Wolfman

Sinceramente questo film non ha un grande significato…

Ambientato nella seconda metà dell’ottocento in Inghilterra, non aggiunge nulla a quanto abbiano già fatto vedere gli altri film dello stesso filone.

La licantropia si sa, è incentrata sulle notti di luna piena e anche in questo caso buona parte della vicenda racconta cosa succede in quelle pericolose notti.

A mio parere il film però non riesce a trasmettere quella tensione di fondo come dovrebbe, in maniera da creare un legame tra un momento di tensione e quello successivo, ossia tra una luna piena e l’altra.

In realtà è vero che il film è pieno di colpi di scena e che capita in diverse occasioni di essere sorpresi e saltare sulla sedia, ma questi momenti sono creati più che altro per mezzo di una appropriata combinazione tra immagini e suono.

Non c’è una vera ansia che accompagna lo spettatore durante i momenti di calma relativa.

Quasi sempre si ha la consapevolezza  che stia per accadere qualcosa e il cosiddetto “salto sulla sedia” è dovuto più che altro al montaggio piuttosto che all’atmosfera.

Ne risulta quindi un film che non riesce a mantenere un certo pathos per tutta la durata della pellicola, anzi.

C’è un alternarsi continuo tra tensione e rilassamento che risulta controproducente.

Superficiale in alcune scene la mobilità del licantropo, il quale nei momenti in cui la fa da padrone viene rappresentato come un veloce e perfetto strumento di morte, avendo dalla sua un’incredibile capacità di corsa a quattro zampe che lo rende imprendibile e inarrestabile, fino al punto da distruggere i camini sui tetti delle case (in perfetto e inutile stile cartone animato).e saltare le barricate di sbarramento della polizia con balzi clamorosi.

Quando invece si trova a dover gareggiare contro il tempo per salvare una situazione che si sta facendo disperata, eccolo trasformato in un novello bipede arrancante tra i boschi.

Grottesco Anthony Hopkins con la sua corporatura ricoperta di peli nella lotta corpo a corpo tra lupi mannari.

Sembra Hannibal Lecter con maschera e pelliccia.

Da salvare le ambientazioni e la fotografia, per il resto un film che non aggiunge nulla a quanto già visto in precedenza.

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