Tennis, 3D, Prospettiva e Profondità – La Finale del Roland Garros 2010

…ovvero la finale del Roland Garros che forse non rivedrò.

Non avevo ancora avuto occasione di vedere una proiezione in 3D tra le tante proposte di questi ultimi tempi.

Ero in attesa di un film che mi ispirasse quando ho saputo che nel multisala di Faenza avrebbero trasmesso in diretta la finale del Roland Garros tra Nadal e Soderling e così ieri sono andato.

L’idea era quella di rendersi conto di cosa questo tipo di tecnologia possa fare per rendere più accattivante la trasmissione in diretta di un evento sportivo.

Una cosa è un film, nel corso della cui realizzazione si possono ripetere le riprese venute male e si possono correggere eventuali errori anche durante la fase di montaggio, altra cosa è la ripresa di un evento live.

Dunque vado, faccio il biglietto ( 15 euro!!! ), prendo i miei occhialini, entro e vedo che siamo in sei.

Mi siedo al centro della sala mentre ancora ci sono alcune prove tecniche: lo schermo ogni tanto si oscura e alterna immagini nitide ad altre sdoppiate, quelle che per l’appunto richiedono la visione con gli appositi occhialini 3D.

Mentre in campo termina il palleggio di riscaldamento, in sala siamo finalmente pronti e così, una volta spente le luci laterali, il match può avere inizio.

La prima sorpresa, davvero positiva, è che la trasmissione è senza commento.

Si sentono perfettamente tutti gli effetti del campo: lo sforzo dei giocatori, il giudice di sedia che presenta al pubblico i due finalisti, chiama i tempi di gioco e aggiorna il punteggio, le voci del pubblico, i raccattapalle che aprono i tubi sottovuoto, il rumore delle macchine fotografiche, l’apertura e la chiusura dei frigoriferi posti tra le panchine dove i giocatori si riposano al cambio di campo.

Bello lo sport in diretta senza commento!

Di solito questo capita quando c’è uno sciopero dei giornalisti; diversamente troppo spesso succede di avere telecronisti adattati che capiscono poco dello sport che sono chiamati a commentare e che quindi si perdono in chiacchiere inutili, come ad esempio il buon Fabbretti che il giorno prima, a forza di parlare del tennis in generale e della sua storia, si è accorto che il match della Schiavone ( bravissima!!! ) era cominciato quando ormai si stava cominciando il quarto game…

Ma torniamo in sala.

La nota negativa è l’inquadratura scelta per riprendere la partita: una telecamera fissa posta alta sopra un angolo del campo di gioco in maniera da riprendere con prospettiva diagonale sempre tutto il terreno.

Questa scelta, a mio avviso infelice, non consente di avere una visuale ideale per il gioco del tennis, indipendentemente dal tridimensionale o meno: è vero che si ha il quadro generale dell’incontro, ma non si apprezzano molto i movimenti dei giocatori, il loro variare del gioco, l’altezza della palla sulla rete, ecc…

Proseguendo il resoconto, c’è da dire che noi poveri spettatori in un primo momento tutti quanti ( tutti e sei!!! ) ci eravamo piazzati al centro della sala; quasi subito è intervenuto un addetto che ci ha consigliato di occupare le poltrone poste intorno alla decima fila, in effetti la visuale è migliorata molto…prima era molto difficile seguire il movimento della palla.

Entrando nel dettaglio tecnico delle riprese si può dire che le inquadrature in campo medio e lungo sono risultate davvero realistiche con un effetto profondità interessante e con le persone che davano la sensazione di avere per davvero una sagoma ad occupare uno spazio fisico.

Un paio su tutte: la ripresa ad altezza d’uomo del giocatore al servizio o in attesa di rispondere e l’inquadratura dei giocatori seduti in panchina al cambio di campo.

In entrambi i casi si aveva la sensazione di essere sul posto e di poter vedere alle spalle delle persone spostandosi un po’ di lato.

La prima era resa ancora più realistica dal movimento del raccattapalle che veniva portare l’asciugamano o a raccogliere la pallina rifiutata dal giocatore, mentre la seconda aveva tutta una serie di profondità ben definite che partivano dal giocatore e finivano con lo spettatore nell’ultima fila visibile, passando per gli addetti alla sicurezza piazzati dietro alla sedia dell’arbitro, per i fotografi subito dietro e poi per ogni fila della tribuna. Davvero bello.

Solamente durante i replay si potevano apprezzare inquadrature diverse; quella classica del tennis alle spalle di uno dei giocatori oppure laterale per le discese a rete.

Anche in questi casi l’effetto, seppur non molto diverso dalle solite riprese piatte, rendeva in qualche modo una sensazione di profondità, specialmente con la discesa della palla oltre la rete.

Le note negative sono cominciate quando l’inquadratura del giocatore al servizio veniva presa dal basso verso l’alto; in quel caso tutto diventata inverosimile, con il giocatore che perdeva parte del suo realismo sembrando in un certo senso più digitale, se così si può dire, continuando in se stesso a sembrare sempre persona, ma tutto sommato la sensazione provata era di una figura piuttosto al di fuori del contesto.

Mi ha ricordato certe scene dei film degli anni cinquanta con il protagonista che guida o cavalca in primo piano, mentre alle spalle viene proiettata la scena del paesaggio che si muove.

Molto negativo invece, era l’effetto con le riprese in primo piano.

La sensazione era quella di un qualcosa di sottile tipo pellicola, sovrapposta al resto della scena.

Davvero fuori luogo.

Inoltre l’inquadratura di Nadal che vestiva con colori accesi, sembrava ancora più digitale di quella di Soderling che con la sua maglietta bianca dava una sensazione meno artificiale.

Davvero brutto, anzi bruttissimo, l’effetto del pubblico durante la ola

Tutto bene fino a quando non si sono alzati quelli della fila appena sotto la telecamera: questi sembravano figurine adesive tipo cartone animato incollate sullo schermo, davvero un brutto effetto.

Altra nota negativa è stata quella della ripresa delle persone in rapido movimento, sia i giocatori che i raccattapalle.

Devo dire che data la mia alta miopia( sigh!!! ) non sono in grado di dire se il problema dipendesse dai miei occhi o se invece si tratti di una caratteristica tipica del tridimensionale, fatto è che la messa a fuoco non risultava perfetta quando qualcuno si muoveva abbastanza rapidamente.

Se l’effetto profondità ci deve essere a discapito della nitidezza dei corpi in movimento allora per lo sport in 3D siamo ancora lontano, ma ripeto non sono in grado di dire se il problema sia mio personale o meno.

Ecco, questa sensazione di non avere quasi mai tutto quanto perfettamente a fuoco è quella più fastidiosa e forse anche la sensazione di leggero affaticamento provata alla fine delle due ore e mezza di visione, può dipendere dal grande lavoro che devono fare gli occhi per avere una buona focalità .

Quasi certamente nella stessa sala verrà trasmessa anche qualche partita dei prossimi mondiali di calcio e in quel caso certamente saranno presenti più di sei spettatori.

Probabilmente andrò a vederne una proprio per poter avere un confronto; mi incuriosisce vedere se le sensazioni qui descritte potranno essere confermate, una su tutte la messa a fuoco dei giocatori in rapido movimento, oppure se una seconda visione oltretutto con un diverso sport, potrà essere migliore della prima.

In quell’occasione un confronto con chi mi accompagnerà sarà importante per chiarire alcuni dubbi.

In generale però, la mia sensazione al momento è che il tridimensionale possa andare bene per il mondo del cinema dove questa tecnologia può permettere la creazione di effetti speciali importanti.

Per quanto riguarda lo sport, questa mia prima esperienza mi porta a dire che al momento non c’è ancor quel valore aggiunto che possa far pensare ad un’esplosione del fenomeno anche in questo ambito.

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