Self-Monitoring o anche Auto Monitoraggio

In genere le persone non hanno il senso del tempo, vale a dire che spesso ci si esprime per sensazioni e non secondo dati veri.

Quante volte alla domanda tu fumi molto? si sente rispondere no, solo una sigaretta ogni tanto dopo il caffè oppure ingrasso solo a sentire gli odori e pensare che mangio pochissimo per non citare l’ormai classico beato te che hai il tempo per…

Quasi sempre queste affermazioni, pur non corrispondendo alla realtà delle cose, sono fatte in buona fede.

In alcuni casi invece, capita che siano atteggiamenti autogiustificativi messi in atto inconsciamente per evitare di dover affrontare certe realtà e quindi essere costretti a prendere decisioni.

Nei casi in cui possono esistere patologie, la cosa fondamentale è non tanto cominciare un percorso di correzione del problema, quanto prendere coscienza dell’esistenza del problema stesso.

Ecco quindi che la persona coinvolta viene invitata a tenere un diario sul quale prendere nota di ogni sigaretta fumata, di ogni cosa mangiata, ecc.

Registrare dati in maniera puntuale per poter fare analisi certe, spesso fornisce un quadro della realtà molto diverso dalla sensazione che ognuno ha della propria vita.

Come dicevo tutto ciò è fondamentale per prendere coscienza di situazioni potenzialmente pericolose.

Negli ultimi tempi però l’automonitoraggio, il cosiddetto self-monitoring, si sta diffondendo sempre più proprio in funzione di una successiva analisi certa riguardo alle differenze tra realtà vera e realtà percepita.

I vantaggi di un’operazione del genere sono più importanti di quanto potrebbe sembrare perché le sensazioni sono traditrici; in ogni caso il sistema può servire per tenere sotto controllo la propria salute monitorando la pressione ed altri valori fisici, oppure per pianificare una dieta tenendo conto del dettaglio dei cibi ingeriti, oppure ancora per la gestione del bilancio personale annotando le entrate e le uscite, per gli allenamenti di un atleta, ecc. ecc.

Tutto ciò non vale solo per valori numerici; anche il semplice quadernetto che si utilizza per prendere nota delle idee che ci vengono in mente è una forma di monitoraggio di se stessi.

Nei casi più difficili poi, la registrazione puntuale di situazioni, di stati d’animo e delle reazioni alle cose che ci capitano quotidianamente, può fare la differenza e farci capire se un problema esiste per davvero o siamo noi che ce lo creiamo.

Sentirsi ribattere lo so, ma è difficile… da chi ti ha chiesto un consiglio su come reagire ad una difficoltà, non è la stessa cosa che sentirsi dire lo so che è difficile, ma…

Spesso il passaggio dalla prima risposta alla seconda avviene, se avviene, solo dopo aver preso coscienza di una certa realtà.

Questo è il passo più difficile che però può segnare l’inizio di un percorso positivo e la presa di coscienza della realtà può avvenire in primo luogo attraverso una operazione di self-monitoring.

Infine tutto questo può sembrare troppo serio e a fare da leva può essere la semplice curiosità.

Entrando nelle questioni personali c’è una cosa che mi capita di sovente: essendo uno che legge molto, in media più di un libro a settimana, mi capita spesso di sentirmi dire beato te, anche a me piacerebbe, ma non ho tempo.

Ecco, a parte il solito discorso che l’erba del vicino è sempre più verde e che ognuno quando parla sembra sempre essere la persona con più impegni e meno tempo libero del mondo, in realtà quanto c’è di vero e quanto viene da sensazioni?

Come veramente impiegano il tempo quelli che dicono di non averne mai abbastanza da dedicare a passioni personali?

Premesso come dico sempre che ciascuno dispone e decide della propria vita come meglio crede, la mia risposta a chi si dice rammaricato per non avere il tempo di leggere è sempre chiedere quanto tempo viene dedicato alla televisione e con quali riscontri e soddisfazioni.

Basterebbe monitorare per qualche tempo i propri comportamenti per capire se la distribuzione del tempo libero permette un ritorno soddisfacente oppure se sia possibile cambiare qualcosa.

Ad esempio se dopo un mese di raccolta dati, uno si rendesse conto di guardare in media tre ore al giorno di televisione più per abitudine che per altro, magari potrebbe riconsiderare un po’ le cose e decidere di spendere parte di quel tempo in altre attività più soddisfacenti, come leggere, fare qualche sport oppure semplicemente sostituire un paio di quelle ore di anonimi programmi con la visione di un film.

Una semplice analisi di questo tipo potrebbe portare ad un netto miglioramento della qualità dei programmi e conseguentemente dello stato d’animo delle persona coinvolta, pur non cambiando per nulla il tempo totale passato davanti alla televisione e cioè le stesse tre ore di media al giorno.

Ecco perché ho deciso per tutta la durata del mese di novembre, da buon appassionato di numeri e statistiche, di provare una sorta di automonitoraggio di alcune delle mie abitudini principali.

I parametri giornalieri che intendo registrare e gli strumenti che mi permetteranno una rilevazione puntale degli stessi, per il momento sono questi:

– totale numero di passi grazie all’utilizzo di un piccolo contapassi

– totale tempo dedicato alla lettura

– totale tempo dedicato alla televisione

– totale tempo passato alla guida

– totale tempo dedicato al sonno

 

Il tempo dedicato alle varie attività viene registrato attraverso un’applicazione sul cellulare che consente di creare diverse voci ed associare un cronometro ad ognuna di esse.

Basterà stabilire a priori un momento preciso della giornata e poi registrare il totale dei vari tempi cronometrati prima di azzerare tutti i timer.

Ogni dieci giorni è prevista la pubblicazione dei risultati complessivi.

Ovviamente tutto ciò avviene con grande curiosità e con l’impegno di non cambiare nessuna delle mie abitudini in funzione della registrazione di questi dati.

Sarebbe interessante confrontare gli stessi dati con altre persone, chissà cosa ne potrebbe risultare….

 

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2 commenti

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2 risposte a “Self-Monitoring o anche Auto Monitoraggio

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