Con gli occhi chiusi – Federigo Tozzi

con gli occhi chiusiUn libro dei ricordi, una testimonianza di un mondo che non c’è più.

Questo è solo uno dei modi con cui è possibile catalogare oggi un’opera come Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi, ed è il mio.

Dico oggi perché, se una volta poteva essere il racconto di una vicenda che coinvolge classi sociali sostanzialmente diverse a creare sia attenzione che forse anche un qualche scandalo, nei tempi moderni certamente questa riflessione non è più valida.

La storia della Ghisola e di Pietro oggi passerebbe inosservata, mentre invece quello che non passa per nulla inosservato è tutto un insieme di aspetti che ormai non trovano più riscontro alcuno, come ad esempio il linguaggio e le usanze del tempo.

Per l’appunto ricordo che il libro venne scritto dall’autore nel lontano 1919 e presenti molti aspetti autobiografici.

Il linguaggio della scrittura dell’opera è abbastanza particolare e presenta molte differenze con la lingua che siamo stati abituati a parlare negli ultimi 40 anni, basti citare alcune espressioni come a pena (appena), né meno (nemmeno), a posta (apposta), briaco (ubriaco), leticata (litigata), doventare (diventare); molte altre ancora sono presenti nei dialoghi e nelle espressioni dell’autore.

Le descrizioni degli spazi e degli ambienti sono senza dubbio ben costruite e dettagliate, ma essendo lontano dalle nostre abitudini possono avere effetti opposti a seconda del tipo di lettore: in alcuni casi appaiono curiose e con quel qualcosa che può attirare l’attenzione di chi legge contribuendo ad accendere la fantasia; in altri casi possono risultare leggermente indigeste ed estranee al contesto, specie per chi, come nel mio caso, normalmente si concentra più sulla vicenda che sul contorno.

Senza dubbio interessante l’aspetto degli usi e costumi, con le difficoltà di comunicazione presenti all’epoca tra le persone, gli infiniti luoghi comuni, le incredibili superstizioni, i timori del pensiero della gente, il modo di fare delle diverse categorie sociali, ecc. ecc.

Alcuni passaggi meritano, per motivi diversi, di essere qui citati:

Ghisola astiò il figlio del padrone con quell’astio istintivo e cattivo che hanno quelli che sono costretti ad ubbidire.

( per ribadire il rapporto esistente tra il proprietario terriero e gli assalariati al suo servizio )

 Che era bella non glielo doveva dire, per non farle un complimento che sembrasse magari equivoco.

( per ricordare i luoghi comuni e le difficoltà di una comunicazione chiara e diretta anche tra persone che credono di amarsi )

Tutti gli altri poveri erano andati incontro a Rosaura come un branco di polli verso il punto dov’è rimbalzato un chicco di granturco.

( per fermare un mondo che non c’è più; quanti giovani oggigiorno hanno avuto occasione di osservare la bramosia con cui un branco di polli si lancia verso quel punto? )

Ecco dunque la mia personale conclusione: Con gli occhi chiusi può essere un buon libro se affrontato con la curiosità per i tempi andati, diversamente potrebbe facilmente deludere.

Tempo di lettura: 4h 35m

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