Tre Atti E Due Tempi – Giorgio Faletti

I libri di Giorgio Faletti sono stati fin da subito oggetto di grandi discussioni.

Sarà forse invidia, sarà forse voglia di denigrare il lavoro altrui, certo è che da tempo nell’ambiente letterario italiano si è diffusa la voce che a scrivere i libri non fosse proprio lui, ma un cosiddetto ghost writer.

Circola anche un nome a tale riguardo.

In effetti esistono alcuni indizi che potrebbero supportare queste voci: le ambientazioni e lo stile, tanto per cominciare.

I primi romanzi sono perlopiù scritti e ambientati in luoghi e con vicende che ricordano il genere thriller cinematografico americano.

Forse comunque l’indizio più sottile è rappresentato da alcune espressioni tipicamente americane che nel nostro parlare quotidiano non trovano diretto riscontro e dunque quando capita di leggere l’espressione “girare attorno al cespuglio” oppure altre presenti in Io sono Dio.

Tutto ciò come dicevo, poterebbe a pensare a situazioni scritte direttamente in inglese/americano e poi tradotte in modo frettoloso nel nostro italiano.

Personalmente questa è una cosa che non mi crea problemi e nemmeno nervosismi.

Oltretutto se anche la cosa fosse vera, non mi stupirebbe più di tanto.

Credo che di ghost writers ( scrittori fantasma ) ce ne siano diversi in giro e in fondo a me non interessa molto alimentare questo tipo di polemiche.

La cosa che mi preme maggiormente è invece sottolineare il cambiamento netto che ho riscontrato nei due ultimi lavori di Faletti rispetto ai precedenti.

Una cosa a mio parere positiva.

Positivo il rendere la quotidianità del nostro vivere protagonista delle sue storie.

Positivo l’ingresso di un certo background cultural-popolare italiano in special modo in quest’ultimo lavoro.

Infatti questo Tre atti e due tempiscaccia via molti dubbi, ovvero se non li scaccia via per alcuni lavori passati, certamente non se li carica sulle proprie spalle.

Il racconto ed il pensiero dell’ex pugile Silver, protagonista del romanzo, è costellato da flashback della televisione italiana e dunque, tanto per fare una citazione, “il mio personalissimo cartellino” porta punti in favore dell’autore.

Questo lavoro è indubbiamente frutto di uno spettatore di trasmissioni sportive della nostra televisione e di un partecipante ai discorsi da bar dello sport della penisola.

Nota di merito dunque per queste considerazioni.

Scendendo nello specifico del racconto invece devo dire che ho trovato alcuni passaggi fondamentali che mi hanno lasciato piuttosto perplesso.

Un qualsiasi scritto, una qualsiasi storia, sia essa legata alla realtà quotidiana, al genere fantasy o anche alla fantascienza più spinta, deve comunque avere la caratteristica della credibilità.

La storia deve essere credibile.

Non importa che sia fantastica, è importante che all’interno del contesto scelto dall’autore le cose avvengano secondo uno scenario credibile.

Beh, in un paio di passaggi fondamentali di Tre atti e due tempi il buon Giorgio Faletti a mio avviso non è stato del tutto credibile.

Il presidente Martinazzoli chiama furioso più volte l’allenatore per avere spiegazioni sul cambio di formazione dell’ultimo secondo, ma nessuno risponde alla chiamata.

Poi arriva l’sms di Silver che con un escamotage riesce a convincere tutti che il mittente sia proprio il mister in persona.

E’ questo un passaggio fondamentale di tutta la storia; infatti è proprio grazie a questa accettazione dell’identità del mittente degli sms che tutta la vicenda resta un piedi e si sviluppa.

Il mio appunto è che in condizioni normali, nella realtà cioè, non sarebbe accaduto questo e soprattutto non sarebbe andata così liscia.

In una situazione credibile il presidente Martinazzoli, che oltretutto si scoprirà essere pure coinvolto in un giro alquanto losco, un secondo dopo aver ricevuto l’sms dal numero di telefono che fino a un minuto prima non rispondeva alle sue chiamate, non avrebbe fatto altro che ripetere per l’ennesima volta la chiamata per parlare di persona con il mister.

Invece si ferma con il telefono in mano e l’accertamento dell’identità del mittente viene fatta in modo non credibile.

Questo è ciò che fa cadere tutto l’impianto del racconto.

Il malscalzone intransigente che crea tutta una serie di complicate macchinazioni destinate a portare ad un risultato concreto solo se tutto gira per il verso giusto, è senza dubbio una figura intelligente e pericolosa, che però cade miseramente davanti ad una banalità inconcepibile: ma come? caro presidente Martinazzoli, sei appena uscito dagli spogliatoi dopo aver fatto un arrivo degno del Re Sole, hai sparso superiorità e hai chiaramente fatto vedere chi è il padrone e poi che fai? Ti accontenti di un sms? Non esiste!

Il vero padrone ha come caratteristica principale proprio quella di non accettare in modo passivo quello che gli dicono i suoi sottoposti. Anche quando sono buone idee, altrimenti farebbe l’imprenditore e non il padrone.

Ai padroni bisogna girare il discorso in maniera che si convincano di avere avuto loro l’idea.

In questo caso un personaggio presentato come il presidente Martinazzoli avrebbe chiamato, poi richiamato, e poi richiamato ed infine preteso di vedere in faccia il mister, il SUO mister.

Invece tutto questo non succede, gli sms vengono accettati e presi per buoni e il padrone si trasforma in pecorella…

A mio avviso manca credibilità in questo passaggio e siccome tutto il resto del romanzo viene come conseguenza, il mio parere non può che essere negativo.

Piuttosto mi chiedo come mai tutto questo possa passare sotto tutta una serie di controlli, verifiche e riunioni e poi arrivare alla pubblicazione.

Forse non si è data tanta importanza alla cosa ritenendo questo romanzo una specie di fiction televisiva di genere tutto sommato leggero.

In questo caso tutto va bene, ma voglio sperare che sia questo il motivo perchè altrinenti pensare che il lettore normale consideri credibile una cosa del genere mi pare quasi un offesa alla intelligenza del lettore stesso.

Speriamo sia buona la prima ipotesi.

Tempo di lettura: 2h 37m

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