Il Vangelo Secondo Gesù Cristo – José Saramago

Il primo consiglio è quello di affrontare la lettura de Il Vangelo secondo Gesù Cristo solamente dopo aver letto Caino, l’ultimo libro pubblicato di José Saramago, per almeno un paio di buoni motivi:

la possibilità di seguire il giusto andamento cronologico degli avvenimenti riportati e la presenza nel libro Il Vangelo secondo Gesù Cristo di qualche richiamo ad alcuni episodi dell’Antico Testamento che Saramago ha trattato proprio in Caino.

Niente di fondamentale certamente, ma un piccolo aiuto quest’ordine di lettura lo può fornire.

Un altro buon motivo è il fatto che, seguendo questo ordine, si finisca con l’avere un approccio graduale alla visione della vita di Gesù Cristo che Saramago ci fornisce; infatti la cosa che più verrà naturale in un secondo momento, sarà un vero confronto tra le due opere.

Se il modo di raccontare gli avvenimenti in Caino può sembrare eccessivo e a volte quasi blasfemo, in questo libro le cose acquistano una dimensione ancora maggiore e il livello di contrapposizione con i racconti classici dei vari Vangeli è decisamente più alto, fino al punto da sembrare inaccettabile per molti lettori.

Se la lettura di Caino prevede come requisito una mente aperta e senza condizionamenti religiosi, per la lettura del Vangelo tutto ciò costituisce solamente una piccola parte delle condizioni necessarie, perché le difficoltà nell’accettare il punto di vista di Saramago sono indubbiamente più elevate.

I lettori che saranno in grado di affrontare questa lettura in maniera aperta e senza preconcetti, potranno trovare diversi spunti anche extra-religiosi oltre che una versione in alcuni aspetti forse più veri degli avvenimenti.

Come prima cosa direi che il contesto nel quale si svolgono le vicende è decisamente più realistico di quanto raccontato fino ad ora e consente di avere una visione generale delle condizioni di vita dell’epoca, con particolare attenzione sulle condizioni di vita delle donne, come ben evidenziato dalla poca libertà di espressione e di movimento che le due Marie, la Madonna e la Maddalena, hanno.

Un mondo nel quale la sopravvivenza è legata alla pastorizia e a pochi altri lavori artigianali e la routine è rappresentata da situazioni famigliari nelle quali il ruolo della donna, sia essa madre o moglie, è a servizio del marito e del campofamiglia in generale.

Una condizione che non prevede nemmeno la libera espressione delle proprie opinioni se non quando esplicitamente richieste.

La vita di Gesù viene raccontata per la prima volta da un punto di vista interno alla comunità e questo cambia tutto il modo di intendere tantissimi episodi della sua vita.

Non c’è l’osservatore esterno, quel narratore che racconta cose viste da lontano, non più.

Ci sono i pensieri delle persone, specialmente dei diretti protagonisti, ci sono le paure, gli sbalzi d’umore, i dubbi, le proteste, le cattiverie della gente.

C’è una visione del futuro e del passato propria di una comunità con un basso livello di istruzione, gente che è chiamata a non doversi porre domande importanti.

C’è la vita di un ragazzo prima di tutto, che con il passare del tempo avverte la stranezza di alcune situazioni che lo circondano e che comincia a porsi delle domande sulla propria vita e sulle abitudini della comunità in cui vive.

Sono i timori e le inquietudini del padre Giuseppe che diventano suoi quando rimane il genitore muore.

Sono le domande che si pone sulla bontà di un Dio che richiede enormi offerte di sangue innocente come sacrificio per rinunciare a punire quello che dovrebbe essere il Popolo eletto.

Soprattutto non capisce come certi pensieri e certi dubbi sembrino appartenere solamente a lui, quando invece tutta la moltitudine di persone che lo circonda non si pone lo stesso tipo di domande.

Domande che poi sono quelle che un livello minimo di istruzione rende naturali.

La condizione di apertura mentale è indispensabile per entrare nella mente di quest’uomo ed abbracciare i suoi dubbi.

E’ ininfluente trovarsi d’accordo con i suoi pensieri così come è inutile condannarli, la cosa che può rendere questo romanzo unico è proprio cercare di capire il dramma interiore di Gesù raccontato da Saramago.

Ci sono sempre stati narrati solo alcuni periodi della vita di Gesù: la nascita, l’incontro con i sacerdoti nel tempio e poi le vicende degli ultimi anni di vita, con i miracoli, le predicazioni e tutto quanto ne consegue.

Spesso riportando pochi momenti di difficoltà e solo qualche incertezza; dopo tutto gli scritti degli apostoli raccontano della loro Guida, della quale non hanno mai colto l’esistenza o l’importanza di un eventuale conflitto interiore.

Saramago asseconda le proprie idee e ci dice come, secondo lui, debba essere stata la vita di Gesù per tutto il periodo non raccontato dagli apostoli, per poi passare a quegli episodi da tutti conosciuti, reinterpretandoli in conseguenza della realtà che la sua immaginazione ha creato.

Il condannare il libro come blasfemo è un modo sbrigativo per non affrontare le domande che il giovane Gesù si pone durante la propria vita.

L’accusa a mio parere, come già detto in molte altre occasioni, andrebbe rivolta agli uomini e non a Dio: a quegli uomini che ancora oggi si dichiarano portatori della Parola di Dio e che, tra uno scandalo a sfondo sessuale e uno sterminio nel nome del Signore, si ostinano ad elevare barricate e a difendere posizioni sempre più insostenibili, invece di mettere in pratica un vero e proprio esame di coscienza personale ed istituzionale e seguire i dettami del Catechismo a cui essi stessi così spesso fanno riferimento.

Molto più comodo puntare il dito contro una persona che analizzare i vari aspetti del suo pensiero.

Per questo e per altri motivi anche Il Vangelo secondo Gesù Cristo è un libro da leggere.

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