Come Diventare Se Stessi – David Lipsky

come diventare se stessi“La sensazione che danno queste pagine è quella di una chiacchierata in autostrada a tarda notte, unica macchina rimasta in giro, con l’esaltante consapevolezza che un’altra persona ha fatto esperienza nella vita in modo uguale a te: il motivo per cui si fanno viaggi insieme.”

E’ con queste parole che l’autore David Lipsky presenta questo libro, una condivisione di cinque giorni di vita, più che un’intervista vera e propria.

Leggere quello che David Foster Wallace dice di se stesso potrebbe apparire come  il solito vecchio e brutto modo che ha tanta gente di volersi distinguere, ma allo stesso tempo fingere di non farlo.

Mi spiego meglio: se prendessimo l’insieme dei nostri conoscenti che vestono abiti firmati o guidano auto esclusive e chiedessimo loro il motivo per cui abbiano scelto di acquistare quel tipo di prodotto e non un altro più economico, ben pochi risponderebbero con un semplice “perché mi piace”.

La maggioranza direbbe per la qualità del tessuto (e allora ci sarebbe da chiedersi se togliendo la marca dall’abito le cose rimarrebbero tali) o perché avendo famiglia c’era necessità di un mezzo con ampia capacità di carico (e allora perchè non un furgoncino?).

Insomma quella forma di ambiguità, di volontà di distinzione, a volte anche di arroganza superiore, che in molti vogliono mascherare dietro un velo di modestia che suona falso fin dai primi momenti.

Ecco, le frasi che Wallace pronuncia nel corso di questa lunghissima conversazione con David Lipsky, spesso possono portare a pensare qualcosa del genere.

Lo scrittore (o il musicista o l’attore o…) che è appena diventato famoso, proprio mentre si sta trasformando in una star, dice che a lui tutto questo non interessa, non pensa ai soldi, ma per lui sono importanti altre cose, la tranquillità prima di tutto e poi tutta una serie di valori ineccepibili.

La differenza rispetto alla stragrande maggioranza dei casi è che per Wallace queste precisazioni non solo sono vere, ma esiste anche la prova provata del suo modo di pensare, delle sue ansie e delle sue paure:e quella prova sta nel suo suicidio.

In questo libro-intervista ci sono tante parti che lette col senno di poi finiscono col dare un quadro abbastanza preciso dei turbamenti con cui l’allora trentaquattrenne scrittore si trovava a combattere.

In aggiunta a tutto ciò c’è anche il fatto che Wallace sembra essere quasi sempre consapevole dei propri problemi e delle proprie ansie:

“Ora davvero ho una paura folle dell’ambizione di essere stimato dagli altri perché questo tipo di ambizione mi ha fatto finire nel reparto suicidi di un reparto psichiatrico. Penso che uno che è stato all’ospedale psichiatrico sia o meglio preparato ad affrontare questi problemi, oppure molto peggio preparato. E adesso la mia ambizione non saprei dire veramente qual è. Il vero problema è la parte di te che è insoddisfatta”

Questa consapevolezza riporta continuamente il lettore alla realtà e crea quel senso di empatia, di vicinanza e di affetto verso il protagonista che però si trasforma ben presto in un sensazione di impotenza che lascia una malinconia profonda.

Per tutto il libro c’è questo stato d’animo bivalente.

Ogni volta che si legge una battuta o una frase spiritosa, lo si fa avendo in mente gli avvenimenti conclusivi della vita di Wallace.

Nonostante tutto questo la lettura continua con la voglia di saperne sempre di più.

A volte ci si lascia trasportare da uno scambio di battute durante un trasferimento in auto, altre volte si ride per una situazione imbarazzante.

Spesso, a mio parere sbagliando, ci si ingabbia cercando di capire tra le righe il perchè di una tale decisione finale.

Dico sbagliando in quanto lo scopo del libro non è assolutamente questo, non è affatto un qualcosa di psicologico che dovrebbe farti scoprire cose nascoste.

I motivi della depressione del buon David li dice chiaramente lui stesso più e più volte.

Lo scopo del libro è quello di raccontare come poteva essere brillante un individuo nonostante quegli stati d’animo che lo distruggevano giorno dopo giorno.

Ecco come dovrebbe essere affrontata questa lettura:
come un amico che ti racconta la sua esperienza con un personaggio fuori dal comune e nulla più.

Una persona che nel quotidiano si rivela da un certo punto di vista come molti altri, forse addirittura più ossessionato di noi da alcune cose tipo la televisione oppure il cibo.

Una persona normale insomma e proprio questo te la fa sentire più vicina.

Quando ho terminato il libro avevo emozioni contrastanti.

Allora ho lasciato passare diversi giorni e poi ripreso in mano il volume e sono tornato a rileggermi tutta l’introduzione fino ad arrivare a quell’ultima frase che richiama la chiusura del libro e che si può dire rappresenti la chiave di tutta una vita.

Difficile ed emotivamente impegnativo se si entra nell’anima del protagonista.

Tempo di lettura: 11h 04m

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