Miele – Ian McEwan

mieleSarà l’atmosfera anglosassone, saranno gli argomenti, sarà forse il modo di raccontare che ingloba nella vicenda principale anche una serie di micro racconti, ma questo Ian McEwan si conferma nelle posizioni di vertice delle mie preferenze.

Diversi sono gli aspetti in comune con alcuni lavori di David Foster Wallace, vedi ad esempio La scopa del sistema, oppure con quelli di Paul Auster.

Infatti in taluni di questi libri non è cosa rara incontrare personaggi che svolgono lavori legati al mondo editoriale e quindi nei rapporti con i loro interlocutori, può succedere che essi riportino dettagli più o meno approfonditi circa le storie con cui si sono dovuti confrontare nel corso delle loro vicende quotidiane.

Ecco dunque le storie all’interno delle storie: un numero considerevole di potenziali spin-off che solo menti con un grande potenziale creativo possono produrre.

Per quelli che sono i miei gusti tutto ciò sarebbe già sufficiente per garantirmi un buon livello di coinvolgimento personale.

Andando invece sull’aspetto più tecnico del libro, si può dire che non ci sono molte stravaganze: la storia è basata sullo scheda classico che prevede una presentazione della situazione e di alcuni personaggi, poi una specifica fase dove uno o più avvenimenti sconvolgono l’equilibrio per innescare tutta una serie di vicende che portano ad un finale con una nuova situazione di equilibrio, sia essa positiva che non.

In Miele è necessario arrivare fino circa a un quarto del volume per leggere questa frase:

La mattina seguente fui invitata a presentarmi alle undici nell’ufficio di Harry Tapp… In un certo senso la storia iniziò qui, nel momento in cui entrai in quel l’ufficio e mi spiegarono la mia missione.

Si parla di servizi segreti, di guerra fredda, di indirizzamento dell’opinione pubblica verso punti di vista più consoni alle direttive statali, di agevolazioni di alcuni intellettuali rispetto ad altri.

Niente di nuovo forse, però questo libro è scritto senza la pretesa di essere avvincente ed avventuroso; la parte importante è quella che riguarda i sotterfugi e le piccole usanze conservatrici che condizionano i protagonisti in maniera altrettanto determinante quanto alcune direttive che arrivano dalla direzione dell’agenzia.

Non bisogna aspettarsi inseguimenti ed omicidi, ma piccole spinte sulle spalle date per correggere in modo impercettibile ma decisivo la direzione del cammino.

Intrigante più che avventuroso, intimista più che estroverso, psicologico più che di azione.

Miele di Ian McEwan è un po’ così e a me è piaciuto abbastanza.

Tempo di lettura: 9h 52m

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