Trieste Film Festival 2010 – venerdì 22 gennaio

Prima giornata al 21° Trieste Film Festival rassegna dedicata al cinema dell’Europa Centro-Orientale.

Come gli altri anni anche questa edizione presenta 3 concorsi, diverse rassegne e qualche evento speciale.

I concorsi sono riservati alle categorie cortometraggi, lungometraggi e documentari.

Tutte le informazioni direttamente sul sito del festival.

Quando si assiste alla proiezione di un’opera in concorso, si viene doati di una scheda che consente di esprimere un voto da 1 a 5.

Nella giornata di venerdì 22 gennaio le mie visioni sono state:

concorso cortometraggi

Variaciok (Variazioni) di Kristina Esztergalyos – Hungheria 28′

Ambientato sul lago Balaton in un albergo che sta per essere  demolito.

Questo film presenta una variazione sul tema delle relazioni possibili all’interno di un gruppo formato da tre donne e cinque uomini. Vincitore del premio Pardino d’argento all’ultimo Festival di Locarno, a me non è che sia piaciuto molto, al punto  che il mio voto è stato il minimo possibile.

Mio voto personale: 1

concorso cortometraggi

Felicità di Salomè Aleksi – Georgia 30′

Menzione speciale alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.

Tamara fa la badante in Italia e col ricavato mantiene figli e marito che vivono in un piccolo villaggio in Georgia. Il marito muore in un incidente d’auto, ma Tamara non può tornare per il funerale. Allora partecipa via telefono ai preparativi e alle esequie.

I fratelli mettono in piedi un sistema di amplificazione per permettere a tutti i parenti e agli amici del defunto di ascoltare ciò che Tamara dice dall’Italia.

Il titolo prende nome dalla suoneria del cellulare del defunto marito che è proprio la canzone felicità di Al Bano e Romina Power.

Questo dà luogo a numerose situazioni tragi-comiche.

Mio voto personale: 4

concorso cortometraggi

Icre Negre (Caviale) di Razvan Sayescu – Romania

Robert va a Bucarest per vendere del caviale con la figlia Ana di 7 anni, ad una signora benestante.

La madre è di Ana è morta da poco, ma la figlia non ne parla ed il padre è preoccupato per questo.

Allora la porta con sé in città con la promessa di comprarle un cagnolino.

Film tenero, ma nulla più.

Mio voto personale: 3

rassegna muri del suono

Eisenwurzen – Das Musical ( Eisenwurzen – Un Musical di Montagna) di Eva Eckert – Austria 52′

Un documentario sul folk della zona tirolese con tanti cosiddetti yodel che fanno sentire le loro canzoni popolari.

Uno spaccato delle tradizioni popolari della zona che offre lo spunto per riflettere anche sul confronto giovani-anziani, con i giovani quasi completamente assenti.

A volte il concetto viene un po’ troppo esasperato come ad esempio con i lavoratori di un acciaieria che hanno scritto addirittura un elogio alla sirena della fabbrica che li chiama per il turno di lavoro.

E vanno orgogliosi della loro sirena, un tantino “inquadrati” come da tradizione prussiana.

rassegna muri del suono

Kreuzberg 36 di Angeliki Aristomenopoulou – Grecia 50′

Interessante documentario sull’evoluzione del movimento hip-hop nell’omonimo quartiere di Berlino popolato in stragrande maggioranza da tedeschi di origine turca.

I rapper cercano attraverso la musica di unire la gente e di aiutare l’avvicinamento e la convivenza pacifica tra le varie etnie.

La strada dell’integrazione dopo anni di lotte tra gang rivali.

Peccato che verso la fine della proiezione un problema tecnico abbia spinto la regista a chiederne l’interruzione.

concorso cortometraggi

Grobari (i becchini) di Bartek Cierlica – Polonia 8′

8 minuti intensi sull’operazione di sterminio che ha dato il via alla guerra dei Balcani a Srebrenica nel luglio 1995 sotto lo sguardo indifferente dell’Europa, Italia in primis.

Mio voto personale: 4

Nota Curiosa: il giovane regista Bartek ha frequentato la scuola dove Robert Glinski è preside. Entrambi sono presenti in sala per presentare i propri lavori che vengono proiettati uno di seguito all’altro proprio questa sera.

Bartek dichiara il proprio imbarazzo nel dover parlare prima del suo preside e mentore…

concorso lungometraggi

Swinki (porcellini) di Robert Glinski – Polonia/Germania 94′

Diamo in Polonia al confine con la Germania e nello slang locale con il termine “porcellini” si indicano i ragazzini che si prostituiscono.

Adolescenti, sia maschi che femmine, che sempre più spesso non lo fanno solo per soldi, ma per soddisfare le voglie dovute al consumismo: le scarpe alla moda solo per citare un esempio.

Proprio a Trieste in questi giorni c’è stato un caso simile che ha visto come protagonista una ragazzina del posto.

Nel film le cose prendono una loro velocità e come sempre accade i personaggi coinvolti finiscono col perdere il controllo della situazione.

Abbastanza prevedibile il finale.

Menzione speciale per l’attore protagonista al festival di Karlovy Vary.

Mio voto personale: 3

rassegna muri del suono

How The Beatles rocked the Kremlin (come i Beatles hanno sconvolto il Cremlino) di Leslie Woodhead – GranBretagna/Russia 59′

Il regista presente in sala è l’autore dello spezzone del 1962 che si vede sempre in tutti i telegiornali quando si parla dei Beatles.

Un atto d’amore dice, che lo ha riportato a quando filmava 4 ragazzi certamente non ancora famosi he suonavano in una cantina.

L’impatto della visita dei Beatles a Mosca è stato molto più importante che negli altri paesi perché ha davvero aiutato a cambiare le cose, per questo motivo è nata l’idea di questo documento.

La assione per i Beatles, contrastata con ogni mezzo possibile dal regime sovietico, ha portato per la prima volta a scoprire come fosse il mondo occidentale.

Fino ad allora il regime si basava sulla paura del nemico e sulla fede nei propri governanti.

L’arrivo della musica dei Beatles nella vita dei ragazzi ha contribuito fortemente a cancellare quella paura e il duro contrasto del regime a queste novità da oltre-cortina di ferro, alla lunga ha avuto come unico risultato quello di intaccare la fede assoluta nei confronti della macchina sovietica.

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