Prima di Morire Addio – Fred Vargas

Mi dispiace.

Fred Vargas pubblica un sacco di libri, ha molto successo e viene definita da molti la concorrente diretta di Patricia Cornwell, come sta scritto anche nella quarta di copertina di questo libro.

Sempre nella stessa colonna sul bordo copertina, c’è scritta anche qualche nota biografica oltre ad alcune curiosità: si dice che l’autrice scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno (il suo lavoro principale è quello di ricercatrice).

Sforna quasi un libro all’anno ormai dal 1992.

E a me dispiace, dispiace di non avere apprezzato abbastanza questo suo lavoro.

Il libro è un giallo in stile abbastanza classico, con sostanzialmente pochi personaggi le cui vicende si intrecciano tra loro.

La prima cosa negativa a mio parere, è proprio la figura di Richard Valence, il protagonista principale.

Descritto in fase di presentazione del personaggio, come uomo crudele, deciso e tenebroso (tanto per citare un altro titolo della Vargas) al punto che il collaboratore di un ministro francese è terrorizzato al solo pensiero di dovergli parlare via telefono, quest’uomo con il passare dei capitoli diventa sempre più molle e inconsistente.

Tocca il suo punto più basso quando chiede al poliziotto incaricato dell’indagine, di non arrabbiarsi per quello che gli sta per dire.

In generale tutto il libro mi è sembrato tirato via.

Se è vero che è stato scritto in ventuno giorni, allora dico con convinzione che sono troppo pochi.

Come già detto in numerose altre occasioni, sono i dettagli a rendere convincente una storia.

Solo attraverso i dettagli una vicenda può essere credibile o meno e solo una vicenda credibile può diventare appassionante.

Il Richard Valence che controvoglia e con fare spregiudicato arriva a Roma, sembra l’alter ego del cavaliere solitario, un moderno Clint Eastwood dei film di Sergio Leone.

Nel breve volgere di qualche pagina invece, tutto si trasforma e perde di sostanza.

Valence incontra per la prima volta i tre imperatori e appena se ne va, ecco che Tiberio sa che il suo ruolo è quello di insabbiare il caso.

A Laura basta dire al portiere dell’albergo che è d’accordo con Valence, per riuscire ad entrare nella sua stanza di notte e il portiere si beve questa balla senza battere ciglio.

Lei sale indisturbata, riesce a scassinare la serratura, si siede sul letto dove lui dorme vestito e appoggia una mano sul petto di questo uomo, che era stato presentato come l’essere più temibile di Francia in grado di svolgere qualsiasi incarico purchè impossibile.

Poi si alza, si siede ad un tavolo e si versa da bere e solo al tintinnare del bicchiere l’essere temibile si sveglia…ma dai!

I personaggi giocano tutti a carte scoperte.

Ognuno parla con tutti gli altri e rivela cose che in un’indagine normale dovrebbero essere riservate e più o meno tutti quelli che hanno qualcosa da nascondere ne rivelano almeno una piccola parte.

Altro lato negativo: non c’è il senso del tempo, la storia si svolge nell’arco di tredici giorni, ma non c’è la sensazione di questo tempo che passa.

Sono in tanti a prendere iniziative personali e nessuno che mette dei limiti.

In generale sembra di leggere un telefilm.

I capitoli sono brevi, quasi mai non oltre le quattro o cinque pagine, però ogni volta succede qualcosa: “buona la prima” diceva il tale.

Come Valence che colto da illuminazione, scende dal treno diretto a Milano, torna nella capitale e arrivato all’albergo di Laura, individua al primo colpo l’assassino in agguato sul retro.

Ma dai!!!

La struttura tipo di un capitolo è:

a) qualcuno arriva in un posto per incontrare qualcun altro;

b) breve dialogo composto da poche battute;

c) i personaggi si separano e l’informazione cercata è arrivata

Mai una fase di collegamento tra due scenari e mai un momento di riflessione profonda.

Si passa da una scena all’altra come nei telefilm che durano mezz’ora, manca solo l’effetto speciale, la transizione per il cambio di scenografia.

Sembra un telefilm del tenente Colombo però tirato via.

Se poi i dettagli non sono ritenuti importanti, allora il libro può anche essere considerato pieno di suspance e di colpi di scena, ma questo dipende dal lettore.

Forse gli appassionati del genere troveranno il tutto di loro gradimento e riterranno questa mia recensione inopportuna e troppo severa, ma è il lettore che fa il libro e non viceversa.

Diciamo che esiste la forma ed esiste la sostanza.

In questo libro certamente le due cose non viaggiano parallele, per apprezzare la sostanza è necessario tralasciare buona parte della forma.

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2 commenti

Archiviato in libri, recensioni libri

2 risposte a “Prima di Morire Addio – Fred Vargas

  1. Pingback: Letture Agosto 2010 « ENTUSIASMI…repressi e non…

  2. Massimo

    In generale, concordo. Purtroppo non so se tu hai letto o no il resto della Vargas, di cui questo (pubblicato buon ultimo) è una sorta di percorso formativo che regge, appunto, a patto di non analizzarlo troppo a fondo. A me è piaciuto, a dispetto di una traduzione non sempre felice, e di un titolo ridicolo che tradisce il “morituri te salutant” che è anche il titolo francese e che ovviamente è un po’ più centrato rispetto al romanzo. Per quanto riguarda Vargas più in generale va detto che il pressapochismo narrativo è un po’ una sua costante, con esiti tragici a volte, più accettabili in altre, in ogni caso sempre lontano da tanti esponenti del cosiddetto “filone nordico” che stanno invadendoci.

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