Prima Che Sia Notte – Reinaldo Arenas

La prima cosa che mi viene in mente appena terminato questo libro è che si presta a diverse chiavi di lettura.

Innanzi tutto bisogna chiarire che si tratta di una autobiografia, e non di un romanzo, pertanto si deve partire dal presupposto che le cose narrate siano fatti veramente accaduti e non storie inventate.

Semmai ci si potrà trovare in disaccordo con alcune analisi, oppure dire “io non ci credo”, ma affermare che siano cose inventate non penso sia possibile.

Il libro è il racconto in prima persona della vita dell’autore e copre tutto il periodo dalla prima infanzia, ancora nell’epoca di Batista, fino alla morte arrivata per suicidio nel 1990.

Diverse chiavi di lettura: si potrebbe essere colpiti dal racconto della vita privata di Arenas, oppure si potrebbe essere catturati dalle vicende storico-politiche dell’isola cubana in generale, oppure ancora l’attenzione potrebbe essere attratta dalle cronache letterarie degli scrittori.

Un’altra chiave di lettura, non di certo l’ultima, potrebbe essere quella che fa riferimento in modo particolare al regime di Fidel Castro e al suo modo di gestire il potere.

Nella prima di queste ipotesi, si potrebbe rimanere scandalizzati dal racconto di Reinaldo Arenas, omosessuale dichiarato, che non si fa nessuno tipo di scrupolo e racconta in modo particolareggiato le sue avventure erotico-sentimentali, le sue conquiste, le sue delusioni, i suoi amori e la sua idea del sesso.

Una cosa su tutte colpisce: la netta separazione tra sesso e amore, questo aspetto è determinante, il resto viene di conseguenza.

Arenas rivendica il diritto di fare ciò che vuole e di comportarsi secondo la sua natura, sempre alla ricerca del piacere fisico, quasi un’ossessione, senza mai però abbandonare l’idea di un amore più vero e stabile.

Molti certamente grideranno allo scandalo e faranno richiami alla censura, ma in fondo si tratta di liberare il proprio modo di essere e la propria personalità da tutta una serie di lacci che l’opinione pubblica e la chiesa puritana impone da sempre a molte persone anche da noi.

Personalmente trovo di cattivo gusto certi atteggiamenti in pubblico, ma credo che ciascuno possa fare ciò che sente meglio per sé, ovviamente sempre nel rispetto degli altri.

Discutendo tra amici di questo libro le opinioni sono state decisamente molto diverse l’una dall’altra..

Io ho visto in questo libro una denuncia cruda e crudele del regime di Castro.

Tutto il resto serve come filo conduttore, ma il nocciolo della questione è come si viveva a Cuba e come si vive ancora oggi, sotto la dittatura di Fidel Castro.

In tanti anche da noi ancora oggi celebrano la figura di Castro e ancor più quella di Che Guevara e parlano di Cuba come un luogo dove si vive bene.

Dovrebbero leggere questo libro senza precondizionamenti e immedesimarsi in uno dei protagonisti, nessuno dei quali è mai stato esponente sovversivo o attivista politico.

La loro “colpa” è stata quella di essere omosessuali in primis e poi di avere una mente capace di pensare per conto proprio.

Il passaggio dal regime di Batista a quello di Fidel sembrava dovesse essere l’unico momento di violenza. Una violenza necessaria per liberare il popolo e renderlo migliore.

Tutti uguali, tutti con gli stessi diritti, tutti con le stesse opportunità, tutti con le stesse garanzie.

Chiarisco subito: questo mio articolo non è e non vuole essere un articolo politico, io parlo dei fatti.

L’ideologia di base non è il mio pensiero, la sua applicazione pratica, invece, è tutto ciò che conta.

E in questo libro, così come in questo articolo, non si parla del comunismo o del capitalismo (nel libro in verità c’è una dichiarazione in tal senso, ma dipesa da un momento particolare), si parla del modo di gestire il potere.

La gestione del potere è cominciata con le epurazioni degli sconfitti al tempo della rivoluzione, cosa che purtroppo accade quasi sempre, con vendette personali mette in pratica con la scusante della bandiera.

Ma poi le cose sono continuate, tanto che alla fine degli anni 80 Arenas scrive “Sono passati più di trent’anni, ma Fidel continua a celebrare processi teatrali e ogni tanto si fa riprendere dalla televisione. Ma ora non fucila gli sbirri di Batista, ma i suoi stessi soldati, a volte perfino i generali. Perché la stragrande maggioranza del popolo e degli intellettuali non si resero conto del fatto che stava cominciando una nuova tirannide, più sanguinosa ancora della precedente?

Forse ce ne rendemmo conto, ma la gioia di sapere che si viveva una rivoluzione, che una dittatura era stata abbattuta e che era il momento di vendicarsi, era più grande delle ingiustizie e dei crimini che venivano commessi. Non solo. Tutte le ingiustizie e le fucilazioni venivano fatte in nome della giustizia, della libertà e del popolo”.

La sua vita parla di continue imposizioni dal parte del regime: dalla scuola, ai campi di canne da zucchero, al divieto di scrivere, al poco cibo, alla libertà negata.

La storia comincia quando in età scolatica viene prelevato assieme a tutti gli altri ragazzi e mandato a studiare agricoltura.

Il governo dice che servono persone capaci di gestire e organizzare aziende agricole e quindi prepara tutti questi ragazzi a tale scopo.

La realtà delle cose però, li porta improvvisamente ad essere mandati nelle campagne. Dicentano così braccianti agricoli con il compito di tagliare le canne da zucchero. Un lavoro al servizio dello stato, con 10-12 ore giornaliere da passare nei campi e chi cerca di opporsi viene semplicemente punito con maggiori dosi di lavoro, con violenza, fino al carcere e a volte alla pena di morte con l’accusa di essere contro-rivoluzionari.

In quelle pagine mi è venuto in mente il film “Nick mano fredda” con Paul Newman.

Le cose non dovevano essere molto diverse, tranne il fatto che nel film la condanna ai lavori forzati era arrivata dopo dei crimini e dei processi, invece sotto la dittatura era così per tutti senza alternative per nessuno.

In sostanza ci sono tre cose che brevemente possiamo mettere insieme: un luogo dove qualcuno, chiunque esso sia, viene incarcerato, torturato, mandato in campi di lavoro e privato di diversi diritti civili solo in quanto omosessuale prima e poi scrittore non allineato (Arenas si scopre scrittore ià dopo aver subito diverse “bastonate”), un luogo dove ancora negli anni novanta e forse anche oggi la maggior parte della popolazione vive con le tessere per ritirare il cibo in vero stile dopoguerra, un luogo dove si spara a coloro che voglio andarsene, ebbene non si può dire che sia un luogo dove si vive bene.

Qualcuno dice che là nessuno è ricco, tranne i funzionari importanti dello stato, ma nessuno muore di fame.

Il pericolo di questo tipo di discorsi è di cadere sul dibattito politico, dove ognuno si schiera secondo la propria ideologia e alla fine non si fa mai nulla di concreto.

Se si riesce a rimanere sui fatti senza andare sulla politica, allora si può parlare di dittatura.

Un dittatore è un dittatore. Non esistono dittatori di destra o dittatori di sinistra.

Queste sono solo le ideologie dei loro alleati e dei loro sostenitori, ma il modo di opeare è lo stesso: la forza.

Io ho visto in questo libro tante analogie ad esempio, con l’attuale situazione dell’Iran, ma nessuno pensa di dire che in Iran si viva bene.

Dice Reinaldo Arenas al suo arrivo in Florida dopo decenni di persecuzioni: “La differenza tra il sistema cominista e quello capitalista è che, se ti danno un calcio in culo, sotto un sistema comunista devi applaudire, sotto il capitalismo puoi gridare; io sono venuto qui a gridare”.

Se sostituiamo le parole comunismo e capitalismo con le parole governo, sistema o regime possiamo esprimere lo stesso concetto e magari condividerlo.

Proviamoci: “un paese dove se ti danno un calcio in culo puoi gridare è meglio di un paese dove se ti danno un calcio in culo devi applaudire”.

Puoi e devi.  Tutta la differenza sta in questi due verbi.

Si può leggere molto, ma si deve leggere questo.

In questo libro c’è tutto un mondo che viene fuori e che chiarisce tante cose sulle dittature.

Non importa se il paese si chiama Cuba e il dittatore Fidel Castro, anzi fare questi nomi porta a critiche immediate, a sollevare dubbi sulla realtà delle cose.

Roberto Saviano dice di fare attenzione a queste cose. Non è più il tempo degli spari e degli ammazzamenti.

La cosa si fa più subdola, non è più occhio per occhio e dente per dente, o almeno non lo è subito, prima si passa per la diffamazione.

bisogna togliere credibilità a chi fa denuncia certe cose. La dittatura e i metodi usati dalla dittatura devono fare pensare e devono entrare nella testa della gente.

Poi si potrà stabilire se un paese è una dittatura solamente in base ai metodi utilizzati.

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