Caino – José Saramago

Per affrontare con serenità la lettura di questo libro del grande Josè Saramago occorre innanzitutto avere una mente aperta e senza pre-condizioni religiose.

Questo perché il libro racconta la storie narrate nell’Antico Testamento viste sotto un aspetto molto  diverso da quello tradizionale.

Si parla di Adamo ed Eva, del Paradiso Terrestre e del peccato originale.

Si parla di quella Lilith che non compare nella Bibbia, ma che numerose interpretazioni indicano come il personaggio possa essere stato tolto in quanto moralmente scomodo.

Si parla di Sodoma e di Gomorra, della prova di fede a cui Dio avrebbe sottoposto Abramo intimandogli il sacrificio del figlio Isacco.

Si parla della Torre di Babele, della conquista della Terra Promessa, di Mosè, del monte Sinai e del Vitello d’oro.

Si parla della distruzione delle mura di Gerico.

Insomma, come già detto in precedenza, si parla della Bibbia e di alcune delle storie in essa contenute.

Ribadisco la necessità di una mente aperta e senza condizionamenti religiosi per essere pronti ad affrontare questa lettura; diversamente l’interpretazione delle vicende può essere facilmente considerata blasfema.

Il mio punto di vista è che gli scritti di Saramago, che ad una prima lettura possono certamente sembrare una presa di posizione contro Dio, vadano letti invece in modo diverso.

Come chi critica alcuni personaggi politici viene accusato di essere contro l’Italia, così molto spesso ( quasi sempre in verità ) chi lancia critiche anche pesanti contro la Chiesa viene da essa accusato di essere contro Dio.

E’ un modo sottile per spostare il punto cruciale della situazione che purtroppo funziona quasi sempre, lo si vede quasi quotidianamente.

Saramago nel suo criticare l’operato di Dio, in realtà a mio parere, si scaglia contro le alte cariche ecclesiastiche che da sempre si sono fatte scudo con la parola di Dio per difendere il proprio operato.

Come nella più bassa delle polemiche politiche infatti, l’Osservatore Romano tracciando un profilo dello scrittore, ricordava che nei lunghi anni della sua vita spesso Saramago si era scagliato contro la Chiesa rea di aver promosso le Crociate e la Santa inquisizione, ma si era come dire scordato di nominare i gulag sovietici tra le tante atrocità degli ultimi secoli.

E’ la solita storia, si contrattacca per non rispondere alle accuse.

Chi si dichiara portavoce di Dio sulla terra deve pensare al bene e non dire che altri hanno commesso mali uguali o peggiori.

D’altra parte abbiamo sentito solo poche settimane fa qualche porporato illustre affermare che in fondo il tasso di pedofilia all’interno della Chiesa era percentualmente più basso che in molti altri settori della società, quindi perché stupirsi di quanto scrive l’osservatore Romano.

L’opera di Saramago è indirizzata a contrastare gli uomini, non Dio.

Quegli uomini che decretano in maniera incriticabile che la Bibbia è direttamente parola di Dio e che gli uomini hanno solamente fanno una banale operazione materiale mettendo per iscritto quanto detto dal Signore.

Stessa cosa per i Dieci Comandamenti che Dio ha scolpito direttamente sulle tavole di pietra.

Si badi bene, Saramago individua e utilizza la sua penna per contrastare non le incongruenze della parola di Dio, bensì le incongruenze di quella che gli uomini, quegli uomini, affermano con tono di verità assoluta, essere la parola di Dio.

E allora se essi dicono che quella sia la parola di Dio, come mai dice Saramago, tutte o quasi tutte le storie raccontate parlano di vendetta, di morte, di distruzione, di sangue, di fuoco, di morti innocenti e non parlano di amore, di umanità, di carità?

Come mai solamente Gesù ha detto ama il prossimo tuo come te stesso, non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, mentre nei Dieci Comandamenti ci solamente tre obblighi e sette divieti?

Come mai un Dio che viene descritto come misericordioso avrebbe non solo seminato morte e distruzione, ma ad esempio invece di indicare come primo comandamento quello di fare del bene agli altri, avrebbe invece chiarito di essere il Dio, l’unico Dio.

Come seconda cosa più importante l’obbligo di santificare le proprie festività e come terza indicazione l’obbedienza ai genitori.

Seguono sette divieti e basta, non un accenno alla bontà.

Il “ricordati che devi morire” ascoltato in Non ci resta che piangere oggi ci fa tanto ridere, ma fino a non molti decenni or sono era una spada di Damocle che la Chiesa utilizzava per controllare e tenere in riga i fedeli.

Come mai oggigiorno quando i fedeli parlano bene della Chiesa hanno in mente il parroco di campagna oppure il buon missionario, il prete alla buona insomma e quasi mai si riferiscono alle alte cariche?

Faccio notare come sia possibile seguire alla lettera tutti e dieci i comandamenti senza per questo distribuire un briciolo di bene e di amore.

Saramago in sostanza dice questo.

Come lui altri intellettuali e filosofi si sono pronunciati in passato, senza che per questo fossero tacciati di comunismo. Semplicemente basta non accendere il dibattito e tutto si supera.

Sostanzialmente questo è il punto di vista di Saramago e proprio per questo aspetto occorre avvicinarsi alla lettura di questo libro con la predisposizione alla libertà di idee che purtroppo non è comune.

Eventualmente si potrebbero considerare le avventure raccontate in questo libro come alcune delle storie delle Mille e una Notte; magari con questo atteggiamento l’opera risulta più abbordabile.

Dal punto di vista della scrittura sarebbe un vero peccato non leggere Saramago, perché il suo stile inconfondibile sembra al primo approccio abbastanza difficile per le parole, i richiami e le frasi che si aggangiano una con l’altra.

Poi succede che, se si entra nel ritmo giusto, ci si accorge di aver consumato pagine su pagine senza aver mai avuto bisogno neanche di una breve rilettura.

Diversamente da tanti altri autori che usano paroloni e scrivono in maniera forse volutamente difficile, Saramago utilizza un linguaggio certamente raffinato, ma lo fa in modo tale che il lettore ne rimane affascinato e rapito.

Anche se l’ho scoperto solo di recente, devo dire che non si può non leggere l’opera di Josè Saramago.

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3 commenti

Archiviato in libri, recensioni libri, religione

3 risposte a “Caino – José Saramago

  1. Pingback: Letture Giugno 2010 « ENTUSIASMI…repressi e non…

  2. Laura

    libro semplicemente geniale di uno scrittore geniale, oso dire neo-illuminista

  3. genialeee!!!!! da leggere senz’altro.

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