Le Vene Aperte dell’America Latina – Eduardo Galeano

La lettura di questo libro è stata molto interessante per diversi aspetti.

Eduardo Galeano è nato a Montevideo e quindi conosce in prima persona le vicende che hanno contraddistinto la storia del suo paese l’Uruguay e di tutto il continente Latino-Americano in genere.

Il libro, una miscellanza tra storia, saggio ed economia, parte dalla scoperta dell’America e dalle conquiste spagnole e portoghesi, per arrivare fino ai giorni nostri.

In realtà la pubblicazione dell’opera risale al 1970, ma un’appendice scritta sette anni dopo aggiunge qualche pensiero dovuto ai cambiamenti di scenario delle zone interessate, in primis l’avvento della dittatura di Pinochet in Cile.

La chiave di lettura dell’autore sta nella condanna del costante sfruttamento dell’intero continente da parte delle potenze mondiali.

Subito la Spagna, poi l’Inghilterra per lungo tempo e infine da circa un secolo gli Stati Uniti, per gli stati del continente non c’è mai stata vera libertà, ma solo sfruttamento delle risorse.

Per risorse si intendono oro, argento, stagno, rame, petrolio, caffè, banane, cacao, ma anche guano e soprattutto territorio e uomini, uomini, uomini.

La condanna dell’autore nei confronti delle superpotenze straniere, gli Stati Uniti hanno solamente preso il testimone dagli altri poco tempo fa, è totale.

Il suo richiamo al metodo di controllo finanziario attraverso prestiti e finanziamenti stranieri che vincolano i Paesi ad un unico mercato, imponendo sia i prodotti da produrre, sia i prezzi di acquisto e vendita, costituisce la linea portante del libro.

Galeano spiega come attraverso il denaro le potenze straniere riescano ad avere mano libera su tutti gli aspetti della vita quotidiana di ogni paese e di ogni suo abitante. Quando tutto ciò non risulta più sufficiente, ecco che interviene anche la parte militare per riportare tutto al posto giusto.

Tutto ciò a discapito della povera gente.

Il libro è una lunga serie di esempi e di situazioni che danno il quadro delle reali condizioni di vita degli abitanti e cerca di illustrare come si sia arrivati a questo punto senza che nulla di tutto ciò riesca ad indurre le organizzazioni mondiali ad occuparsene.

Viceversa alcune di queste organizzazioni, in special modo quelle economiche come il Fondo Monetario Internazionale, sono direttamente coinvolte nel crudele gioco di sfruttamento di questi paesi.

Forse la parte mancante in questo libro è una bella autocritica che parli dei governi di ciascuno di questi paesi.

Le condanne e le accuse sono rivolte sempre o quasi, all’esterno.

Vero è che le forze in campo sono estremamente squilibrate, però trovare sempre il colpevole al di fuori dei propri confini risulta un po’ superficiale, se non banale.

Qualcuno all’interno dei confini che governa e che con le proprie decisioni fa gli interessi stranieri piuttosto che quelli nazionali c’è in ognuno degli stati che il libro analizza.

Eppure Galeano non calca mai la mano nei confronti di coloro che tradiscono la propria nazione per motivi economici, o per puro bieco opportunismo.

Dopo tutte le sue analisi, si limita a portare come esempio quei pochi valorosi che hanno cercato di essere guide oneste e leali finendo col venire soppressi ed eliminati da colpi di stato militare o epurazioni varie.

Parla invece poco di tutta quella fascia politica che in ogni paese è sempre stata a metà tra il popolo e le potenze straniere.

Parla di rivoluzione portando ad esempio quella cubana di Fidel Castro e probabilmente oggi darebbe pieno appoggio anche a Chavez e Lula, cosa questa che potrebbe anche trovarmi d’accordo, ma non fa un lavoro completamente onesto dal punto di vista intellettuale.

Mi verrebbe da dire che il suo duplice impegno, da una parte l’odio ed il rancore verso i mandanti che lui correttamente individua in passato nell’Inghilterra e oggi negli Stati Uniti, dall’altra l’amore e la sofferenza nei confronti degli abitanti che sente vicini, gli ha fatto dimenticare una bella autocritica nei confronti di quella parte di abitanti che tradiscono i propri connazionali.

Questo manca nel libro di Eduardo Galeano.

Un vuoto della cui importanza l’autore non sembra rendersi conto,  tanto che solamente nelle note di pagina dell’appendice aggiuntiva riporta questa dichiarazione ufficiale del presidente dell’Uruguay Aparicio Mendez del 1977, il quale durante una pubblica conferenza stampa se ne uscì con queste frasi: “Nel Paese c’è ancora un 37% di cittadini interessati alla politica… Stiamo evitando al Paese la tragedia della passione politica. Le persone per bene non parlano di dittature, non pensano alle dittature e non rivendicano diritti umani.”

In tutta la sua analisi ha dimenticato di condannare i colpevoli interni, cioè quegli esponenti politici e quei partiti che si sono alleati con le economie straniere.

Avesse compiuto anche questo passo, allora il quadro sarebbe stato completo, ma mancando questo diventa una individuazione del colpevole…che è sempre un altro.

Trovato il colpevole esterno, assolti tutti.

Mi piacerebbe molto sentire le motivazioni dell’autore riguardo a queste che secondo me sono le mancanze del libro…

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2 commenti

Archiviato in diritti umani, libri, politica, recensioni libri

2 risposte a “Le Vene Aperte dell’America Latina – Eduardo Galeano

  1. Pingback: Letture Febbraio 2010 « ENTUSIASMI…repressi e non…

  2. Marco

    Corrotti e corruttori sono ovunque, Galeano certo non lo nega. L’America Latina è un continente incapace di sorgere contro il proprio marciume. I tentativi compiuti repressi da congiure straniere dimostrano un’impotenza mai vissuta dal nuovo e vecchio Occidente. Rileggitelo 🙂
    Adesso le cose sembrano cambiare.

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