K2 La Verità – Walter Bonatti

Sorvolare sulle questioni di principio e sui dettagli, tacere per il bene pubblico, per il bene del paese, per il bene dell’azienda, per il bene della famiglia, per il bene della spedizione.

Prima o poi ciascuno di noi si è trovato in una situazione nella quale ha rinunciato, o cosa ben peggiore, è stato chiamato a rinunciare a chiarire la propria posizione e quindi sorvolare su dettagli che è meglio non approfondire per non creare conflittualità apparentemente inutili.

A volte però capita che poi le cose vengano presentate in maniera superficiale e magari succede anche che si venga presentati sotto una luce che non rispecchia la realtà dei fatti.

A quel punto se si reagisce chiedendo la verifica corretta delle cose ci viene rinfacciato che se esistevano obiezioni, queste andavano presentate al momento opportuno e il fatto di avere taciuto o sorvolato per il bene comune viene rivoltato e diventa un’accusa.

E’ precisamente questo il caso della spedizione del 1954 organizzata dal CAI (Centro Alpino Italiano) che portò gli scalatori Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla vetta del K2.

Gli avvenimenti realmente accaduti nel corso delle 48 ore immediatamente precedenti la conquista della montagna, sono stati ufficializzati secondo criteri mai condivisi da tutti i partecipanti alla spedizione, senza che ciò avesse comportato particolari problemi a molte delle autorità e dei personaggi coinvolti.

C’erano varie incongruenze in quella versione ufficiale poi ripresa tale e quale da quasi tutti gli organismi interessati italiani e stranieri nel corso degli anni a seguire.

Il fattaccio però avviene in occasione del decimo anniversario della conquista, quando sulla Nuova Gazzetta del Popolo, giornale torinese, appare un articolo dove Walter Bonatti viene palesemente accusato di aver messo in pratica un subdolo progetto per arrivare alla cima prima degli altri.

La feroce reazione di Bonatti a quel punto non trova appoggi da parte di nessuna delle individualità coinvolte, né tantomeno dalle istituzioni, che anzi gli rinfacciano proprio il fatto che aver taciuto per così tanti anni su vicende di tale importanza.

Cosa questa grave e che oltretutto contribuisce a rendere le nuove precisazioni ancora meno credibili.

Ecco che la faccenda viene rivoltata e un iniziale atto di rinuncia personale si trasforma in una ulteriore accusa.

In questo libro K2-La verità Walter Bonatti continua e porta a conclusione una vicenda oscura (una delle tante del nostro Paese) che si protrae da oltre cinquant’anni.

La fa nella maniera più chiara e precisa possibile, riportando date, testimonianze, grafici, tempi, calcoli statistici e tutto ciò di cui un approccio corretto e indipendente alla vicenda dovrebbe servirsi per stabilire una cronaca certa degli avvenimenti di quei giorni della fine di luglio del 1954.

Bonatti parla della sua “imperdonabile ingenuità che è arrivata persino a farmi ritenere cosa giusta il silenzio, come se questo potesse giovare veramente al bene della spedizione tanto predicato… Ecco come il mio silenzio valse prima a favorire gli altri e poi, in uguale proporzione, a ritorcersi su me stesso il giorno che pubblicai la mia storia sul K2”.

Mai cerca di diminuire il valore dell’impresa di Compagnoni e Lacedelli, mai tenta di far passare il messaggio che avrebbe potuto esserci lui al loro posto.

Piuttosto ne esce un grande risentimento per essere passato per un complottatore ed un arrivista, mentre quello che sembra mancargli è un riconoscimento morale per i rischi immensi da lui presi intenzionalmente per mettere i due colleghi nelle condizioni di riuscire nella conquista della cima.

Forse la cosa che più ha infastidito Bonatti all’epoca dei fatti (prima dell’uscita dell’articolo sul giornale torinese) è stato il mancato chiarimento in forma privata tra lui e Compagnoni e Lacedelli riguardo a quello che probabilmente è stato un malinteso, un equivoco.

Bonatti ci mette del suo, forte di un risentimento che nel corso dei decenni non ha fatto altro che crescere assieme al senso di ingiustizia, per cui quello che nei primi momenti è un chiarimento possibile, dopo tanto tempo diventa una cosa troppo spinosa per trovare una soluzione condivisa.

Ecco dunque di cosa tratta questo libro: della lotta per il riconoscimento della verità.

Risultato poi finalmente ottenuto dopo oltre cinquant’anni di battaglie legali grazie alla casualità delle prove fornite da un appassionato australiano.

Un libro fantastico che oltre a raccontare una pagina importante della storia del nostro Paese, ne illustra anche molto bene anche uno degli aspetti peggiori.

Un pensiero alla fine rimane: ma se si mente così tanto su un caso di successo come questo, chissà quante cosa tenute nascoste ci saranno in tutti quei casi di sconfitta…

Tempo di lettura: 6h 22m

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