Vita di Pi – Yann Martel

vita di piQuesto libro è rimasto sullo scaffale della mia libreria per almeno tre anni prima di essere preso in considerazione.

Vi era giunto grazie ad uno scambio con un altro utente di aNobii con cui ero in contatto allora e confesso che fino a qualche giorno fa ero convinto nascondesse una storia  completamente diversa da quella che invece mi sono trovato a leggere.

Erano i tempi di Io & Marley; in quel momento fioccavano i racconti sugli animali domestici e un libro dal titolo Vita di Pi con un felino in copertina faceva pensare ad un’altra storia sul genere.

Il trailer del film di Ang Lee mi ha contemporaneamente chiarito le idee e fatto crescere la voglia di leggere il libro.

Detto questo mi sembra opportuno passare al contenuto di questo bel libro di Yann Martel che incomincia con una verità che ritengo assoluta: gli animali sono animali e considerarli alla stregua di esseri umani è un grande errore che nulla ha a che vedere con il fatto di voler loro bene.

I primi capitoli alternano parti narrative a considerazioni naturalistiche sul mondo animale e sul rapporto uomini-animali; queste ultime possono risultare estremamente interessanti a patto che si riesca a mettere le proprie convinzioni in secondo piano e a seguire le conclusioni dell’autore.

Non è importante essere d’accordo, è importante leggere senza pregiudizi, poi ciascuno potrà avere sia una visione generale che una propria.

Chi riesce a fare questo avrà certamente propria convinzione, ma anche la consapevolezza che altre posizioni potrebbero essere altrettanto valide.

Un grande insegnamento questo di Yann Martel.

Strano è la parola giusta per questo libro: ci sono momenti di svagatezza assoluta che a tratti sfociano nel grottesco e ci sono momenti di tensione assoluta; un rimescolamento che definire strano è fin troppo facile.

Grottesca, ma solo se vista in maniera superficiale, è per esempio la passione religiosa del giovane Pi, che abbraccia tutte le fedi con cui viene in contatto, prendendo da ciascuna di esse qualcosa di positivo per sé e per il mondo, ma creando allo stesso tempo tensioni tra i predicatori delle religioni che non vedono come si possa non sceglierne una sola.

Agghiacciante invece, se si riesce ad entrare nella situazione, è la dimostrazione di ferocia  a cui sono costretti ad assistere Pi e Ravi: il padre per fare loro comprendere quanto possono essere pericolosi gli animali, li porta davanti alla gabbia della tigre più potente,  per qualche giorno tenuta a digiuno, fa entrare una capra viva come pasto per l’animale.

L’immedesimazione del lettore normalmente è quel qualcosa in più che permette di gustare appieno l’esperienza trasmessa dall’autore,

A volte però se ne farebbe volentieri a meno, dunque leggere un libro in maniera non attenta e solo nei ritagli di tempo può avere i suoi vantaggi, infatti è proprio la capacità di immedesimarsi da parte del lettore che rende la seconda parte del libro angosciosa,

Diversamente le vicende sulla scialuppa di salvataggio potrebbero essere vissute in modo molto più rilassato, quasi un Libro della giungla, anche perché essendo un racconto in prima persona, le cose alla fine non possono essere tragicamente definitive.

Trovarsi di sera in silenzio e senza distrazioni a leggere la parte con il naufrago che si ritrova sulla scialuppa assieme a quattro animali selvatici, dei quali almeno due sono terribili predatori, è cosa completamente diversa: improvvisamente la parte grottesco lascia spazio a qualcosa di estremamente serio e coinvolgente per la tensione che si accumula nel momento in cui uno degli animali viene mangiato vivo pezzo dopo pezzo, col naufrago che assiste e spera quasi che i pezzi non finiscano mai.

Inutile raccontare di più sulla trama, servirebbe solo a togliere curiosità e non mi pare sia il caso.

Una parola va spesa invece per le riflessioni che fanno di questo libro un qualcosa di spirituale e positivo come sostanzialmente sono molte delle opere di autori indiani; in realtà Yann Martel è canadese, ma i suoi viaggi in India e le esperienze là vissute, hanno una evidente forte influenza sul suo modo di raccontare.

In quel momento feci una scoperta sulla quale sarei tornato più volte nel corso del mio calvario: la mia triste storia si dipanava nel mezzo di una scenografia grandiosa. Vidi il mio dolore per quello che era, finito e insignificante, e provai un senso di pace. Il mio dramma non trovava posto da nessuna parte e io lo accettavo, andava bene così.

In altre parole quando si hanno dei problemi che sembrano irrisolvibili, nella maggioranza dei casi, guardandosi attorno con attenzione, ci si può rendere conto che ciò che appariva insuperabile è poco o nulla rispetto a cose ben più grandi.

Forse l’unica pecca del libro sta nella terza parte nella quale il ritorno al grottesco non risulta propriamente all’altezza del resto dell’opera, anche se il finale risolleva il tutto.

Un libro appassionante, avventuroso, riflessivo, surreale.

Per finire una curiosità: nella quarta di copertina dell’edizione in mio possesso, PIEMME bestsellers, c’è scritto che la realizzazione del film era affidata al regista Jean-Pierre Jeunet, l’autore di Delicatessen, Il favoloso mondo di Amelie e altri; evidentemente deve essere accaduto qualcosa se oggi nelle sale ne arriva uno marcato Ang Lee.

 Tempo di lettura: 7h 26m

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