La Vista da Castle Rock – Alice Munro

Il libro viene ufficialmente presentato come una raccolta di racconti, ma può tranquillamente essere letto come un unico romanzo.

Da questo punto di vista i vari racconti diventano i veri e propri capitoli di una vicenda che ripercorre la storia della famiglia della scrittrice.

Grazie ad un lungo lavoro di ricerca, la Munro é riuscita a ricostruire una buona parte del proprio albero genealogico e qui ci descrive ciò che ha scoperto.

La prima metà, a mio parere la migliore, é incentrata sulla storia della famiglia e parte dalla Scozia del settecento per raccontare le condizioni di vita degli antenati.

Il titolo prende il nome da uno di questi racconti/capitoli dove il protagonista James Laidlaw guardando verso il mare dall’alto di Castle Rock è convinto di scorgere l’America.

Si sbaglia ovviamente, quella che vede non è la costa americana, ma questa convinzione finisce per alimentare la sua fantasia.

Interessante vedere in questa parte di racconti, come le credenze, le superstizioni e la religione avessero un ruolo così importante nella vita quotidiana.

Interessante anche il fatto che in un certo periodo storico, la prospettiva di una nuova e migliore vita in terra americana abbia attratto così tante persone di basso profilo economico.

Più che la terra promessa ad essi deve essere sembrata la terra della speranza, forse l’unica che rimaneva loro.

In molti e per molti motivi diversi, hanno fatto ricorso a questa possibilità e tra questi figurano anche alcuni componenti della famiglia dei Laidlaw.

L’imbarco, il difficile viaggio, l’arrivo in Canada e l’insediarsi in quel nuovo mondo rappresentano la parte più movimentata e avvincente del libro.

In questa prima parte sembra di ripercorrere alcune delle vicende, per la verità decisamente più drammatiche, già incontrate in Radici, il romanzo che racconta la storia di una dinastia di schiavi dal rapimento in terra d’Africa fino alla conquista della dignità della persona solamente nel secolo scorso.

Ovviamente qui si tratta di cose diverse, ma il viaggio verso un destino pur sempre ignoto trasmette ugualmente apprensione ed è per questo che la prima parte risulta essere la migliore.

Nella seconda parte invece, il libro è decisamente più intimista proprio quando la narrazione diventa in prima persona e l’autrice comincia a parlare di se stessa.

Cambia la velocità e cambia il contesto: dal racconto di vicende viste dal di fuori e basate sul sentito dire, si passa ad un racconto interiore dove le emozioni prendono il posto delle azioni, dove le riflessioni personali subentrano al pettegolezzo dei vicini.

Può essere interessante per chi voglia approfondire la conoscenza dell’autrice, ma non è certamente il libro adatto come sua prima lettura.

Meglio affrontare prima alcuni dei romanzi veri e propri e poi eventualmente passare a questa lettura solo in un secondo momento.

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