Riportando Tutto A Casa – Nicola Lagioia

Quando si legge un libro è difficile poi dare un giudizio senza essere condizionati dalle proprie vicende personali.

In questo caso il “Riportando tutto a casa” di Nicola Lagioia deve essere trattato in maniera particolare.

Non so dire quale sarebbe potuto essere il mio commento se non avessi letto recentemente qualche libro di Philip Roth, oppure cosa mi sarebbe passato per la mente leggendo la seconda parte, quella del quartiere Japigia, senza avere come riferimento la Berlino di Cristiana F.

Il mio commento non può essere tecnico, nel senso che per giudicare la qualità della scrittura di Lagioia non ho le competenze necessarie.

Può certamente essere il parere personale di un semplice lettore che si ritrova a misurarsi con una vicenda piena di racconti e situazioni retrodatati, frutto di una ricerca personale del protagonista che dopo anni di vita distante dalla città natale, prova ricontattare i vecchi compagni di scuola e di vita per riuscire a riempire tutti i vuoti rimasti in sospeso.

Il mese scorso ho letto Pastorale Americana di Philip Roth e sarei pronto a scommettere che proprio Roth possa essere uno degli scrittori contemporanei preferiti da Lagioia.

Ho trovato molte cose in comune tra questi due libri:

– un capofamiglia “self-made man” che crea un’azienda di manufatti artigianali, siano essi guanti in pelle o biancheria per la casa ricamata a mano, e riesce a farla crescere piano piano fino a portarla ad un successo davvero notevole

– storie di adolescenti difficili che nascono all’interno di ambienti facoltosi

– senso generale di sconfitta dei personaggi

Addentrandosi nello specifico di questo libro ci sono diverse cose che si fanno notare.

La prima in ordine cronologico è senza dubbio la contrapposizione padre-figlio che si presenta per diversi dei personaggi raccontati.

I padri stanno vivendo un momento nel quale i loro sforzi e il loro impegno quasi totale sta dando finalmente i frutti sperati e come sempre più spesso accade anche ai giorni nostri, il raggiungimento degli obiettivi porta a problemi psicologici.

Il tempo libero che improvvisamente irrompe nella vita di certi adulti da sempre abituati ad occuparsi solo di lavoro, lavoro e lavoro (per ambizione, per desiderio di crescita, per mancanza di altri entusiasmi, ecc.) crea un corto circuito nelle loro menti.

Ritrovarsi a dover affrontare la vita con se stessi invece che confrontarsi con gli altri, è drammaticamente difficile se non si è in sincronia con il proprio essere e se non si sono diversificati gli interessi nel corso della vita.

Una situazione classica è la depressione post-pensionamento dei lavoratori incalliti.

A queste difficoltà che i padri devono affrontare, fa da controparte la situazione dei figli che arrivati all’adolescenza senza grossi problemi in un momento di boom economico, si trovano privi di punti di riferimento e con tutto a portata di mano, diventando facilmente vittime della stessa noia e della stessa depressione dei padri, seppur causata da ragioni diverse.

Come dice lo stesso Lagioia presentando questo libro: “I nostri genitori hanno scoperto la sessualità ai tempi dell’amore libero, noi ai tempi dell’aids. Per loro era un movimento di libertà, pensiamo a Woodstock, qualcosa appena nato e quindi qualcosa di caldo. A noi non rimaneva che una cosa già fredda che l’incombere dello spettro dell’aids ha reso cadavere”.

Il contesto sociale che viene raccontato è quello di una Italia che si sta trasformando.

Uscendo dagli anni sessanta e settanta, dove la speranza di un mondo nuovo prima e le lotte sociali poi, avevano acceso la mente ai giovani di tutto il mondo, ecco che ci si ritrova in quei fantomatici anni ottanta; anni che vissuti in diretta sembravano piatti e senza grandi avvenimenti.

Col senno di poi, invece, si può dire che siano stati decisivi sotto diversi aspetti: oltre alla nascita delle televisioni commerciali e all’avvento dell’eroina come droga di notevole diffusione, proprio gli anni ottanta hanno segnato gli ultimi avvenimenti significativi di quello che da molti è stato definito “il secolo corto”, intendendo come inizio lo scoppio della prima guerra mondiale e come fine la caduta del muro di Berlino e la disgregazione dell’Unione Sovietica.

Tornando al libro, il racconto si sviluppa intorno agli anni ottanta e tocca tanti punti della cronaca dell’epoca: la strage dell’Heysel, l’esplosione dello Shuttle, Cernobyl, la caduta del Muro di Berlino…

Questo mi ha fatto ricordare tanti momenti e tante storie personali.

La seconda parte, quella che si svolge nel quartiere Japigia e che vede l’eroina e le altre droghe in generale come assoluti punti di riferimento invece, non mi è piaciuta molto.

Forse un po’ troppo superficiale in certi aspetti.

Nonostante alcune vicende si concludano tragicamente, non c’è quel senso di devastazione e di dipendenza che mi è rimesta con la lettura di Cristiana F..

E’ vero che per alcuni c’è questa situazione, ma nel racconto dei protagonisti non mi è sembrata così importante, come se davvero ognuno potesse smettere quando vuole.

Il mio non è un discorso morale per dire che bisogna trasmettere un certo tipo di messaggio, sto semplicemente dicendo che nel libro c’è gente che muore di overdose, c’è gente che si raggomitola su se stessa in preda alle lacrime sentendo arrivare una crisi di astinenza, c’è gente che viene uccisa a botte come regolamento di conti, ma in generale non ho avvertito nei protagonisti quella sofferenza che, facendo il confronto con i giovani berlinesi, mi sarei aspettato.

Neanche Giuseppe, che pure fa dentro e fuori per anni dai centri di recupero, mi è apparso così devastato; con grossi problemi sì, ma problemi più generali, non precisamente quelli che intendevo io.

L’ultimo punto in comune con l’atteggiamento di Roth, lo si può riassumere dicendo che alla fine più o meno tutti i personaggi hanno qualcosa da recriminare e più o meno tutti sono insoddisfatti.

La vita viene vissuta secondo le aspettative della comunità piuttosto che cercando di guardarsi dentro per scoprire le proprie.

Ci si adegua al mondo esterno e si resta senza grandi sogni indirizzando lo sguardo più alle proprie spalle che verso il futuro.

Annunci

1 Commento

Archiviato in libri, recensioni libri

Una risposta a “Riportando Tutto A Casa – Nicola Lagioia

  1. Pingback: Letture Aprile 2010 « ENTUSIASMI…repressi e non…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...