Acciaio – Silvia Avallone

La lettura di questo libro propone momenti di riflessione diversi.

Per quello che sono i miei gusti devo dire che non mi ha lasciato molto soddisfatto.

L’inizio sembra pari pari un romanzo adolescenziale con il timbro “Made in Moccia” stampato sul retro e questo per uno come me che è già entrato negli anta è tutto dire.

Tralasciando questo aspetto, che però in un giudizio personale non può che essere determinante, ci sono varie cose da dire sul libro.

La prima è che ci sono tanti dettagli in questa storia, troppi e a volte mal controllati.

Ad esempio Francesca non vuole che l’amica le veda gli ematomi causati dalle botte del padre, ma  poi si tratta della stessa ragazza che poco dopo corre e salta in spiaggia ammirata da tutti i ragazzi.

La canzone colonna sonora del libro è del 1992 e qui siamo nel 2001; vero è che sono stati registrate nuove versioni nel 1996 e nel 2002, ma qui siamo sempre nel 2001.

Vero anche che si sta parlando solo di dettagli e non di avvenimenti determinanti nella storia e quindi su questi punti possiamo anche sorvolare e non essere troppo pignoli.

Già…la storia.

Un libro scritto secondo la moda degli ultimi tempi e comincia seguendo il filone dell’amicizia adolescenziale per poi cercare nel breve evolvere di pochi capitoli, di uscire da un contesto che improvvisamente appare troppo ristretto e a volte anche troppo banale.

Ecco allora che un po’ per volta, entra in gioco una grande quantità di temi aggiuntivi: la difficolta di comunicazione tra genitori e figli, la violenza all’interno delle famiglie, la crisi economica, le coppiette con differenza di età importante, la droga, la lotta di classe, la criminalità, il mondo della prostituzione, la politica, la sicurezza sul lavoro, l’omosessualità, la gestione quotidiana di un invalido civile e più in generale quella che viene comunemente chiamata la gioventù bruciata.

Troppa carne al fuoco mia cara Silvia Avallone, almeno a mio parere.

Evidentemente parere di pochi, viste le vendite, i premi e il successo riscontrato, ma ognuno è libero di pensarla come vuole.

La sensazione è quella di leggere un libro nel quale l’autore abbia voluto mettere tutte le idee che aveva, come se questa fosse stata la sua unica possibilità di scrivere.

Il risultato è che ne ha messe troppe e diverse di queste idee non sono poi così importanti per la narrazione, tutt’altro.

Il pericolo è quello di confondere o quantomeno di disperdere la concentrazione del lettore che si trova ad essere impegnato contemporaneamente su diversi fronti, senza avere poi un ritorno adeguato di emozioni da ognuna di queste situazioni.

Allora meglio una cosa in meno, ma affrontata e sviluppata con più decisione.

Ad esempio capita a volte che l’autrice, per creare un clima si suspance attorno ad una situazione rischiosa, ripeta troppe volte le stesse cose cercando in tal modo di concentrare su quel singolo episodio proprio l’attenzione che lei stessa ha costribuito a disperdere su troppi fronti mettendo, come detto prima, troppa carne al fuoco.

Mano a mano che la vicenda si sviluppa e viene sviscerata, il libro migliora e lo scritto adolescenziale lascia il posto spesso a qualcosa di diverso che devo dire mi ha soddisfatto certamente in modo maggiore.

Rimangono i dubbi sull’opportunità di inserire tutte queste varianti in un libro che in definitiva molti troveranno affascinante e alcuni probabilmente anche bellissimo.

Basta essere nati nel decennio giusto.

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Una risposta a “Acciaio – Silvia Avallone

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