Portobello – Ruth Rendell

Come detto altre volte, il mio criterio per la scelta di un libro sconosciuto si basa su cose per lo più astratte come la sensazione che può suscitarmi la copertina oppure avere sentito qualche vago riferimento all’autore o al genere trattato, mai dettagli della trama o la quarta di copertina che non leggo.

E’ questo in fondo il motivo che mi porta a scrivere su aNobii solo commenti molto stringati basati sulle emozioni provate durante la lettura del libro senza includere riferimenti specifici alla trama, cosa che invece tendo a fare in questo spazio.

Nel caso in questione, tra le tante novità della biblioteca del mio paese, a fare muovere la mano verso questo libro sono state due cose: il titolo, che mi ha ricordato una vacanza risalente ormai a più di quindici anni fa e la copertina, che assomiglia molto vagamente ad una mia recente foto.

Chiarito tutto ciò rimane da dire solamente che la scelta si è rivelata felice.

A parte il contesto che è esattamente quello di Portobello Road a Londra, con il suo mercatino (“ino” si fa per dire) che viene raccontato esattamente come lo ricordo, il libro è bello ed interessante anche perché rappresenta uno spaccato della realtà che viviamo tutti i giorni.

Le situazioni sono probabilmente portate all’estremo e per questo alcune cosa potrebbero sembrare eccessivamente banale oppure fare sorridere il lettore.

Basta però sostituire un piccolo oggetto con un altro ed ecco che le cose ritornano improvvisamente realistiche.

Eugene, Joel, Gib, Lance, Ella, Gemma, Ian, Fize…

Ognuno di essi ha caratteristiche diverse, ma molte di queste caratteristiche le possiamo più o meno ritrovare tra i nostri conoscenti.

Il cinquantenne distinto e con troppa cura di sé che si perde in una dipendenza pensando di riuscire a dominarla, non importa se essa sia dovuta ad alcool, droga o semplicemente a caramelle senza zucchero.

Una coppia che va alla deriva semplicemente perché ciascuno si tiene le cose dentro e non ne parla con l’altro.

Il rimuginare è l’elemento costante del libro.

Tutti in questa storia hanno dei pensieri propri e nessuno si confida con chi gli è più vicino.

Il risultato di tutto questo rimuginare è una mente che lavora in continuazione e quasi sempre questo processo mentale ha il suo naturale indirizzo verso la negatività.

Occorre poco tempo per avere l’impressione che ormai i problemi siano diventati troppo importanti per parlarne e quindi per poterli risolvere, ammesso che di problemi veri si stia parlando.

La lettura di questo libro e le scuse che Eugene trova per sorvolare sull’aumento di consumo delle sue caramelle, mi ha fatto venire in mente un progetto che da tanto tempo avevo in programma: un esperimento di raccolta dati personali che mi incuriosisce molto.

Eugene finge di non avere problemi anche se ogni volta che si ferma a riflettere sulla propria situazione, ne esce con la sensazione di dover nascondere qualcosa in più rispetto alla volta precedente.

Questo continuo rimuginare lo convince che l’unica maniera per uscire da questa situazione che lui sente ambigua, è risolverla da solo senza parlarne con nessuno; anzi la cosa migliore è che nessuno deve anche solo lontanamente immaginare che ci possa essere qualcosa che non va nella sua meravigliosa ed invidiabile vita.

E’ il tormentarsi continuo tipico dei nostri tempi.

Basterebbe poter parlare delle cose con distacco e leggerezza, anche solo per farle uscire e sdrammatizzarle; invece capita spesso che chi ascolta interpreti una frase come un’accusa nei propri confronti finendo col peggiorare le cose e portando ad una nuova e determinata introversione, fino a prendere decisioni che nulla hanno a che vedere con i veri desideri delle persone.

Quante volte si vedono due persone rimanere lontane mentre in realtà vorrebbero stare insieme e tutto questo senza l’esistenza di un vero motivo, ma solo frutto di autoconvincimento?

E’ questo che i personaggi principali di questo libro hanno in comune indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, dal livello culturale e dall’età anagrafica.

Tutti si comportano nella stessa maniera: ognuno si tiene le cose per sé.

Una fotografia del mondo che mette a fuoco il problema di fondo: tante inutili chiacchiere e il silenzio sulle cose importanti.

La vicenda, sempre e comunque avvincente e dagli sviluppi incerti, passa in secondo piano se ci si cala in questo contesto.

Allora poco importa che alcuni momenti tragici non siano forse così ben coinvolgenti nella loro drammaticità, non è questo ciò che tiene in piedi il tutto, bensì il dialogo interiore di ogni protagonista e la sensazione che la stesso tipo di atteggiamento sia quasi universale.

Si può essere portati a pensare ma guarda questo in che situazione si va a cacciare.., ma pensandoci bene tutto ciò è poi così strano?

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Una risposta a “Portobello – Ruth Rendell

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