Ratzinger Condanna i Pedofili ma Assolve la Chiesa

Ieri le dichiarazioni del Papa contro la pedofilia sono state riprese da tutti gli organi di stampa e in generale tutti quanti hanno sottolineato ed approvato le sue affermazioni, rimarcando come ogni volta ne vengano aumentate sia la forza che la determinazione.

Altra nota positiva, riferiscono sempre i giornali, è il fatto che queste esternazioni siano avvenute in anticipo rispetto all’incontro con i vescovi irlandesi, immersi nelle inchieste giudiziarie, previsto nei giorni 15 e 16 febbraio.

Questa la sua premessa: “La tenerezza e l’insegnamento di Gesù, che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno di Dio, hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura.” “Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli impegnano tutti a non abbassare il livello di tale rispetto e amore.

E queste le sue parole sull’argomento pedofilia: “La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in constrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare.

Tutto a posto quindi, almeno così parrebbe ad una veloce lettura delle dichiarazioni.

Non direi proprio.

Le parole sono importanti e le dichiarazioni su argomenti scottanti come questo non vengono fatte “a braccio”, anzi. Più il tema è delicato e più si “pesa” ciò che si dice.

Anche nello scorso dicembre, durante un primo incontro con alcuni vescovi irlandesi il Papa aveva pronunciato parole come vergogna, tradimento, sdegno, crimini odiosi, riferendosi a ciò che stava venendo alla luce dalle inchieste della polizia irlandese e più precisamente dal contenuto del rapporto Ryan e dalle conclusioni del giudice Murphy.

Basta andarsi a cercare questi documenti su internet e leggere qualcosa di quanto riportano per vedere il tutto da una prospettiva leggermente diversa.

Nella belle parole di ieri Benedetto XVI ha separato nettamente il ruolo svolto dalla Chiesa, rivendicando le azioni da essa intraprese “a tutela della dignità e dei diritti dei minori e in molti modi si è presa cura di essi” e scaricando sulle singole persone la responsabilità dei crimini perpetuati e sottolineando il fatto che essi hanno agito in maniera indipendente e in opposizione alle direttive ecclesiastiche: “putroppo in diversi casi alcuni dei suoi membri, in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti…

Desidero mettere in chiaro una cosa: la responsabilità è prima di tutto delle persone.

Ci posono essere criminali, maniaci, o semplicemente persone malate all’interno di ogni classe sociale, di ogni organizzazione e in ogni ambiente.

E’ quindi probabile e direi inevitabile che anche all’interno di una istituzione con numeri grandi come quelli della Chiesa, ci siano elementi di questo tipo. Le cosiddette mele marce ci sono dappertutto

Il nocciolo della questione è come si comporta l’istituzione quando scopre di avere una di queste mele marce al proprio interno. Questo fa la differenza.

Le parole di condanna sono una bella cosa, ma bisogna vedere se i fatti sono in armonia con le parole che vengono dette oppure se le due cose viaggiano su strade separate.

Vediamo allora un po’ di fatti: per prima cosa, rimanendo alla stretta attualità, ho notato che in Irlanda ci sono 4 vescovi che si sono dimessi. Si sono dimessi, non sono stati licenziati o sollevati dal loro incarico dai propri superiori.

Nella politica, nel mondo del lavoro, dappertutto, quando c’è un problema di potere, le dimissioni del personaggio scomodo evitano più ampi contrasti e permettono a tutti (al singolo e all’istituzione) in qualche modo di salvare la faccia.

La Chiesa non ha ancora prodotto nessun atto ufficiale, se non l’annuncio di una lettera probabilmente di condanna da parte del Papa.

Anche ieri si è perpetrata la politica dei “casi isolati”, come se la Chiesa fosse assolutamente fuori da ogni coinvolgimento; magari avrà anche il coraggio di costituirsi parte civile…semmai si arriverà ad un processo.

Da noi, in Italia, è quasi scontato che non si possano approfondire certi argomenti, basti pensare a Roberto Balducci rimosso da raitre per la sua battuta sui quattro gatti rimasti ad ascoltare le parole del Papa oppure il silenzio assoluto dei media sulle dichiarazioni di Livio Fanzaga all’indomani del terremoto…

Per fortuna esiste internet e basta cercare un po’ con google per trovare i documenti e farsi un’opinione propria.

Tornando al nostro argomento, la pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa, tanto che ancora ai tempi delle indulgenze di Papa Leone X nel 1517 pagando “131 libbre e 15 soldi” gli ecclesiasti erano assolti dal “peccato contro natura con bambini”.

Il rapporto Ryan parla di maltrattamenti, violenze sessuali, abusi e clima costante di terrore incoraggiato dai gestori degli istituti religiosi sotto indagine, proprio per il mantenimento della disciplina.

La separazione delle responsabilità tra Chiesa e singole persone non è credibile se si pensa che solamente la congregazione dei “Fratelli Cristiani”, l’ente che gestiva  assieme alle “Suore della Misericordia” la maggior parte degli istituti, ha offerto un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime, mentre ulteriori 43 milioni di euro sono stati offerti da altre congregazioni, secondo quanto riportato nel rapporto Ryan.

Se pensiamo che il denaro non può che uscire dalle casse della Chiesa, risulta curioso sostenere che nessuno ne sapesse nulla.

La commissione Murphy, nata per verificare la gestione da parte della Chiesa e delle autorità statali irlandesi delle denunce su abusi sessuali sui minori commessi da ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino, ha riscontrato negli anni 1975-2004 ben 320 vittime con 46 sacerdoti coinvolti, costantemente coperti dai loro superiori e spostati di parrocchia in parrocchia con l’unico intento di proteggere il buon nome della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi della diocesi di Dublino avevano in comune la regole di coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere e negare.

Nel rapporto Murphy c’è un capitolo per ogni sacerdote con accuse, testimonianze e orrori perpetuati. Padre Noel Reynolds confessò di aver abusato di più di cento bambini e di averlo fatto in ognuna delle otto parrocchie nelle quali era stato trasferito di volta in volta nel corso dei suoi trent’anni di “carriera”. Ogni volta che si accendeva l’allarme e cominciavano a circolare voci dubbie sul suo comportamento, il prete veniva trasferito senza comunicare i suoi precedenti.

Le prime denunce vennero finalmente a galla nel 1995, ma nonostante questo, fino al 1998 continuò ad esercitare nella parrocchia di competenza e dal 1998 venne trasferito come cappellano in un ospedale, anche questa volta senza informare le autorità ospedaliere dei suoi trascorsi mettendo così in pericolo anche i 94 bambini degenti nella struttura. Nel 1999 finalmente l’arresto e la confessione.

Un altro sacerdote, padre Terentius, ha dichiarato di ubriacare le sue vittime per poi violentarle, un altro ancora ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni per quasi 25 anni, ecc.

Il tutto sotto costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino preoccupati di evitare scandali e richieste di risarcimento.

Dietro ogni sacerdote pedofilo c’è la figura di almeno un vescovo che sapeva, queste le conclusioni della commissione Murphy che termina dicendo che “la sola preoccupazione dell’arcidiocesi di Dublino era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L’arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l’intervento delle leggi dello Stato.”

Torniamo alle dichiarazioni di Papa Ratzinger che dice che: “La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in constrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare.” e confrontiamole con il risultato delle indagini della polizia irlandese.

Non sembra verosimile che si tratti sempre e solo di casi isolati e che la Chiesa come istituzione possa dire di avere la coscienza pulita.

Nonostante questo, le parole di condanna del Papa sono sempre e solo indirizzate verso i singoli, mentre dovrebbe solamente scusarsi per il comportamento della Chiesa stessa.

Un ente che allo scopo di proteggere un bene superiore copre le malefatte dei propri affiliati non può ergersi da esempio per gli altri. Questa è una regola generale.

Nel caso della Chiesa la cosa dovrebbe essere ancora più trasparente e invece questo Papa un vero esame di coscienza in casa propria non sembra farlo.

E’ pronto a scomunicare la madre che concede l’autorizzazione e il medico che pratica l’aborto su una bimba di nove anni stuprata dal patrigno, è pronto a condannare chi nel mondo mette in pratica attentati contro la Chiesa, ma chiede “che venga fatta giustizia per tutti” quando si parla del caso Irlanda…diversi pesi e diverse misure.

Più un parlare da politico che da rappresentante di Dio in terra

Negli Stati Uniti qualche anno fa si è verificata la stessa situazione che oggi c’è in Irlanda e anche in quel caso ci sono state coperture ed ostacoli nei confronti della giustizia ordinaria al punto tale che il governatore dello stato dell’Oklahoma Frank Keating, che si occupava della vicenda della pedofilia ecclestiastica, dimettendosi dall’incarico per l’impossibilità di fare chiarezza dichiarò: “I preti non obbediscono ai mandati di comparizione e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un’organizzazione criminale, non la mia Chiesa” paragonando poi la segretezza della Chiesa a quella della mafia.

E il Papa dice che putroppo alcuni membri…, mentre invece la Chiesa ha sempre fatto… non rende giustizia né alle vittime, né soprattutto a tutti coloro che vorrebbero vedere nella Chiesa una guida spirituale.

Ripeto: esistono uomini buoni e uomini cattivi, la Chiesa ha la responsabilità di aver coperto le cose commesse dagli uomini cattivi pur di difendere il proprio buon nome ed evitare scandali.

Il giorno in cui saranno i vescovi ad andare dai carabinieri per denunciare un prete pedofilo, allora il Papa potrà fare le dichiarazioni che ha fatto ieri, essere credibile e tornare a porsi come guida spirituale per tutti i credenti.

Fino a quel momento l’unico consiglio è che quando ci sono dubbi che riguardano comportamenti nei confronti dei propri ragazzi, non si vada a parlare con il superiore del prete, ma con le autorità.

La storia dice questo smentendo le parole di Ratzinger.

Che poi in Italia non lo dica nessuna televisione e praticamente nessun giornale è cosa davvero triste.

Spesso servirebbe un’analisi un po’ più approfondita delle cose, ma serve anche la volontà di farla.

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2 commenti

Archiviato in politica, religione

2 risposte a “Ratzinger Condanna i Pedofili ma Assolve la Chiesa

  1. Pingback: Il Papa condanna i preti pedofili | speciale in Liquida

  2. Roberto

    Credo che qualsiasi commento non riesca ad esprimere lo sdegno, la rabbia e la vergogna di certe affermazione come quelle del Papa e di altri prelati quando pretendono scusarsi pur nell’evidenza dei fatti. Purtroppo siamo in Italia che è una “frazione” dello Stato del Vaticano e i nostri politici dei vassalli del Papa, preoccupati di non scalfirlo per paura di perdere la loro poltrona.Come cristiano mi vergogno di appartenere alla chiesa.

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