Punto Omega – Don Delillo

Leggere Delillo è strano, impegnativo e forse fuorviante.

Le impressioni che si hanno surante la lettura cambiamo spesso e altrettanto spesso ci si accorge di essere sulla strada sbagliata.

Caratteristica di molti dei grandi autori americani da Steinbeck in poi, anche questo romanzo di Delillo trasmette una sensazione mista di angosciante e flemmatica impotenza.

Il rallentare del tempo, la convinzione di uno dei protagonisti che la vita vera consista solamente nel tempo vissuto con se stessi.

Lontano dalla città con i suoi ritmi e i suoi rumori. Nella vita quotidiana non c’è lo spazio per pensare e tutto quanto avviene in funzione della cosa successiva.

Da un certo punto di vista tutto ciò può anche essere considerato un bene, perchè se ci liberassimo da questi ritmi saremmo costretti a pensare.

Allora ci renderemmo conto che sotto tutto quel tempo scandito da un ritmo frenetico non c’é che il terrore.

Un lungo conto alla rovescia che ci separa dall’inevitabile.

Ecco allora che la vita vera  si svolge quando siamo soli, quando pensiamo e riusciamo a percepire quel qualcosa di infinitamente piccolo e nascosto dentro di noi.

Questa in sostanza la motivazione per il quale 24 Hours Psycho ha un così forte impatto emotivo sul protagonista principale.

Come si esce da tutto questo?

In nessun modo, se non mettendo in campo quella tipica flemma medioevale che consente di tirare avanti senza troppe angosce e senza nessuna speranza.

Detta in questo modo però, la scrittura di Delillo e questo romanzo in particolare, potrebbero essere immaginati come un qualcosa di cupo e distruttivo.

Invece il modo di scrivere dell’autore americano è molto affabile.

A volte è il protagonista a parlare in prima persona, altre volte compare la figura del narratore.

Una mescolanza tra thriller, saggio e romanzo psicologico, questo Punto Omega può rappresentare un ottimo inizio per chi voglia avvicinarsi alla scrittura di Don Delillo.

Un passaggio tra i tanti, giusto per dare un esempio della sua scrittura:

“Il drink era arrivato a quello stadio nella vita dei drink in cui bevi un ultimo leggero sorso prima di scivolare in una dolente introspezione a metà fra l’autocommiserazione e l’autofustigazione”.

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