Il Senso della Frase – Andrea G.Pinketts

Questa è stata la mia prima volta con un libro di Andrea Pinketts e devo dire che mi sono trovato a cambiare idea più volte nel corso della lettura.

All’inizio la sensazione è stata quella di una storia come se ne possono ritrovare tante negli ultimi tempi, una storia raccontata in prima persona che ripercorre uno stereotipo ormai diventato un classico.

Sei un tizio trentenne con la passione della scrittura e vorresti pubblicare un libro?

Niente di più facile che il tuo soggetto sia una storia che vede un protagonista trentenne alla ricerca di realizzazione, con poca voglia di mescolarsi nell’anonimato del mondo del lavoro e quindi spesso mantenuto, con amori che vanno e vengono senza dare troppa soddisfazione e che si barcamena qua e là tra storie più o meno verosimili e sostanzialmente autobiografiche.

Mi vengono in mente i libri di Fabio Volo, per citare un esempio senza per questo esprimere parere negativo sui lavori del buon Fabio.

Insomma, dalle prime pagine il libro sembrava dovesse incanalarsi verso questo binario, tanto che lo avevo messo da parte per qualche giorno per passare ad altro.

Poi, riprendendo la lettura e proseguendo la vicenda, è emerso un quadro diverso dalle aspettative, più ampio, più stravagante, finanche più grottesco.

Alcune situazioni appaiono del tutto surreali e molte delle introspezioni di Lazzaro Santandrea, il protagonista della storia, sono talmente ben posizionate da nascondere una sorta di genialità che te le fa sembrare ovvie solo un secondo dopo averle lette.

Esempio sono le passeggiate con la nonna, oppure le considerazioni sulla morte e sul sonno.

Lazzaro ha paura del buio, ma lasciare la luce accesa gli fa provare vergogna; allora piazza una televisione in camera e si addormenta con vecchi film rigorosamente in bianco e nero perchè il sonno in fondo è un allenamento alla morte e i colori sono banditi dai funerali.

Proseguendo la lettura fino ad oltrepassare la metà del romanzo accade che, inaspettatamente direi, molte delle situazioni giudicate in un primo momento surreali, trovino la propria collocazione all’interno di un giallo di azione che riporta tutto su di un terreno decisamente più concreto.

Ecco allora che il romanzo cambia ancora genere e dopo aver toccato quello autobiografico in stile fiction televisiva e quello grottesco-surrealista, sfocia in un giallo thriller con misteri, morti, sparatorie e via dicendo.

Quello che ne deriva alla fin fine, è un libro di difficile interpretazione che però, proprio grazie a queste caratteristiche variabili, si lascia apprezzare e invita a proseguire la lettura con curiosità.

Curiosità che viene ricompensata.

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