Invisible Monsters – Chuck Palahniuk

Chuck Palahniuk ha scritto molti libri, però è diventato famoso grazie ad un film con due super-attori.

La cosa può sempre essere vista nelle due direzioni: a cosa è dovuto il successo? Qual è stato l’elemento trascinante? E’ il film con i suoi attori che ha reso famoso il libro oppure è la storia raccontata nel libro che ha permesso agli attori di avere il riconoscimento del pubblico?

Stabilire quale sia la verità non è molto importante a mio avviso.

Basta leggere altro rispetto a Fight Club per rendersi conto delle capacità di Palahniuk come scrittore e per capire se le caratteristiche dei suoi libri e delle sue storie, siano soddisfacenti e corrispondano ai propri gusti.

Sto cercando di fare questa verifica e dopo aver letto Diary qualche tempo fa, Invisible Monsters è stato il secondo libro preso in considerazione.

Devo dire che come nel primo libro, anche qui una buona parte della storia è basata sul dialogo interiore della protagonista e non molto spazio viene lasciato ai dialoghi tra i vari personaggi.

La storia è piena di colpi di scena e di eventi anche troppo forti.

L’insoddisfazione per quello che si ha e per ciò che si è, regna incontrastata in tutti i personaggi e per tutto il romanzo.

Questo porta a sentimenti di odio e di voglia di vendetta che in realtà non hanno poi così tanta motivazione, tranne il fatto di essere un effetto collaterale dei problemi interiori di ognuno di loro.

Il fatto che ognuno sia in realtà diverso da come viene presentato all’inizio è certamente una cosa voluta dall’autore, come indicato anche sulla quarta di copertina, ma che questo valga proprio per tutti i personaggi mi è parso un poco esagerato.

In fondo gli unici protagonisti che rimangono fedeli alla loro prima presentazione sono le sorelle Reha.

Il mio giudizio non è molto positivo, non tanto per gli aspetti sociali o per gli argomenti trattati, quanto per una ricerca fin troppo estrema del colpo di scena e dell’intreccio della storia a tutti costi.  Intreccio che in certi momenti diventa quasi forzato se non addirittura scontato.

L’autolesionismo classico, mi sembra di capire, dei personaggi di Palahniuk qui mi pare fin troppo esteso sia come diffusione che come intensità.

A questo punto sono curioso di leggere il fantomatico Fight Club per due motivi: il primo è che mi era piaciuta molto la versione cinamatografica e il secondo sta nel fatto che essendo anche in questo caso l’interiorità l’aspetto principale del racconto, il modo di scrivere dell’autore mi fa pensare che quel libro dovrebbe essere di mio gusto certamente più di questo Invisible Monsters che alla resa dei conti non mi ha soddisfatto più di tanto.

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