Storia Di Un Corpo – Daniel Pennac

L’ultimo lavoro di Daniel Pennac non mi ha convinto fino in fondo.

Storia di un corpo è un lavoro certamente basato su un’idea originale: un diario particolare che un padre lascia alla figlia, nel quale il centro, ossia il protagonista delle annotazioni, è il corpo, con tutte le sensazioni e le esperienze ad esso legate.

Un gran numero di quaderni riempiti nel corso di una vita intera, nei quali il protagonista tiene una specie di cronistoria dell’andamento del dolore del piacere, degli entusiasmi e delle vergogne, delle soddisfazioni e delle preoccupazioni che le esperienze fisiche, ma anche psichiche gli regalano.

Un’opera che non mi ha soddisfatto fino in fondo specialmente nella prima metà, dove le varie situazioni e gli aneddoti raccontati, seppur in buona parte divertenti, non riescono a creare quell’atmosfera ben presente nella saga del signor Malaussène e che inevitabilmente funge da termine di paragone per ogni nuovo lavoro di Pennac.

Decisamente migliore la seconda parte nella quale, complice l’età che avanza, gli argomenti diventano più riflessivi e danno modo di affrontare temi più complessi.

Sono le difficoltà fisiche, le disattenzioni, il rapporto con figli e nipoti.

Una vita più rallentata, che vede entrare in gioco una serie di piccoli problemi non considerati e per questo spesso spiazzanti.

Lo scordarsi del codice del bancomat in tutte le sue forme: sequenza numerica, memoria fotografica, combinazione di suoni, movimenti sulla tastiera, ecc. è un episodio se non chiave, comunque emblematico di come sia la struttura e la sostanza del libro.

Sono queste sparizioni improvvise di dati acquisiti, quelle piccole cose che nello stesso momento spiazzano e fanno pensare, mentre gli altri che vivono lì intorno magari neanche se ne accorgono:

Queste sparizioni improvvise di un dato acquisito, codice del bancomat, codici di ingresso di case di amici, numeri di telefono, nomi o cognomi, date di nascita ecc… mi colpiscono come meteoriti. È la sorpresa, più che la dimenticanza in sé, a provocare uno scossone di tutto il mio pianeta. In buona sostanza, non mi ci abituo. In compenso non sono affatto sorpreso di dare la risposta esatta alle domande dei quiz radiofonici o televisivi che ascolto con orecchio distratto. Grégoire: Ma allora tu sai tutto, nonno? Ti ricordi proprio tutto?”

Si potrebbe proseguire con molti altri esempi: l’arrivo dei disturbi dell’età, l’andata in pensione, la scoperta dell’omosessualità del nipote, ecc. ecc.

Tutto comunque viene sempre visto e raccontato attraverso o in funzione del corpo; in fondo anche il cervello è un organo, dunque anche le emozioni e la memoria possono diventare parte integrante di questo diario particolare.

Il quadro generale costituisce il racconto della vita di una famiglia intera e grazie alla seconda parte il libro prende quota e diventa valido ed interessante assumendo toni ben più drammatici e riflessivi rispetto a quelli allegri e stravaganti dell’inizio.

Comunque sia non uno dei miei preferiti.

Tempo di lettura: 7h 11m

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