

In questo modo l’autore Marco Missiroli descrive Bianco nel corso dell’intervista televisiva di una emittente locale riminese.

Un romanzo sulla redenzione, ma soprattutto un romanzo d’accusa. Un’accusa pesante che arriva da tutte le parti senza che ci si possa difendere, né trovare riparo.

Un romanzo che lascia ben più dell’amaro in bocca per una vicenda raccontata, legata ad un passato lontano dal nostro mondo.

Siamo nel profondo sud degli Stati Uniti nella prima epoca post-schiavismo e quel razzismo una volta vissuto alla luce del sole, vive ormai nel dietro le quinte, nei salotti con le finestre chiuse e le tende abbassate, nei discorsi fatti sottovoce o negli ambienti chiusi, negli sguardi di traverso e nelle frasi a doppio senso, però vive.

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