Archivi tag: la baia dei pirati

Vita da Lettore – Una storia felice…riepilogo letture 2010

Annata 2010

71 titoli

Dicembre   ( 4 titoli  )

frankensteinFrankenstein

Mary Shelley

****  commento

31 dicembre 2010

.

la caffettiera del masochista

La caffettiera del masochista

Donald A. Norman

****  commento

23 dicembre 2010

.

appunti di un venditore di donneAppunti di un venditore di donne

Giorgio Faletti

****  commento

17 dicembre 2010

.

Continua a leggere

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in libri, recensioni libri, riepilogo letture, self tracking, vita

Letture Maggio 2010

01  maggio 2010

Se Solo Fosse Vero –  Marc Levy

08  maggio 2010

Lettera A Berlino –  Ian McEwan

13 maggio 2010

Io & Shira –  Gianluca Ratta

22  maggio 2010

La Strada –  Cormac McCarthy

29  maggio 2010

Racconti Dell’Età Del Rap –  Alessio Pracanica

30  maggio 2010

La Baia Dei Pirati –  Luca Neri

Lascia un commento

Archiviato in libri, riepilogo letture

La Baia dei Pirati – Luca Neri

La Baia dei Pirati è un saggio che parte dalla vicenda giudiziaria del sito ThePirateBay.org e dei suoi fondatori per giungere ad una riflessione importante sulla questione diritti della proprietà intellettuale e sul copyright in generale.

E’ un libro importante e diverso da altri che hanno trattato l’argomento in maniera più filosofica, perché per la prima volta si è avuto a che fare con gente che si è esposta in prima persona.

Normalmente era sempre accaduto che i siti di file sharing fossero ospitati su server di paesi dove la legislazione garantiva un certo anonimato.

Inoltre i vari responsabili individuati volta per volta, si erano sempre dichiarati estranei ai problemi legati alla violazione del copyright dicendo che il loro sito si limitava a fornire un servizio; non si consideravano pertanto responsabili nel caso in cui alcuni utenti che avessero utilizzato il loro servizio in maniera inopportuna.

La linea di rottura con il passato  è rappresentata dal fatto che il sito ThePirateBay.org ha un responsabile registrato e una linea da portare avanti.

Questa linea consiste nella cancellazione del diritto d’autore in caso di uso personale.

La nascita in Svezia del cosiddetto “partito dei pirati” è venuta in conseguenza delle denunce e di un primo momentaneo oscuramento del sito.

Si parla nello specifico di vicende ormai datate a due o tre anni fa, ma certamente il dibattito è appena iniziato.

Le argomentazioni sono condivisibili in molte delle parti illustrate.

Intanto si esce dalla demagogia per la quale chi scarica lo fa come fosse un moderno cultore della libertà per tutti.

Ci sono leggi che dicono certe cose e fino a quando quelle leggi non vengono cambiate chi scarica compie un atto illegale.

La nascita di un movimento politico arriva proprio per questi motivi: la consapevolezza che il mondo è cambiato e non è possibile vivere oggigiorno senza tenerne conto, considerando anche il fatto che tutti i nuovi elettori, i ragazzi della generazione Millenium, sono cresciuti in questa realtà.

Il libro si concentra sulla pirateria musicale, ma non solo.

Sulla questione musicale però, ci sono una serie di riflessioni e di dati che riassiumo in ordine sparso.

Sulla musica è sempre stato detto che il prezzo di vendita di un cd, decisamente alto, era frutto di spese accessorie molto elevate: oltre alla registrazione c’erano l’imballo, il trasporto, la distribuzione, ecc.

Tutti passaggi che nella maggior parte dei casi coinvolgevano entità diverse che dovevano giustamente trarre la loro parte di ricavi.

Con la vendita della musica online tutti questi passaggi non ci sono più e quindi il prezzo di un album acquistato in digitale, quantificato in circa nella metà di un cd, non trova giustificazione.

Come verificato da più parti, la percentuale che spetta all’autore dalla vendita di un cd è estremamente bassa, mentre pare che un’ottima quota (fino al 60%) degli incassi sugli eventi live spetti agli artisti.

La discussione è assimilabile al dibattito sull’ortofrutta, dove il produttore incassa una piccola percentuale del prezzo che il consumatore paga al supermercato.

I produttori cercano di difendersi dalle speculazioni della filiera, sia con la vendita diretta individuale, sia unendo le forze e creando dei mercatini autonomi.

Le giovani generazioni non hanno il concetto del cd come supporto musicale: tra coloro che scaricano, solo gli over 30 trasferiscono ancora la musica su cd masterizzati, i più giovani si servono di lettori digitali; ne consegue che il cd è ormai obsoleto e in via di estinzione.

La legge sui diritti d’autore è ambigua a seconda dell’uso: comprando un dvd, in realtà si acquista una licenza d’uso per una visione privata. Vale a dire che se mi guardo un film da solo o tra amici a casa mia sono in regola.

Se con gli stessi quattro amici me ne vado al bar un pomeriggio magari per sfruttare il maxischermo, ecco che il tutto diventa illegale: non è più una visione privata neanche se a vedere il film siamo le stesse persone.

Il mito “dell’artista affamato” acclamato dalle major per sostenere che la pirateria danneggia prima di tutto gli artisti, non va d’accordo con certi numeri e con il fatto che sono le case discografiche più importanti che, una volta messi sotto contratto gli artisti, ne stabiliscono la carriera.

Il concetto di tournee è cambiato radicalmente: una volta il tour serviva per promuovere il  nuovo album e spesso registrava cifre in perdita che poi erano compensate, sempre per la casa discografica, dalle vendite dei dischi.

Nel mondo moderno le parti si sono invertite e stando ai numeri, chi distribuisce la propria opera in maniera gratuita si ritrova ad avere grande notorietà e grande partecipazione di pubblico negli eventi live.

Ultimamente i casi si sprecano: Radiohead e  Price su tutti, ma anche negli anni settanta c’erano casi del genere. I Greateful Dead furono i primi e gli unici quasi fino ai giorni nostri, a permettere l’uso di macchine fotografiche e registratori durante i loro concerti.

Venivano ricompensati con innumerevoli chiamate nei programmi televisivi di maggiore successo del periodo.

Da sottolineare che tutte le volte che appare un volto noto in televisione, dietro c’è un gettone di presenza (a meno che  non sia una visita per promuovere un album, un film o un libro) del valore solitamente non trascurabile.

Consideriamo che è stato calcolato che per un tenore di vita onesto e dignitoso, un artista avrebbe bisogno di 1000 grandi fans, quelli che comprano gadget oltre alle opere.

Le major, come confessa in questo libro un esponente importante della discografia italiana, in realtà fanno tanti soldi con pochi artisti; gli altri li mettono sotto contratto e poi, una volta sfruttati al massimo, li lasciano cadere nell’oblio. Dovranno imparare (le major),  dice sempre il rappresentante discografico, a lavorare in maniera diversa.

Volendo fare della filosofia, possiamo dire che il cerchio si sta chiudendo: quando venne inventato il primo registratore molti musicisti insorsero dicendo che si voleva rubare la loro arte; oggi la realtà impone una diffusione a basso costo del prodotto dell’artista in funzione di buone entrate per eventi live.

Nel libro vengono illustrati tanti modi che le major possono mettere in pratica per re-distribuire il fatturato invece che impuntarsi su un concetto che ormai è fuori dai tempi.

Come dicevo prima, nelle nuove generazioni il concetto che debbano pagare per ascoltare musica non può più fare presa, si deve difersificare l’offerta con più interventi dal vivo e con eventuali optional; ad esempio distribuire un nuovo album in maniera free e poi fornire magari un’edizione speciali su supporto fisico con testi autografati, interviste e video backstage per dare qualcosa in più agli appassionati.

Chi ha provato questa strada ne è uscito con maggiore notorietà e con buone vendite per questi optional.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che vengono alla mente leggendo questo libro, altri esempi e altri campi legati all’arte vengono dibattuti in questo libro che ho trovato molto interessante.

1 Commento

Archiviato in libri, politica, recensioni libri