La Piena – Mikael Niemi

la pienaUn’altra mia lettura di scrittori pubblicati dall’editore Iperborea.

Questa volta, dopo una veloce puntata verso sud con un autore olandese, sono tornato in territorio scandinavo, quello prediletto dalla casa editrice milanese.

Il libro dello svedese Mikael Niemi si intitola La piena e, come è facile intuire dal nome, parla della piena di un fiume che travolge una diga e diventa, con il suo catastrofico procedere, il collante per una serie di personaggi.

Lo schema impostato dall’autore è quello classico con capitoli separati e più situazioni che si evolvono contemporaneamente per poi arrivare a congiungersi verso la parte finale.

La storia è tutto sommato avvincente, anche se in molti passaggi sembra prendere la piega di un film ad effetti speciali con salvataggi all’ultimissimo secondo e sorprese per la maggior parte positive.

I personaggi sono i più disparati, con la chiara eccezione di uno, ma finiscono per assomigliarsi un po’ troppo.

Poca differenza fra il pensionato Gunnar e il pilota di elicotteri Vincent, se non la loro origine e il contesto in cui si trovano all’interno del romanzo; la stessa cosa vale anche per Lena e Adolf e gli altri.

Il solo Barney ha un profilo a parte e i suoi pensieri, seppur malati, lo caratterizzano in modo molto preciso.

La vicenda è appassionante con il suo crescere di tensione, ma ci sono troppi salvataggi in extremis per i protagonisti, al punto che la sensazione del lieto fine imprescindibile accompagna il lettore per molto tempo.

Per fortuna, dico io, ciò che si stava dando per scontato, per molti versi non si realizza e dunque il destino che diversi di loro incontrano non è così ovvio.

Resta comunque una sensazione di casualità, che potrebbe anche essere voluta in situazioni come quelle narrate, ma che comunque non soddisfa pienamente.

A mio parere si potevano includere meno situazioni e a quel punto forse, avendo meno personaggi da gestire, le vicende avrebbero potuto essere più ricche di sfaccettature e con più combinazioni causa-effetto.

Più narrativa insomma e meno cinema.

Uno dei titoli di Iperborea che ho apprezzato di meno, seppur con buone aspettative iniziali.

Non da buttare, ma neppure da raccomandare.

Tempo di lettura: 4h 31m

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