La Musica In Testa – Giovanni Allevi

La spinta interiore che un sogno regala al proprio sognatore, “La musica in testa” è questo.

Il racconto in prima persona delle vicende che hanno portato Giovanni Allevi ad essere quello che è.

Il primo concerto, gli attacchi di panico, la voglia di farsi conoscere a tutti i costi, la sfacciataggine, i riconoscimenti.

Tutto troppo bello per essere vero…e infatti in un’intervista televisiva con Corrado Augias, il buon Giovanni è stato colto sul fatto.

Parlando della carriera extra-musicale di Allevi, il discorso è andato sulla scuola e sugli studi fatti.

Venendo a conoscenza di certi studi di filosofia il vecchio Augias ha guardato bonariamente il giovane Allevi e con fare complice gli ha detto: “Lei è un mascalzone!”.

Allevi ha sorriso e il tutto è passato in un attimo.

L’interpretazione da dare a questo piccolo aneddoto è che il buon Giovanni un pochino “ci faccia”, nel senso che nel libro, così come nelle interviste, tenda a calcare un po’ la mano su tutti quegli aspetti che lo fanno passare per uno qualsiasi, intimidito dal pubblico, dai potenti e dalla gente in generale.

Insomma, oltre ad essere bravo, cerca di rendersi anche simpatico spingendo più certi aspetti e tralasciandone altri.

A conferma di questo c’è anche il fatto che nelle prime apparizioni televisione la tendenza era quella di suonare pezzi meno classici possibile, forse con l’intento di abbracciare un pubblico più vasto.

Legittime strategie di marketing, così come strategica mi è parsa anche la scelta degli episodi raccontati in questo libro.

Detto questo, rimane il fatto che le vicende raccontate nel libro parlano di un ragazzo che cerca in tutti modi di arrivare a farsi conoscere mettendosi in gioco, rischiando la faccia e prendendo decisioni anche in un certo qual modo rischiose, come quella di partire per gli Stati Uniti per cercarsi un posto dove suonare la propria musica.

L’essenza del libro sta proprio in questo, in quella spinta che porta l’uomo a fare di tutto per realizzare il proprio sogno.

Questo aspetto è ciò che conta, gli aneddoti divertenti in realtà non sono che un contorno.

Non importa che l’argomento trattato sia la musica, ciò che mi è piaciuto sono lo spirito di avventura e la determinazione con cui Allevi ha inseguito il sogno e questo deve essere da esempio per tutti coloro, me compreso, che a volte si trovano piccoli alibi per non rischiare.

Non mi stanco mai di leggere avventure simili.

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2 commenti

Archiviato in libri, recensioni libri

2 risposte a “La Musica In Testa – Giovanni Allevi

  1. Elisabetta

    La musica in testa, è molto di più. E’ un manifesto artistico è l’apertura verso scenari futuri per la musica. Il culmine del testo non è negli aneddoti e nelle avventure, ma nell’ultimo capitolo, “L’era dell’emozione”, che in genere i recensori non leggono…
    Dunque non condivido questa interpretazione eccessiva, di un Allevi che “ha voglia di farsi conoscere a tutti i costi”. Lui stesso nel libro non scrive “voglio farmi conoscere a tutti i costi!” ma “devo suonare la mia musica altrimenti non respiro”, ed è ben diverso.
    Infine, il commento di Augias, aveva tutt’altro significato. Il mascalzone dato bonariamente, anticipa ciò che poi sarebbe accaduto: l’artista Allevi, col suo sorriso e la sua musica vivace, avrebbe fatto tremare le fondamenta del mondo accademico.
    Elisabetta

  2. ferdori

    Probabilmente non mi sono espresso bene.
    Il mio voleva essere un commento estremamente positivo con qualche accenno del tutto “bonario” ad alcuni passaggi.
    Non sono un esperto di musica e la mia intenzione era quella di insistere sull’aspetto emotivo e, come ho detto, sul racconto della “spinta interiore che un sogno regala al proprio sognatore”.
    Questo per alcuni può significare viaggi, per altri ricerche, per altri ancora riuscire ad esprimere la propria musica e farla conoscere.
    Nel sito aNobii il mio giudizio sul libro è stato più che positivo, infatti ho dato un mio personalissimo voto di 4/5.
    Le mie non erano accuse, probabilmente mi sono espresso male, ma erano segnalazione scherzose.
    La frase di Augias era chiaramente in senso bonario; è vero che le parole sono state “Lei è un mascalzone!”, ma è anche vero che il significato era “Ah…ma allora lei è un furbacchione…” da leggersi nel senso ironico e nel tono degni del miglior Totò.
    Nel senso che non solo è bravo come musicista e compositore, ma è bravo anche in senso più generale.
    Senza malizia.

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