Ignazio Marino e l’Università

La Stampa di oggi giovedì 2 settembre pubblica una lettera al direttore di Ignazio Marino che si lancia in una pesante critica contro le modalità di ammissione alle facoltà di medicina.

Oggi infatti sono previsti i test di ammissione basati su 80 domande con risposta multipla che fungeranno da selezione per i ben 90 mila ragazzi iscritti.

La discesa in campo di Ignazio Marino aveva lasciato alquanto a desiderare già nelle primarie del partito democratico dello scorso anno quando il chirurgo genovese si era rivelato il più polemico e il meno concreto dei tre candidati, almeno a mio modo di vedere.

Nella lettera di oggi questa sua indole polemica da classico politico vecchio stampo esce confermata in pieno.

In realtà Marino dice cose giuste dal punto di vista del principio e di queste poche sono contestabili se non si entra nel dettaglio.

Nella sostanza però le sue critiche rimangono sterili e fini a se stesse.

Qualche esempio?

La lettera comincia in questo modo “Caro direttore, sono 90 mila le ragazze e i ragazzi che oggi affronteranno i test di ammissione alle facoltà di Medicina. Novantamila persone, ognuna con la sua storia, con la sua cultura, con la sua sensibilità, con la sua attitudine all’ascolto e alla solidarietà. Qualcuno saprà fin dove Alessandro Magno spinse i confini del suo impero, altri riconosceranno i versi di Pavese, in molti sapranno dire chi era Ippocrate. Ma nessuno sarà in grado di rispondere alla domanda: fare il medico é un mestiere o una missione? Nessuno potrà farlo, semplicemente perché questa domanda non figurerà tra quelle 80 alle quali il medico del 2016 dovrà rispondere in queste ore. A nessuno di loro verrà chiesto, neanche in un colloquio psico-attitudinale, perché vuole fare il medico, com’é nata la sua vocazione…..per fare il medico occorre avere dentro empatia, senso di responsabilità, capacità di prendersi cura dell’altro, attitudini che nessuna crocetta su un test a risposta multipla potrà rivelare.”

Indubbiamente belle parole, non c’é che dire, ma oltre alle critiche da lettore di giornali o da spettatore televisivo il buon Ignazio ha qualche proposta da portare? Sì, eccola:

“In tal senso sarebbe determinante un incontro dello studente con la commissione, perché l’aspirante medico possa spiegare perché si trova lì.

Belle parole anche queste, peccato che portare 90 mila persone davanti ad una commissione anche solo per 5 minuti a testa richieda un investimento di tempo di quasi un anno senza interruzione alcuna.

Eppoi la storia italiana ha dimostrato più volte che le decisioni prese dalle commissioni sono oggetto di raccomandazioni ed intrallazzi vari ed é sostanzialmente per questo che col tempo si tende ad andare sempre più verso anonimi test che diano una graduatoria neutrale piuttosto che affidarsi al giudizio delle persone.

“In assenza di una profonda revisione dei criteri di valutazione e selezione, torneremo invece a commentare anche quest’anno le domande improbabili e i quesiti inadeguati a centrare il profilo del medico che ci curerà nei prossimi anni.”

Mi hanno insegnato che il ruolo del medico consiste prima nel diagnosticare e poi nel prescrivere la cura migliore per sconfiggere la malattia, così come il compito del ricercatore è quello di scoprire cure nuove e metterle a disposizione del medico.

Analogamente il compito del politico sarebbe quello di indicare le soluzioni per risolvere i problemi esistenti, magari avvalendosi di esperti e tecnici del settore.

Non serve un politico che faccia la diagnosi, per conoscere i problemi basta parlare con la gente, il politico deve indicare le soluzioni e che siano soluzioni percorribili e non demagogiche.

Ma torniamo alla lettera di Marino che prosegue dicendo: “questo sistema offre un quadro gravemente disomogeneo….con il punteggio per essere ammessi estremamente variabile da ateneo ad ateneo. Auspicabile sarebbe integrare la valutazione con i voti della maturità, ma doveroso, oltre che trasparente, rigoroso e mi permetto di dire democratico, sarebbe stilare una graduatoria unica nazionale che consenta ai migliori di scegliere le università migliori. Ogni ateneo invece predisporrà la propria classifica in base ai posti disponibili….Se la classifica invece fosse nazionale si potrebbe stilare un’unica lista di persone idonee all’ammissione consentendo loro di scegliere l’Ateneo che preferiscono con un diritto di priorità determinato dalla posizione in graduatoria.”

Queste parole in un primo momento farebbero pensare “Giusto! Ha ragione! Bravo Marino!”

Siccome però il compito delle persone sarebbe quello di riflettere su quanto letto, ecco che allora vengono fuori i dubbi:

1- impensabile, come detto prima, credere di poter avere una commissione unica per valutare i candidati

2- la creazione di una commissione per ateneo porterebbe ad un metodo non univoco di valutazione con tutte le polemiche del caso fino ad arrivare, forse in breve tempo, ad un sistema a punti (tipo test) per non dipendere dalla soggettività di ogni singolo componente di commissione

3- ammesso e non concesso di arrivare ad una graduatoria nazionale dei candidato, secondo quali criteri verrebbe stilata la graduatoria degli atenei? Chi determina e in base a cosa quali sono le università migliori? Magari creare una commissione apposita? Oppure un nuovo insieme di saggi?

Signor Marino, il ruolo di politico che lei ricopre dovrebbe portarla a proporre soluzioni non demagogiche.

Bello sentire parlare di meritocrazia, ma le obiezioni che sono venute in mente a me leggendo la lettera, sono solo alcuni dei dubbi che potrebbero uscire da un’analisi approfondita.

Siccome Ignazio Marino sa perfettamente che se si volesse prendere la strada da lui indicata in questa lettera ci si ritroverebbe bloccati per problemi esclusivamente politici su ognuno dei dubbi sopra riportati, la sua credibilità scende di molto e le sue parole diventano demagogiche; oppure qualcuno vuole farmi credere che decidere se dal punto di vista meritocratico sia meglio l’Ateneo di Bologna (regione rossa) o uno di Milano o Roma (centro-destra) non sia un problema politico?

Dubbi che ad un politico non sfuggono di certo e quindi nel momento stesso in cui vengono dette certe cose si dovrebbe anche dire come attuarle nella realtà abbandonando la teoria e lasciando la filosofia ai filosofi.

Non mi pare che nessuno dei miei dubbi trovi chiarimento nella proposta di riforma delle università del partito democratico e non mi pare che in un momento di crisi politica si stia in concreto facendo molto.

Lo stesso vale per la parte attualmente al governo, lo chiarisco a scanso di equivoci.

La maggior parte della gente stanca di questa situazione non aspetta altro che lei, il suo partito e il resto dell’opposizione vi mettiate d’accordo su un candidato comune in tempo utile e la smettiate di difendere ognuno il proprio orticello.

Faccio notare ancora una volta che dopo ogni legislatura con governo Berlusconi, le elezioni hanno visto vincente il centro-sinistra, per poi vedere naufragare ogni volte le alternative messe in campo.

Mi viene da dire che gli Italiani di fine legislatura sono delusi dal governo Berlusconi e poi rimangono schifati dall’eterno litigio all’interno dell’opposiazione.

Questa lettera di oggi di Ignazio Marino non porta nulla di nuovo, anzi è l’ennesima dimostrazione che la politica non ha bisogno di gente del genere, ma di soluzioni vere.

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