Il Sopravvissuto – Antonio Scurati

Il romanzo, per quanto mi riguarda, comincia decisamente male: scagliato dalla forza propulsiva sviluppata dalla combustione di una polvere bianca a base di nitroglicerina, e animato da un movimento di traslazione dell’arma al bersaglio e di rotazione intorno al proprio asse, da vibrazioni, da sussulti anomali, nonché dalla caduta determinata dall forza di gravità, il proiettile, dopo aver mantenuto l’assetto antero-posteriore lungo tutta la sua traiettoria, una volta raggiunta la fronte del professore di lettere, determinò un effetto contusivo introflettendone la cute, quindi entrò nei tessuti come un trapano in rotazione e, infine, trasmise un’onda d’urto alle pareti del cranio dell’insegnante di italiano e latino, facendolo scoppiare.

In tale maniera Antonio Scurati si esprime all’inizio del romanzo per descrivere il colpo di pistola in pieno volto che uccide un professore.

Leggendo questo passaggio mi sono chiesto se continuare o meno la lettura: non avevo per niente voglia di affrontare oltre 350 pagine scritte con un linguaggio da saggio filosofico.

Pesante!!!

Poi però mi sono imposto di proseguire (mi é molto difficile abbandonare una lettura) e fortunatamente, sempre secondo il mio gusto personale, le cose sono migliorate.

Vuoi il coinvolgimento per la vicenda, vuoi l’abitudine al linguaggio, fatto é  che dopo una cinquantina di pagine non ci si accorge più di quella iniziale sensazione di pesantezza che sembrava ostacolare la lettura.

Anzi direi che, essendo il protagonista un insegnante di filosofia ed essendo il romanzo incentrato molto sul suo dibattito interiore, questo tipo di scrittura risulta adeguato al contesto, anche perché certi livelli estremi sul tipo dell’esempio citato non vengono più raggiunti.

Il romanzo é strutturato secondo uno schema ormai classico: si apre con un evento traumatico per poi raccontare tutto il percorso che ha portato a quell’evento e concludere con un epilogo.

Il fatto iniziale é certamente coinvolgente e fuori dall’ordinario e sulla sua analisi si incentra tutto il romanzo, ma oltre a questo, serve soprattutto per creare una situazione di partenza per il vero racconto che é un’immersione nella psicologia.

Il rapporto psicolgico tra un insegnante e il suo studente preferito, tra la generazione dei quarantenni e quella degli adolescenti, le relazioni tra maschi e femmine all’interno del liceo, il diverso modo di concepire l’insegnamento da parte dei professori, la realtà della droga e tutto un insieme di altre casistiche che rendono questo romanzo sempre più appassionante mano a mani che si procede nella lettura.

Anche in questo romanzo, come in tanti altri libri, i personaggi sono perlopiù dei perdenti, ma a differenza di altri casi, qui si rendono conto della loro situazione e questa consapevolezza é di aiuto per qualcuno di essi per giungere ad un compromesso accettabile e tirare avanti in maniera più o meno serena.

Questo il messaggio che io ho letto in questo libro, libro che alla fine mi é piaciuto più di quanto le prime pagine mi avessero fatto sperare.

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