Avatar – James Cameron

Anche il nuovo film di James Cameron, come da qualche anno tutti i film ritenuti importanti, è stato oggetto di numerose polemiche etico-sociali nei giorni che hanno preceduto la sua uscita.

Che siano discussioni vere oppure polemiche create ad arte per invogliare la gente ad andare al cinema, non è oggetto di questo articolo.

Il mio modo di vedere le cose infatti, non mi porta molto ad approfondire questi argomenti e nemmeno ad allinearmi con qualcuna delle tesi sostenute.

La mia prima domanda in casi come questi è sempre la stessa: perché altri film non hanno avuto la stessa attenzione e non hanno suscitato le stesse polemiche?

Questa potrebbe essere una buona situazione dalla quale partire per parlare in modo più dettagliato del film.

Non vorrei sembrare troppo polemico e ci tengo a chiarire che non è questo il mio scopo, proprio per evitare le prese di posizione a favore o contro.

Comincio allora dagli aspetti che più mi sono piaciuti: in primis direi bella l’idea iniziale, anche se a chi bazzica abitualmente nel mondo dei computer non deve essere sembrata poi molto originale.

Del resto un avatar non è altro che il personaggio nel quale ci si immedesima quando si affronta un gioco di ruolo oppure qualsiasi cosa che abbia a che fare con la realtà virtuale.

La vera novità di questo film sta proprio nel fatto che l’avatar serva per portare un essere umano in un mondo reale e in questo caso anche molto pericoloso.

La parte tecnica e grafica si può dire sia bellissima.

Le ambientazioni della storia, il realismo dei personaggi, dei loro movimenti e delle loro espressioni, la scelta di colori accesi a vivaci.

Tutto questo porta ad un risultato visivo davvero impressionante che da solo merita il prezzo del biglietto anche per la proiezione in formato standard.

La versione tridimensionale dovrebbe essere ancora meglio, perché ci sono diversi momenti pensati proprio in quell’ottica.

Probabilmente farà incetta di premi, stabilirà un nuovo record di incassi e passerà per un capolavoro.

E’ un film da vedere, comunque la si possa pensare.

Volendo analizzare un pò più in profondità le cose però, ci sono diversi aspetti che possono essere contestati.

Intanto la poca originalità di molte trovate.  A mio parere si può tranquillamente dire che sparsi lungo la durata del film, ci sono diversi stereotipi ed alcune “scopiazzature” che inquinano la pellicola.

Per prima cosa l’asse portante sul quale si basa tutto il film.

Il cosiddetto nemico che una volta catturato ( in questo caso non catturato, ma accolto con molte titubanze dalla popolazione di Pandora ) viene in un primo momento ritenuto inferiore, ma poi si conquista il diritto di far parte della comunità e il rispetto degli altri, mi ha ricordato troppo il film Un uomo chiamato cavallo.

Lo stereotipo è lampante ed è dato dal fatto che lo straniero entra a far parte della comunità all’ultimo posto della scala gerarchica e grazie alle proprie capacità, finisce con il conquistare la fiducia di tutto il popolo, col mettersi con la figlia del capo e col diventare il condottiero che guida verso la salvezza.

Del resto pare che la storia fosse stata concepita una quindicina di anni fa e sia poi rimasta nel cassetto in attesa  del momento in cui il progresso tecnologico avrebbe messo a disposizione mezzi adeguati ad una realizzazione di notevole impatto visivo.

Cosa questa certamente riuscita, a dimostrarlo ci sono gli incassi che già dopo appena un mese dal debutto nelle sale, hanno coperto più e più volte quanto speso per la sua realizzazione.

Decisamente questo è un cinema che rende.

Non dobbiamo dimenticare che si tratta di qualcosa creato per essere venduto. Può piacere, qualcuno può anche considerarlo il film della vita o la pellicola che cambierà la storia del cinema, ma in fin dei conti non è un’opera finalizzata ad essere esposta come arte.

E’ un film per il quale sono stati spese centinaia di milioni di dollari e come qualunque prodotto commerciale deve essere venduto per fare rientrare le spese sostenute e magari ottenere un guadagno importante.

Voglio dire: James Cameron non è Wim Wenders…

Mi ripeto e ribadisco che il film è bello e merita di essere visto, ma il merito maggiore è da individuare nella parte tecnica e visiva.

Personalmente, se dovessi dire quali sono stati gli aspetti nuovi che caratterizzano questa pellicola, sarei in difficoltà.

In fin dei conti le uniche due novità mi pare di averle già elencate: la tecnologia che ha prodotto delle immagini davvero spettacolari e l’idea di un avatar, creato in laboratorio miscelando opportunamente dna umano e dna alieno, che permetta ad un essere umano con lesioni motorie di entrare in un mondo reale all’interno di un corpo non suo e quindi con funzionalità complete e più adatto a quell’ambiente.

Per il resto ci sono tante cose già viste in passato che qui vengono in un certo senso richiamate o rinnovate.

Oltre al già citato Un uomo chiamato cavallo, ci sono gli animali preistorici di Jurassic Park ovviamente adattati, c’è qualcosa di Terminator, ci sono i robot da combattimento già visti nel recente District 9 per non andare indietro a certi manga giapponesi.

C’è l’idea tipica dei film western nei quali i buoni erano rappresentati dagli indiani, uno su tutti Balla coi lupi.

La parte romantica, se così vogliamo chiamarla, probabilmente appassionerà una buona parte degli spettatori, ma a me i due alieni che si baciano come gli esseri umani per poi stendersi per “consumare” è parso di una banalità non comune.

Altri esempi potrebbero essere riportati, ma è vero anche che le stesse cose possono essere viste come un modo per omaggiare il cinema americano improntando diversi aspetti della storia su cose ormai classiche, invece dei semplici camei che normalmente hanno questo scopo.

Come sempre si può discutere per giorni e non arrivare mai ad una soluzione condivisa.

Una cosa mi preme dire: è vero che dopo aver visto un film è possibile vedere in ogni scena qualcosa di pensato e di studiato, ma non è detto che questo sia sempre vero.

Racconto una situazione alla quale ho assistito personalmente qualche anno fa:

in una sala si proiettava un film di Carlo Mazzacurati; al termine era previsto un breve dibattito, nel corso del quale il critico dell’occasione si lanciò in spiegazioni dettagliate e in elogi per ogni inquadratura e per ogni scelta del regista. In particolare c’era una scena girata all’interno di un centro sociale che aveva come colonna sonora un pezzo di un gruppo africano. Il critico si complimentò con Mazzacurati elogiandolo per la scelta di quel gruppo musicale che a suo dire, essendo un gruppo etnico africano, voleva simboleggiare la lotta e l’orgoglio dei paesi in via di sviluppo nei confronti della globalizzazione, ecc.  E decidere di mettere proprio quel brano in quella scena aveva ottenuto il risultato sperato, cioè lanciare un segnale: “ci siamo anche noi e vogliamo fare sentire la nostra voce”.

Il buon Mazzacurati, chiamato ad esprimersi, disse queste esatte parole non senza imbarazzo verso il critico: “Beh, a volte non tutto viene pensato per uno scopo ben preciso. In realtà spesso le cose si fanno come vengono e come piacciono, senza troppi giri mentali. Nel caso specifico, io dovevo girare una scena all’interno di un centro sociale. Non essendoci mai stato, un giorno mi ci portarono quelli della produzione. Al mio primo ingresso in un centro sociale c’era la radio che trasmetteva quel brano, mi è piaciuto e allora l’ho messo nel film per quello…” Il critico subito dopo cambiò argomento…

Questo per dire che col senno di poi si può trovare un significato intrinseco in ogni scena e in ogni inquadratura, ma non è detto che ciò corrisponda alla realtà. Potrebbe essere, ma potrebbe anche non essere. Ricordiamoci sempre, come dicevo prima, che in fondo si tratta di un’opera commerciale che deve garantire un certo ritorno, non stiamo parlando di un’opera d’arte commissionata per la quale l’autore viene pagato indipendentemente dall’apprezzamento del pubblico.

Volendo fare un paradosso, se il film avesse avuto un buon successo di critica, ma un pessimo incasso al botteghino, ci sarebbe stato un buco di 300-400 milioni di dollari che forse avrebbe messo fine alla carriera del regista. Ho estremizzato il concetto, ma si tratta pur sempre di soldi che sono già stati spesi e che devono rientrare e l’aspetto visivo di questo film contribuisce in maniera quasi totalitaria allo scopo.

Lo stesso film girato senza questi colori e questi effetti, secondo me non ha una storia di base importante.

Per concludere affronto l’aspetto più negativo di tutti.

Il fatto che neanche in questo film seppur tanto atteso e tanto lodato, si è riusciti ad uscire dalla “sindrome dell’11 settembre”.

Tutti i film d’azione, di fantascienza o thriller di matrice americana girati dopo gli attentati del 2001 hanno lo stesso finale.

Evidentemente il pubblico americano e di conseguenza anche quello degli altri paesi, non viene ancora ritenuto in grado di sopportare un eroe che non riesca nella sua impresa.  L’happy end è all’ordine del giorno e questo toglie suspance.

Assistere ad una progressione di eventi che sembrano essere sempre più drammatici, sapendo però che quasi certamente ti aspetta ancora un altro lieto fine, significa che l’incertezza che stai vivendo non riguarda come andrà a finire, ma solamente come si arriverà a quel risultato; a mio parere questo toglie molto.

L’eccezione la si può trovare buttandosi sugli horror spinti oppure sui film drammatici che però non coinvolgano troppo la vita delle comunità.

Per poter avere un esito diverso dal solito, le storie devono coinvolgere un ristretto numero di persone, altrimenti il messaggio di sicurezza alla nazione verrebbe negato.

Ultima cosa e termino, mi è capitato di vedere qualche spezzone su internet in lingua originale e devo ribadire il fatto che il doppiaggio toglie veramente molto alla recitazione degli attori.

Il cattivo della situazione, il colonnelllo dei marines, nella versione originale ha una voce fantastica che da sola basta e avanza per creare la giusta atmosfera.

Il doppiaggio non rende in pieno lo stesso effetto.

Un breve riepilogo: un bel film che merita certamente di essere visto, ma più per la parte tecnica che per la storia su cui si basa.

Ovviamente parere personale.  Vedere per credere.

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