Mr Gwyn – Alessandro Baricco

Alessandro Baricco è indubbiamente un bravo scrittore, su questo penso non ci siano dubbi.

Negli ultimi anni però è diventato anche una specie di fenomeno socio-culturale, uno di quei personaggi di riferimento che in pochi mettono in dubbio, qualsiasi cosa facciano o quasi.

Così come ad esempio è difficile criticare uno come Benigni o Vasco, anche a dare un giudizio negativo su Baricco si corre il rischio di essere additati.

Spesso mi chiedo se queste prese di posizione siano frutto di approfondimenti oppure semplicemente di un senso di appartenenza che infonde sicurezza nelle persone…ma non divaghiamo.

Nello specifico della scrittura, Baricco ha sempre trovate degne di nota che attraverso il suo modo di scrivere riesce ad esprimere in modo preciso e chiaro.

Mi riferisco a quel tipo di osservazioni che una volta fatte sembrano quasi scontate; in questo caso un esempio tratto proprio da Mr Gwyn può essere:

Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che li fa sentire vivi, è qualcosa che è destinato ad ammazzarli. I figli per i genitori, il successo per gli artisti, le montagne troppo alte per gli alpinisti. Scrivere libri, per Jasper Gwyn.

Questa a mio parere è forse la sua caratteristica migliore.

Altre volte però, specie quando appare in televisione, mi procura una sensazione strana.

Un senso di incompiuto che non ho mai ben saputo definire fino a quando non ho letto questo articolo su un altro blog.

Ascoltando più volte il monologo di Baricco alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” come consigliato, mi sono trovato d’accordo sul fatto che Baricco una sorta di supercazzola la faccia per davvero.

Nel senso che alla fine se ascolti e riascolti il discorso più volte, alla fine ti sembra sempre più vuoto…

Parere comunque personale e niente da dire a coloro che invece lo preferiscono senza indecisioni.

Andiamo allora all’oggetto di questo articolo, ossia Mr. Gwyn.

La mia esperienza di lettura è stata molto molto contrastata.

Dapprima la storia mi ha intrigato e mi ci sono buttato con molto entusiasmo, poi ad un certo punto ho avuto sensazioni strane, di distacco assoluto dai personaggi.

Distacco che mi ha portato a sospendere la lettura per diverse giornate.

Infine, superato questo momento di crisi forse personale, quando ho ripreso in mano il libro, tutto è filato via liscio e la soddisfazione è tornata su livelli decisamente alti.

Rimane il dubbio se questo momento di empasse a metà del racconto fosse dovuto ad una situazione mia personale o se in qualche modo fosse intrinsecamente collegata alla lettura del libro…non lo saprò mai.

Provo a spiegarmi:

Tutta la parte iniziale e centrale mi è piaciuta molto: sia l’idea di base della storia, sia le vicende del protagonista, mi hanno attratto e incatenato al libro come non sempre mi accade.

Ad un certo punto però è arrivato un particolare momento che mi ha lasciato abbastanza deluso ed è, per essere preciso, proprio quando si spegne la prima lampadina dello studio.

Ecco, esattamente in quel momento è arrivata questa sensazione: io non mi sto immedesimando nei personaggi, non sto provando le emozioni di nessuno di loro.

Sto ascoltando una terza persona, il narratore appunto, che mi dice cosa stiano provando i suoi personaggi.

Da quel momento, invece di vedere le cose “da dentro” come nelle migliori immedesimazioni, mi è apparsa l’immagine di Baricco che parla e mi racconta le vicende di Mr. Gwyn.

Mi spiego: non ero più nella mente dei personaggi, non percepivo pìù le loro emozioni in maniera diretta, ma stavo ascoltando qualcuno che me le raccontava.

Non saprei, forse il modo di scrivere che in certi passaggi prima lascia presagire un stato d’animo, alimentandolo poco per volta e facendo provare al lettore quasi una sorta di sintonia col personaggio e poi ti chiude in maniera improvvisa questa escalation di emozioni proprio come qualcuno che ti dice: “guarda…non so bene cosa tu abbia capito fino ad ora…e francamente non mi interessa più di tanto. Adesso ti dico io come stanno le cose…”

Questa è stata la mia esperienza a circa metà del libro.

Ho dunque messo da parte il volume e per qualche giorno mi sono dedicato ad un’altra lettura.

Quando sono ritornato a questa storia, diciamo che forse avevo eliminato alcune tossine che me la facevano suonare male, oppure semplicemente sono tornato ad apprezzare una scrittura che in alcuni passaggi mi aveva causato sensazioni distaccate.

Comunque sia tutto il resto del libro fino alla sua conclusione, ha per i miei gusti ripreso vigore ed è stato per questo da me molto apprezzato.

Tempo di lettura: 4h 07m

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