A Sud del confine, a Ovest del Sole – Haruki Murakami

a sud del confine a ovest del soleQuesto Murakami è diverso dal solito: sembra meno fantasioso e forse anche meno surreale di quanto appaia in altre sue opere dello stesso periodo.

Non saprei dire se si tratta di maturità o di una ricercata voglia di restare con i piedi per terra, comunque stiano le cose mi è parso un libro differente dagli altri.

Capire Hajime e non giudicarlo semplicemente secondo le sue azioni, è il nocciolo della question; seguire le sue vicende vestendo i panni di un osservatore esterno o viceversa viverle in prima persona, fa un enorme differenza.

E’ la capacità di libera interpretazione da parte del lettore che Haruki Murakami mette alla prova in questo suo A sud del confine, a ovest del Sole del 1992.

Non è facile infatti seguire le vicende del protagonista senza giudicare e senza prendere posizione man mano che la storia viene raccontata; tuttavia a mio avviso tutte le situazioni  sarebbero da considerare in chiave distaccata.

A volte quella che viene definita come capacità di immedesimazione viene inquinata dalle esperienze personali e dunque non ne risulta una condizione neutrale come sarebbe necessario che fosse per poter avere una opinione vera sui personaggi che capita di incontrare nel corso delle nostre letture.

Ecco allora che un protagonista appare ad ogni lettore secondo una visione differente che  risente delle esperienze del lettore stesso,

Leggere è in parte anche guardarsi allo specchio.

Qui il bravo autore giapponese compie un lavoro oscuro che però risulta determinante: mette alla prova il lettore e lo costringe a seguire il racconto senza entrarvi personalmente; solo in questo modo si riesce a gestire il personaggio di Hajime che, se visto in altro modo, può risultare decisamente insopportabile.

Una scrittura semplice al punto di essere a tratti quasi banale, ma che nasconde nel racconto ben più di ciò che si vede a prima vista.

Mai più di questa volta è il lettore a fare del libro un qualcosa di interessante, specialmente nella seconda parte quando il libro diventa una sorta di intrigo con se stessi.

C’è chi la chiama crisi di mezza età, chi la interpreta come un inizio di depressione, chi come una nostalgia tenutasi nascosta e che improvvisamente comincia a manifestarsi, ma chiunque o quasi prima o poi si pone domande sulla propria vita e sul livello di soddisfazione a cui è arrivato.

E per molti i dubbi sono maggiori delle certezze e prende forma una malinconica sensazione di vuoto la cui risoluzione non si è certi di poter trovare.

In questo bel libro di Murakami c’è proprio questo; si tratta di una certa sensazione di distacco dal mondo degli altri che difficilmente si riesce a spiegare e con cui si deve convivere; non è detto che la cosa sia negativa, spesso non lo è affatto, semplicemente è un qualcosa che va considerato e che differenzia molto le persone.

Il lavoro di Murakami riesce a fare dimenticare che si sta semplicemente leggendo un libro e spalanca le porte a riflessioni vecchie e nuove.

Alcune frasi estrapolate dal testo possono rendere una vaga idea del senso di questa cosa:

Ebbi modo di conoscere persone interessanti, ma non riuscii mai a sentirmi coinvolto completamente in quel tipo di lotta politica. Non ero a mio agio nelle manifestazioni quando ci si prendeva tutti per mano con la persona vicina. Anche quando bisognava tirare i sassi verso i poliziotti avevo l’impressione di non essere me stesso. Questo è veramente ciò che ho sempre desiderato? Non riuscivo a sentirmi solidale con gli altri.

Ero stato sul punto di abbandonare sia lei che le bambine. Non potevo tornare indietro come se niente fosse solo perché Shimamoto era sparita. Le cose nella vita non sono così facili e non è neanche giusto che lo siano.

Quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale? Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due.

Tempo di lettura: 4h 06m

 

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