Prigioniera – Clara Rojas

Un libro come questo di Clara Rojas non può essere definito bello o brutto.

L’autrice racconta la propria storia di sequestrata dalle FARC, è una sorta di resoconto, pertanto il giudizio non può che essere interessante o non interessante.

Io l’ho trovato interessantissimo.

La Rojas era il capo di gabinetto del comitato che proponeva Ingrid Betancourt come candidata per le elezioni presidenziali della Colombia e venne rapita assieme proprio alla Betancourt e ad altre persone in circostanze fin troppo particolari.

In questo suo racconto però, la Rojas non parla mai di politica.

La sua forza nell’affrontare la prigionia è stata proprio quella di non pensare più di tanto alle motivazioni che l’avevano portata ad essere prigioniera nella foresta colombiana.

Lo dice chiaro e tondo all’inizio: sono qui, questo è. E ora?

Da qui il suo spirito di adattamento, la forza di non lasciarsi andare, la fede, i rapporti con gli altri prigionieri e con i guerriglieri con i quali si trova a conviveregiorn dopo giorno.

Molte sono le cose che non dice, ad esempio non parla delle circostanze che l’hanno portata ad avere un figlio durante il sequestro, così come non riferisce dettagli sui colloqui con i compagni di sequestro.

Quest’ultima cosa specialmente per non creare loro problemi, dopo tutto la maggior parte erano ancora in prigionia al momento della scrittura del libro.

L’atteggiamento psicologico è sempre quello di prendere atto della situazione nella quale ci si trova e pensare a come fare per andare avanti.

Per le recriminazioni e le analisi retrospettive ci sarà tempo e luogo, semmai si tornasse in libertà, durante quegli anni difficili la Rojas racconta di aver capito di non potere permettersi certi sprechi di energie mentali.

Tutto doveva essere finalizzato a sopravvivere e cercare di resistere nella speranza di un ritorno alla vita normale.

Come dicevo non si parla mai di politica.

In maniera molto sintetica viene spiegato come nascono le FARC Forze Armate Rivoluzionarie Cubane, guerriglieri con molte similitudini con i gruppi comandati da Che Guevara, si dice come è formato il gruppo di comando e chi sono stati nel tempo i personaggi più importanti.

Il resto è solo cronaca, quasi mai c’è un giudizio politico al riguardo.

Neanche nei rapporti con i singoli guerriglieri o con i comandanti viene mai fuori un astio contro le persone, quasi fossero ruoli decisi dalle circostanze e non viceversa.

Il libro parla della vita quotidiana in prigionia e racconta delle lunghe marce nel buio della foresta per spostarsi da un accampamento alll’altro, della paura per gli animali pericolosi, della paura di scontri a fuoco quando gli elicotteri dell’esercito regolare sorvolavano la loro zona.

L’ansia, la paura, la speranza, il distacco dagli altri prigionieri che reagivano in maniera diversa.

Fino ad arrivare alle circostanze che hanno portato alla liberazione prima e all’incontro col figlio poi.

Indubbiamente interessante.

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