Vela Bianca – Sergio Bambarén

Comincio a leggere questo libro senza sapere cosa mi aspetta.

Come sempre approccio un autore per me nuovo senza conoscere nulla del suo stile e quasi niente della trama del libro che mi appresto a cominciare.

L’inizio è confortante e pieno di aspettative, almeno per quanto mi riguarda.

Si accenna a Walden di Thoreau e al cambiare radicalmente la propria vita all’inseguimento dei propri sogni, argomenti già affrontati in alcune altre mie letture.

Poi comincia la vicenda vera e propria e quell’inizio così pieno di speranze viene deluso da una trama e da un modo di raccontare degni di un telefilm di basso livello piuttosto che di un film d’autore.

L’atmosfera sembra quella di Vita da strega con un intento drammatico come aggravante.

In un libro incentrato su una coppia che molla il lavoro e parte per un lungo viaggio in barca a vela, mi aspetto di imparare qualche nozione di navigazione, qualcosa di semplice ma di inconsueto, qualche curiosità, qualche aneddoto, qualcosa che mi faccia entrare nel clima di mistero e di timore reverenziale di chi parte con entusiasmo ma anche con tanti dubbi e non sa cosa troverà sul proprio cammino.

Invece mi ritrovo con una specie di libro magico e una conversazione piena di banalità.

All’inizio del libro c’è questa nota dell’autore:

Dopo la pubblicazione de “Il Delfino” e de “L’Onda Perfetta”, mi hanno spesso chiesto quando avrei raccontato una nuova storia. Mi sembrava di aver già scritto tutto quello che avevo da dire…Poi accadde qualcosa…sentivo una voce dentro di me che bisbigliava pensieri che mi sentii in dovere di raccogliere e condividere con gli altri. Così è nato “Vela Bianca”, l’avventura di una coppia in barca a vela che naviga verso la libertà.

Allora, la cosa che mi viene spontanea è dire che anche l’autore poteva tranquillamente seguire l’esempio dei propri personaggi, cioè affidarsi all’istinto.

Se hai la sensazione di avere già scritto tutto quello che aveva da dire, evidentemente qualcosa di vero ci deve essere, per cui fermati, non scrivere altro, in special modo un libro come questo.

Inoltre i libri d’avventura sono decisamente un’altra cosa, questo sembra un libro su commissione con un numero di pagine limitato e un tempo di consegna troppo breve.

Sembra una piccola storia a cui sono stati appese due righe su un tipo di uccello che popola un’isola,  due su come soffia un particolare tipo di vento, altre due ancora sulle balene e il rischio della loro estinzione.

Dalle premesse ci si attende una storia degna di un colossal e invece ci si ritrova con una fiction di basso impegno.

Una storia pacchiana con due persone che in pratica ripetono sempre la stessa cosa e si ritrovano a convivere con un libro magico senza per questo fare una piega.

Come se tutto ciò non fosse abbastanza, una volta incominciata la cosiddetta avventura, ecco sia i dialoghi che la storia in genere, prendere una via decisamente troppo melensa, sfociando nel romanzo rosa più grottesco che mai; basta prendere i dialoghi finali di alcuni capitoli per farsi un’idea.

Concludo citando qualcosa del tredicesimo capitolo, quando ormai i due piccioncini sono in mare da diverse settimane e sono giunti nelle isole Fiji, dopo aver toccato Tonga e diversi altri approdi:

Fu allora che ci rendemmo conto che non era il verso in cui soffiava il vento, ma il modo in cui orientavamo le vele a determinare la direzione che avremmo preso…

Un genio questo lupo di mare! Evviva!

Proseguendo la lettura, ammesso che ci si riesca, si viene a conoscenza del fatto che i due piccioncini, sempre loro, hanno anche imparato a riconoscere nel cielo la Croce del Sud.

Ora mi aspetto di vedere uno di loro come skipper nella prossima America’s Cup.

Tornando seri, probabilmente questo dovrebbe essere un libro spirituale che letto nella maniera giusta avrebbe l’obiettivo di riportare l’attenzione dell’uomo moderno, fin troppo concentrato sul materialismo, verso le cose veramente importanti della vita.

Purtroppo tale scopo non è stato raggiunto.

Esiste comunque, dopo tanti aspetti negativi, anche un lato positivo di questo libro: non porta via più di un pomeriggio.

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