Entra nella mia Vita – Clara Sanchez

entra nella mia vitaIn genere quando il libro di esordio di un autore piace, succede che l’uscita di una sua seconda opera susciti curiosità ed aspettative.

Ecco allora che non appena avviene l’uscita del nuovo libro, subito lo si cerca di leggere per vedere se il livello di soddisfazione viene confermato o meno.

Può capitare di avere una seconda opinione positiva ed è così che si diventa lettori affezionati; oppure può essere che il secondo libro non sia riuscito a soddisfare le aspettative che il primo aveva creato.

In entrambi i casi è facile che nascano i presupposti per proseguire poi anche con la terza opera.

Infatti è con il terzo libro che c’è il vero bivio: il lettore si può riavvicinare all’autore oppure può prenderne le distanze in maniera netta.

Nel mio caso l’esperienza di lettura con Clara Sanchez sta andando verso un distacco certamente non definitivo, ma importante.

La lettura del suo prossimo libro potrà attendere per quanto mi riguarda anche più di qualche mese dopo la data di  pubblicazione.

Dico questo perché in generale l’impressione che ho avuto di quest’opera è quella di un lavoro non curato al massimo, quasi non ci fosse stato il tempo per tutto quel lavoro di editing che serve per migliorare un testo ancora acerbo.

Mi riferisco a numerose situazioni non approfondite oppure a coincidenze ed opportunità di sviluppo della storia che filano via troppo semplicemente, ad esempio come quando Veronica riceve troppo facilmente informazioni riservate ed importanti, sia dallo psichiatra che dall’assistente dell’investigatore privato.

Ma non si tratta solamente di passaggi o di dettagli della scrittura, quello che è carente a mio avviso è proprio il coinvolgimento fino in fondo del lettore.

Non c’è la stessa tensione presente nel primo libro della Sanchez, così come non c’è la stessa apprensione per le sorti della protagonista che si era vissuta in quel caso.

In questo Entra nella mia vita è tutto quanto vissuto in modo troppo neutrale, il lettore assume un ruolo troppo da osservatore esterno e non si sente completamente dentro la vicenda.

Il senso di ciò che voglio dire lo si può cogliere in quello che dovrebbe essere il passaggio fondamentale dell’intera storia: l’incontro tra Veronica e Laura poco dopo la metà del libro.

L’atmosfera dovrebbe essere tesa, l’agitazione dei personaggi palpabile, in poche parole l’essenza del libro passa per quella scena.

Purtroppo però il personaggio di Laura viene fatto passare per una ragazza fin troppo ingenua, anche se nel suo dibattito interiore spesso evidenzia pensieri molto azzeccati, specie nel suo rapporto con la nonna e la madre.

Ci sta che l’autrice voglia accrescere quella suspense in attesa del momento clou, ma questa Laura che da una parte sembra interessata alla ragazza che siede con lei, mentre dall’altra se ne sta lì a rimuginare su una cugina che fino a cinque pagine prima il lettore non sapeva neppure che esistesse, dà un’impressione di racconto acerbo.

Manca un buon livello di coinvolgimento del lettore.

Nulla a che vedere con Il profumo delle foglie di limone, assolutamente.

Poi la storia potrà piacere senza dubbio a tantissimi appassionati di narrativa, ma tra i due romanzi non c’è proprio paragone: se La voce invisibile del vento non mi aveva soddisfatto in pieno, quest’ultimo lavoro mi ha dato l’impressione di un libro scritto ben prima degli altri due.

Sembra che la maturità letteraria dimostrata in altre opere sia attraversando un calo pericoloso per l’autrice spagnola.

Come dicevo prima, l’impressione finale è quella di un libro andato in stampa in una forma non ancora del tutto compiuta, dove il lavoro di finalizzazione del testo per arrivare al migliore risultato possibile, era ancora discretamente lungo.

Ad un certo momento della lettura, forse per fornire un alibi all’autrice e scagionarla dalle accuse che le stavo mentalmente rivolgendo, sono perfino andato a controllare se magari fosse cambiato il traduttore tra il primo libro e questo; risultato negativo: la traduzione di entrambi i volumi è stata opera della medesima persona: Enrica Budetta.

Cade allora anche l’ultimo alibi e dunque il mio personale giudizio non può che essere negativo se confrontato con i precedenti.

Tempo di lettura: 9h 23m

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