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Quel Colore Delle Foglie In Autunno – Marco Valenti

Come ripeto ogni volta che scrivo un commento, i racconti non sono il mio genere preferito pertanto, seppur inconsciamente, in qualche maniera quando prendo in mano una raccolta di storie brevi, un po’ questa cosa mi condiziona.

Non sono mai riuscito a capire bene quale fosse il miglior ritmo di lettura: ho provato a leggere qualche racconto nel corso della stessa serata e ho provato a leggerne uno solo per giorno, per non parlare delle varie situazioni intermedie.

Ebbene, quasi mai sono uscito soddisfatto da questi miei tentativi.

E allora cerco di concentrarmi su altre cose, quelle che magari nei romanzi più complessi non ricevono un’attenzione così impegnata da parte mia essendo probabilmente in quelle occasioni più  concentrato sulla storia.

Una su tutte è certamente l’atmosfera di fondo che avvolge i racconti e che contribuisce ad instaurare quel clima poi determinante nel modo di porsi verso la lettura. Continua a leggere

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Acciaio – Silvia Avallone

La lettura di questo libro propone momenti di riflessione diversi.

Per quello che sono i miei gusti devo dire che non mi ha lasciato molto soddisfatto.

L’inizio sembra pari pari un romanzo adolescenziale con il timbro “Made in Moccia” stampato sul retro e questo per uno come me che è già entrato negli anta è tutto dire.

Tralasciando questo aspetto, che però in un giudizio personale non può che essere determinante, ci sono varie cose da dire sul libro. Continua a leggere

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Cometa sull’Annapurna – Simone Moro

La cronaca della tragica spedizione alla conquista della vetta dell’Annapurna è solamente la scusa per parlare di passioni, amicizie ed emozioni.

Il massiccio dell’Annapurna è composto da numerose cime, la più alta delle quali toccando quota 8.091 gli consente di far parte del club degli 8.000.

E’ il mattino del giorno di Natale del 1997 e Simone Moro, in compagnia del fraterno amico Anatolij Bukreev e di Dimitri Sobolev che li doveva accompagnare  solo per un breve tratto, parte per aprire una nuova via di salita alla cima.

Durante il periodo di acclimatamento in quota, le condizioni meteo sono state diverse da come avevano previsto e ciò per prudenza spinge la spedizione a cambiare l’itinerario di salita.

Un frontone nascosto di neve e ghiaccio appare per quello che è solamente quando i ragazzi gli arrivano sotto e proprio in quel momento cede.

La cronaca in sè non è molto importante, in fondo Cometa sull’Annapurna non è un libro di questo tipo.

Il nocciolo della questione è cosa spinga degli uomini ad affrontare la montagna che ha il maggior rapporto tra incidenti mortali e salite in cima.

La risposta è una sola: la passione.

Ci sono persone che fanno un po’ di tutto, si avventurano in situazioni più grandi di loro, non stanno mai ferme e in generale cercano di vivere le passioni degli altri uscendone eternamente insoddisfatti.

E’ il dramma del nostro tempo: la depressione.

L’eterna incapacità di provare quel piacere interiore che rende orgogliosi di quello che si è fatto è l’argomento principale che sarebbe da discutere: rappresenta la madre di tutte le problematiche della vita moderna.

Il vivere cercando di piacere, di essere quello che gli altri vorrebbero essere, l’apparire e l’avere…quando ci si ferma a parlare di queste cose spesso sono tutti d’accordo nel ritenere che i valori sono altri e che tutto sembra finto, poi non appena la discussione è terminata, tutto ritorna come prima.

In fondo lo scoppiare dei rapporti umani, i tradimenti e la difficoltà nel mantenere a lungo certi rapporti personali deriva proprio in buona parte da questa insoddisfazione di fondo.

A mio parere anche molti di quelli che passano da una festa all’altra, i cosiddetti viveur tanto ammirati da tutti, in realtà sono persone dipendenti da situazioni esterne che una volta soli con se stessi rischiano di trovarsi perduti.

Non tutti certamente, ma una buona parte penso di sì, ne senso che quando si trovano da soli si sentono un po’ perduti.

Chi prende iniziative fuori dalla massa viene sempre più spesso visto come un disadattato in questa logica di estremi: o fai quello che fanno tutti oppure hai qualche problema.

Secondo me i problemi si nascondono più facilmente in chi si muove sempre e solo con le masse, in chi vive le cose degli altri.

E’ la vita del criceto che corre nella ruota, basta non guardare mai cosa c’è ai lati e tutto va bene.

Il tutto per dire che la gente manca di passione e questa mancanza è la prima via alla depressione.

Non è che si debbano scalare montagne da 8000 metri per avere una passione, basta capire cosa ci piace, cosa ci dà soddisfazione e ogni tanto ritagliarsi un briciolo di tempo per coltivare queste cose.

Piccolo esempio: a tutti piace il cinema, ma se racconti che sei andato a vedere un film da solo un pomeriggio qualunque e in sala c’erano sei persone in tutto, ecco che subito passi per particolare, mentre in realtà questa è una delle poche cose che ti consente la visione di un film su un maxischermo senza sentire quello della fila dietro che commenta ogni cosa, senza sentire gli schhh di altri dieci per farlo stare zitto, senza il rumore dei sacchetti di patatine (e per fortuna che ora i popcorn li danno nel bicchiere) e delle lattine che vengono aperte.

Comnque torniamo al libro: Simone Moro non parla espressamente di questa sua passione per la montagna;  certo la descrive, ma non cerca di spiegarla, cerca solo di assecondarla non rinunciando però neanche alle altre cose della vita.

La passione positiva, quella cosa che ti spinge a muoverti e ti fa compiere azioni che sognavi e non pensavi di poter compiere;  questa passione positiva è quella che ti rende soddisfatto di ciò che fai e ti spinge a ricercare la stessa soddisfazione in una cosa nuova.

Poi ti può accadere di diventare famoso, di essere preso da esempio dagli altri, di essere invidiato e magari anche additato quando le cose vanno male, ma la vera passione che si sente in questo libro è quella che ti farebbe fare le stesse cose anche nel caso in cui nessuno se ne interessasse.

In fondo quando racconti di una passione (e quando leggi della passione di un altro) non riesci mai a trasmettere le sensazioni che hai provato.  Solamente a chi coltiva una propria passione, anche diversa, può capitare di avvicinarsi abbastanza al punto e capirne qualcosa.

La domanda Cosa porta un uomo a rischiare la vita in un’impresa del genere? è sbagliata nel momento stesso in cui viene fatta.

Se si capisce di cosa si sta parlando la domanda non esiste, altrimenti è inutile perchè la risposta sarebbe incomprensibile, come chiedere ad un pilota perchè rischia la vita o ad un ciclista perchè fa tanta fatica…

Il libro racconta la storia di un’amicizia tra due persone che si incontrano casualmente e si riconoscono come uguali, con la stessa passione, la stessa onestà d’animo e la stessa voglia di affrontare nuovi traguardi.

Ne nasce un rapporto di quelli veri dove se c’è qualcosa che non va lo si dice chiaro e tondo senza però che questo incrini le cose e senza lasciare che problemini non risolti diventino causa di attrito.

Questo tipo di rapporto crea un’enorme fiducia l’uno per l’altro e consente ai due scalatori di fare coppia fissa nelle loro imprese.

Un’amicizia però durata troppo poco, solamente quattordici mesi, a causa della tragedia avenuta in questa spedizione.

Poi il racconto del rocambolesco e pericoloso ritorno al campo base in una corsa per la sopravvivenze dell’unico uscito vivo dalla valanga.

Un libro che apre le porte ad un mondo affascinante, quello della montagna di alta quota pieno di fonti su video e su carta, dalle quali attingere per fare il pieno di emozioni.

Un unico consiglio mi sento di dare prima di affrontare la lettura di questo libro: la visione del film La morte sospesa che racconta un’altra storia realmente accaduta e che servirà a recepire meglio il racconto di Simone Moro.

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Racconti dell’Età del Rap – Alessio Pracanica

Le prime impressioni avute da questo libro sono dovute a gusti personali: non sono un amante dei racconti.

Con i racconti ho un rapporto difficile: spesso mi capita di leggere molto e quindi mi ritrovo ad infilare 5 o 6 racconti diversi in rapida successione, con il risultato di non essermi appassionato più di tanto a nessuno di essi.

Diciamo che ho bisogno di storie più lunghe per entrare mentalmente nel contesto e sentirmi pienalmente coinvolto dalla vicenda oppure, in alternativa, diciamo che sono troppo superficiale e solo con una storia sufficientemente lunga riesco a concentrarmi.

Come dire: ogni cosa può essere vista da diversi aspetti.

Altra cosa: essendo un vecchio lettore di thriller e di romanzi di avventura, preferisco il drammatico al divertente e la tensione al romanticismo.

Insomma, quasi mai leggo libri di racconti.

Le recensioni positive di alcuni amici e soprattutto la lettura di un racconto dell’autore su un sito letterario (scrignoletterario.it) mi hanno però convinto ad affrontare questo libro.

I primi racconti li ho trovati divertenti e ironici.

Presentano un tipo di comicità sullo stile delle commedie alla francese (“La cena dei cretini”, “Tanguy”), una comicità diversa da quella classica italiana, una comicità ignorante, piena di frecciate e di piccole cattiverie.

La definizione di cavallo nel manuale dell’esercito francese come qualsiasi quadrupede militante nell’esercito francese fatta eccezione per i cani e i muli è bellissima e apre il paradosso delle definizioni delle altre specie di animali.

I racconti sono diversi tra loro e lasciano trapelare una mente aperta nell’autore che si diverte a cambiare periodo e contesto storico: da Leonardo ad Enea, dal West alla piazzetta siciliana, da Gustave Eiffel al cane dei Baskerville…

Alcuni prendono spunto da fatti veramente accaduti, altri sono parodie o interpretazioni, altri ancora completamente originali.

Mentre le mie difficoltà si stavano manifestando in pieno (al quarto racconto di fila avevo già scordato i primi due…) una cosa particolare mi è accaduta: stavo leggendo uno dei racconti centrali, per la precisione Grand Hotel Saigon, quando all’improvviso mi è venuto in mente il modo di raccontare che ha Marco Paolini nei suoi spettacoli.

Ecco, una cosa che mi è piaciuta del modo di scrivere di Alessio Pracanica è stata la forma o meglio la cadenza con la quale racconta le sue storie.

In generale i racconti contenuti in questo libro offrono tanti aspetti diversi: ci sono alcune situazioni paradossali, altre grottesche, altre ancora drammatiche, fino ad arrivare anche a due o tre racconti davvero pesanti per gli argomenti trattati.

Spesso le storie si prestano ad avere diverse chiavi di lettura a seconda dello stato d’animo del lettore.

Accordature ad esempio oltre all’interpretazione che appare immediata appena letto il nome del protagonista, potrebbe benissimo essere la trama di un episodio della vecchia serie Ai confini della realtà.

Insomma, questo libro rappresenta una lettura piacevole già al primo approccio, ma è rileggendo almeno una seconda volta alcuni dei racconti che si scoprono dettagli e interpretazioni nascoste e questa non è cosa che accade con tutti gli scrittori.

Un romanzo però sarebbe certamente più vicino i miei gusti personali, attendiamo pertanto speranzosi…

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Io & Shira – Gianluca Ratta

Trovo in un quotidiano un’intera pagina dedicata a Gianluca Ratta, alla sua storia e al suo libro e decido immediatamente di comperarlo.  Il giorno successivo mi presento in libreria.

Cerco un po’ nelle ultime novità…eppure ci deve essere…è uscito questa settimana…ma non lo vedo, allora chiedo alla commessa che gentilissima dice “Sissì, te lo prendo, è nella letteratura da viaggio!”

Perfetto, addirittura nella sezione dedicata, bene.

Non appena vedo tornare la commessa con questo libricino nelle mani rimango un po’ deluso, possibile che un tizio che scrive un libro per raccontare dieci anni di camminate in giro per l’Italia con un cane come unico fedele compagno, abbia così poco da dire?   Mah!

Vabbè lo prendo. Faccio per pagare e…17 euro! Continua a leggere

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…però Zanardi da Castel Maggiore! – Alessandro Zanardi e Gianluca Gasparini

Interessantissimo!!!

Alessandro “Alex” Zanardi ormai lo conosciamo tutti, conosciamo la sua grande forza interiore che lo ha portato ad essere il simbolo della voglia di vivere, dell’entusiasmo e della lotta alla depressione, però in questo suo lungo racconto ci parla della sua storia personale e sportiva.

Qualche riferimento all’incidente che gli ha cambiato la vita c’è, ma il grosso dellibro è incentrato sulla sua escalation dalle corse con il go-kart messo a punto dal padre, fino al ritorno alla formula uno dopo la vittoria nel campionato Indy. Continua a leggere

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Adesso Basta – Simone Perotti

Già da tempo, alcuni anni per la precisione, una certa idea mi frulla per la testa, tanto che le discussioni con gli amici spesso arrivano a trattare di questo tema.

La lettura del libro non mi ha portato molte idee nuove, ma ha contribuito ad allargare lo spettro di motivazioni che spingono verso certe decisioni oppure, se vogliamo pensare più in piccolo, mi ha reso più determinato nel dare priorità ad alcune cose della vita a scapito di altre.

Insomma, per farla breve, questo libro contribuisce a pensare, a porsi domande e fare delle scelte. Continua a leggere

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