Accabadora – Michela Murgia

La lettura di questo bel libro di Michela Murgia mi ha fatto venire alla mente diversi altri libri che ho avuto il piacere di incontrare negli ultimi mesi.

La storia, o meglio le storie, che la Murgia propone sono diverse.

C’è la vicenda personale della protagonista Maria; c’è quella della sua “madre adottiva” Bonaria Urrai; ci sono le regole non scritte della Sardegna popolare del primo dopoguerra; c’è il rapporto genitori-figli nella realtà cittadina di quella Torino tanto diversa dalle condizioni del luogo di origine di Maria, ma con altrettante contraddizioni…

Si potrebbe continuare elencando altre situazioni, ma alcuni esempi mi sembrano sufficienti.

Analogie con altri libri, si diceva.

Ecco allora che vengono in mente le storie che ben racconta ad esempio Andrea Vitali nei suoi libri.

Cambia la geografia, questo è vero.

Il territorio che si affaccia sul lago di Como è molto diverso dalla campagna sarda, ma alcuni aspetti della tradizione che dettano legge nel libro La signorina Tecla Manzi sono inevitabilmente accostabili a quanto si può leggere in questo Accabadora.

Altro libro che si può avvicinare a questo è La mennulara di Simonetta Agnello Hornby nel quale la scrittrice palermitana racconta alcuni aspetti della profonda tradizione siciliana.

Tradizioni.

Questa è la parola chiave del libro di Michela Murgia.

Le tradizioni che dettano legge in tutti i campi della vita.

Amore, morte, lavoro, affari, vita quotidiana, svago, onore e vergogna.

Ogni aspetto della vita di ogni persona è regolato dalle tradizioni.

Quasi sempre sono le persone stesse che adeguano i propri comportamenti a quanto richiesto dalle tradizioni; più raramente qualcuno cerca di non farsi influenzare e seguire la propria natura, in quel caso è la comunità tutta che si comporta e giudica in base alle tradizioni.

Le regole non scritte sono alla base del comportamento umano e della società tutta.

Anche Maria, una mosca bianca per molto tempo,  ad un certo punto diventa consapevole che quanto da lei ignorato era in realtà da sempre conosciuto da tutto il paese.

Proprio le tradizioni, così tanto declamate da più parti in questi ultimi tempi, sono all’origine del fallimento di molti tentativi di crescita della società.

Le tradizioni negative ed oscure sono ancora più potenti di quelle allegre e festose, quindi più difficili da sradicare.

Questo libro attraverso il racconto delle vicende di alcune persone, contribuisce ad illustrarne una parte.

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4 commenti

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4 risposte a “Accabadora – Michela Murgia

  1. E’ interessante questa tua chiave di lettura. Le tradizioni. In realtà è una chiave diversa da quella con cui ho letto il libro io. Probabilmente perchè come madre sono stata toccata soprattutto dalle mille sfumature tra madre (quella biologica e quella “de anima”) e figlia, ma anche dalla figura dell’accabadora che è una sorta di “madre al contrario”: non conduce la creatura alla vita, bensì la guida nelle sue ultime ore.
    Pensando invece alle tradizioni mi nasce una domanda: per tanto tempo il nostro Paese è rimasto a galla proprio perchè si è aggrappato strettamente alle proprie tradizioni, le stesse che invece oggi rischiano di spaccarlo a metà. Perchè? Si sono degenerate? hanno conservato solo il loro aspetto negativo perdendo ciò che di buono le renedeva un collante per la società? oppure semplicemente perchè le tradizioni abbiano un valore positivo devono sapersi evolvere in modo intelligente, con elasticità e aprtura al nuovo?

    • ferdori

      Mah…io sono sempre per il lato più semplice delle cose, anche se spesso può sembrare banale.
      Mi spiego: come in tanti, troppi aspetti della vita, anche quando si parla di tradizioni si finisce con avere schieramenti contrapposti e discorsi più di principio che di sostanza.
      Favorevoli (tradizionalisti?) o contrari (modernisti?). Una volta sì che si stava bene, non c’era questo e non c’era quello, ma c’era quest’altro, ecc. ecc.
      La contrapposizione è uno dei mali dei nostri tempi ed è la causa principale dell’immobilismo generalizzato.
      Il buon senso e un punto di vista distaccato finiscono invece con il consentire la nascita di un punto di vista personale forse più indipendente e la risposta che ogni volta mi viene naturale è: dipende.
      Vale a dire che ci sono tradizioni che varrebbe la pena salvaguardare ed altre ignobili che dovrebbero già essere state abbandonate da molto tempo.
      Nulla a priori merita di essere portato avanti solo perchè nuovo e nulla merita di essere abbandonato solo perchè “vecchio”.
      D’altra parte ogni cosa che oggi costituisce una tradizione ha avuto una propria nascita nel momento in cui ha sostituito un’altra tradizione considerata obsoleta e a sua volta verrà rimpiazzata quando i tempi saranno maturi.
      Dipende è quindi la parola chiave, nonostante il parere di eminenze che ogni giorno richiamano alla salvaguardia di valori assoluti.

  2. Condivido completamente con te la “filosofia” del “dipende”. In particolare il fatto che le tradizioni buone, che vale la pena di portare avanti, sono proprio quelle che hanno saputo evolversi ed attualizzarsi via via che passavano gli anni, scrollandosi di dosso ciò che ormai era obsoleto e raccogliendo elementi positivi nuovi. Quello che oggi molti non sono capaci di fare ad esempio nei confronti dei migranti che vivono nel nostro paese… ma questa è un’altra storia!

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