Lettera a Berlino – Ian McEwan

Lettera a Berlino è un romanzo che presenta diversi aspetti al proprio interno.

La sua struttura può essere scomposta in più parti.

C’è la parte legata al contesto storico: siamo a Berlino all’incirca una decina di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale.

E’ scoppiata la guerra fredda e ci sono due schieramenti ben separati l’uno dall’altro.

Non esiste ancora il muro di Berlino, almeno quello fisico, ma la diffidenza delle persone di una parte nei confronti di quelle dell’altra risulta evidente.

L’ambiente nel quale si svolge la vicenda è un contesto che vede attività di spionaggio, spie, tunnel scavati sotto le strade, tentativi di intercettazione tra i due blocchi, insomma tutte le caratteristiche di una una spy story vera e propria.

Sono gli anni che precedono la costruzione del muro di Berlino, le vicende della guerra non sono poi così lontane e la vita nella capitale, divisa in zone di competenza sovietica e in zone di competenza occidentale, non è molto semplice.

Poche sono le persone delle quali ci si può fidare e la difficoltà nel costruire rapporti personali è massima.

Nonostante ciò il romanzo vede il formarsi di diverse coppie e proprio su una di queste è incentrata la storia.

I rapporti personali sono ciò che rende questo romanzo sempre attuale.

Maria e Leonard vengono travolti dagli eventi e dalla passione, ma quando tutto sembra filare liscio e senza problemi, accade qualcosa di tragico che non riescono a gestire.

Questo fa nascere situazioni di tensione che portano il lettore ad essere sempre più curioso e lo spingono a sfogliare pagina dopo pagina cercando di scoprire in anticipo quale sarà lo svolgimento della storia.

Appassionante davvero; ma con un rischio: quello di non fare attenzione al problema principale che hanno i due protagonisti.

Mi riferisco al fatto che ad un certo punto è evidente che i due, nonostante l’affinità sessuale e a quanto pare anche l’innamoramento, non riescono a parlarsi, non riescono a confidare all’altro i propri pensieri e le proprie paure.

Questo è, a mio parere,  ciò che rende il romanzo di MacEwan attuale.

Quante sono infatti le coppie che riescono davvero ad avere quel livello di confidenza che permette loro di superare le vere difficoltà della vita?

Quanti sono coloro che si fanno forza ed esternano le proprie paure parlandone con quello che per loro scelta dovrebbe essere il partner della vita?

Meno di quanto si pensi.

E allora lo stesso accade in questo romanzo, nel quale le cose non dette sono dapprima una, poi due, poi tre, fino ad essere improvvisamente troppe per confessarle tutte in una volta sola.

Si creano perciò quei contrasti che non si riescono a risolvere nell’immediato e portano ad una certa infelicità di fondo legata al rammarico di non essere riusciti a fare le cose per bene.

Nel romanzo questo aspetto viene poi sviluppato fino a portare un epilogo che tutto sommato può essere fonte di una certa rassicurazione e di una speranza con un messaggio positivo.

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