Suttree – Cormac McCarthy

Suttree è da molti considerato il libro per eccellenza di McCarthy, quello nel quale l’autore americano è riuscito ad esprimersi nella maniera più completa.

Cormac McCarthy non è stato un autore precoce né tantomeno prolifico: il suo primo romanzo Il guardiano del frutteto è stato pubblicato nel 1965 quando l’autore aveva già 32 anni e ad oggi si può contare non più di una decina di opere.

Suttree è la sua quarta opera ed arriva quando McCarthy sta ormai viaggiando verso i cinquanta.

In effetti deve avere speso in questo romanzo molte delle proprie risorse, perché dovranno passare altri 6 anni per vedere pubblicato il suo lavoro successivo.

Il romanzo si può definire un classico della letteratura americana del novecento.

In molti aspetti ricorda alcune opere di Steinbeck.

Infatti la vicenda, il clima e i personaggi che lo scrittore mette in scena hanno alcune cose in comune con le opere più importanti proprio di Steinbeck.

Ci sono le difficolta, le aspettative e le speranze spesso frustrate che si ritrovano ne Al Dio sconosciuto; c’è la realtà miseranda che accomuna gli abitanti della periferia di Knoxville agli emigranti di Furore; e c’è in alcuni momenti quel senso di destino drammatico e liberatorio proprio di Uomini e Topi.

I libri di McCarthy hanno però una caratteristica propria: alternano momenti di violenza ad altri di depressione, momenti di speranza e momenti di rassegnazione, mettendo sul piatto del lettore continui cambiamenti di scena.

E’ più crudo il buon Cormac; ha un uso degli aggettivi che ricorda i poeti maledetti del passato: il sottosuolo cariato ad esempio, rende perfettamente l’idea dell’intrigo di cunicoli, caverne e grotte difficili che si dirama sotto la cittadina di Knoxville e che fa da scenario a numerose delle vicende del romanzo.

I tempi non sono più quelli della grande depressione raccontati da Steinbeck, qui siamo nei primi anni cinquanta, ma il contesto che McCarthy ci propone è simile: poveri, emarginati, vite difficili ed estreme, al limite della sopravvivenza.

A differenza delle opere del suo illustre predecessore, per il quale i protagonisti catturavano l’attenzione assoluta del lettore, in questo libro c’è però anche la consapevolezza che il mondo reale non è solo quello vissuto dai personaggi; si sente e si respira il fatto che a fianco delle vite difficili di Suttree e dei suoi amici, ci sono esistenze almeno in apparenza più facili e desiderabili che costituiscono una sorta di speranza anche per loro.

Non manca una certa allegria, soprattutto per l’inventiva di alcuni dei protagonisti sempre alla ricerca del minimo necessario, ma con un occhio puntato verso il “colpo grosso” che potrebbe cambiare loro la vita.

In generale però il clima è quello di una vita vissuta sempre in tono minore.

Altre opere pubblicate successivamente come La strada o Non è un paese per vecchi, vedono un McCarthy che si specializza raccontando una vicenda e una situazione in particolare.

In questo lavoro invece, sono presenti diversi aspetti contemporaneamente e risulta evidente come i libri nati dalla mente dell’autore dopo la scrittura di Sutree possano rappresentare quelllo che in termini propri del mondo dello spettacolo può chiamarsi uno spin-off.

In questo senso il libro rappresenta l’opera per eccellenza della produzione di McCarthy ed è un libro imperdibile se si vuole affrontare il passaggio dai classici Steinbeck e Faulkner ai contemporanei De Lillo e Roth.

In sostanza questo è il suo libro più completo, l’albero di cui La strada e Non è un  paese per vecchi non sono che rami.

 

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