La politica di oggi – Fini capo dell’opposizione

Fini capo dell’opposizione” è’ il titolo che oggi appare sulla prima pagina de “il Fatto Quotidiano”.

Cronaca a parte, dopo il dialogo fuori onda captato e rivelato al pubblico, le considerazioni da fare sono diverse: per prima cosa c’è da dire che Fini ribadisce cose già dette anche in incontri ufficiali, seppur con parole diverse.

Ricordo perfettamente un suo intervento nel quale reclamava la possibilità di discutere sulle decisioni da prendere all’interno del partito e denunciava il fatto che dalle elezioni politiche in poi non ci fosse mai stata una discussione interna aperta ai vari dirigenti su nessun argomento.

La linea di Berlusconi era sempre stata e lo è ancora oggi, quella di decidere con i suoi fidati collaboratori e portare le proposte direttamente in Consiglio dei Ministri, saltando qualunque dibattito interno al Pdl.

Quel giorno, nel Partito Democratico era periodo di piena campagna elettorale per le primarie, Fini diceva che “voleva” che anche gli iscritti o almeno i dirigenti del Popolo delle Libertà fossero coinvolti nelle decisioni del partito.

Nel video di ieri Fini non dice cose molto diverse, il concetto è lo stesso.

Sorprende molto, invece, la posizione di distanza che sta prendendo il Partito Democratico, con Enrico Letta che certifica il comportamento ostruzionistico di Berlusconi teso a prolungare il più possibile i processi che lo vedono coinvolto.

Siamo al nepotismo al contrario,

E’ il nipotino ( di Gianni Letta ) che mette il timbro “approvato” sui comportamenti del capo dello zio.

Bersani si allinea a capo chino dopo un colloquio a tre con Napolitano.

Ma… e i tre milioni che sono andati alle primarie cosa ne pensano?  Bersani non voleva un partito popolare?  C’ero anche io tra quei tre milioni di persone e per questo ora sono qui a dire le mie impressioni.

In generale mi pare che in questa decisione non sia stato coinvolto nemmeno il partito, almeno non in maniera ufficiale, figuriamoci il popolo…

Però i pezzi grossi sembrano tutti d’accordo:

-Berlusconi deve continuare a governare, saranno i cittadini a decidere se toglierlo dall’incarico che ha

-non servono manifestazioni come il “No B.Day” perché “il più grande oppositore di Berlusconi sarà quello che lo manda a casa”

-il Partito Democratico farà una propria manifestazione ( servono o non servono? )

-è lecito, anche se non proprio opportuno, che Berlusconi e i suoi avvocati cerchino di difendersi “dai processi

Il titolo “Fini capo dell’opposizione” sembra essere più esatto di quello che si possa pensare in un primo momento.

E’ vero che alla resa dei conti spesso Fini si allinea (costrizione, opportunismo, convinzione?) e quindi le sue parole rimangono solo parole, ma il partito democratico queste parole non le dice nemmeno.

Sono più impegnati ad attaccare Di Pietro che Berlusconi, a fare dei distinguo.

In sostanza non è cambiato nulla rispetto agli ultimi venti anni.

Si guarda più ad essere il partito più forte tra quelli che perdono che a prendere dei rischi.

Meglio essere i primi tra gli ultimi e conservare i privilegi acquisiti che scendere dall’albero, rimboccarsi le maniche e con umiltà cercare punti di unione per fare una opposizione vera.  In quel caso si dovrebbe subito scendere a compromessi con i potenziali alleati, viceversa meglio cercare di rimanere più forti degli altri fino alle elezioni.

“Noi vogliamo questo e siccome siamo i più forti (tra i perdenti) chi vuole avere una qualche speranza di successo deve allinearsi alle nostre posizioni. Altrimenti arrangiatevi, tanto noi la nostra bella fetta di potere ce l’abbiamo lo stesso”.

Le parole sono certamente altre, ma analizzando la linea tenuta dai dirigenti del partito negli ultimi anni, questo è il messaggio che arriva.

In campagna elettorale si fa una bella unione (accordo elettorale, di programma, alleanza, chiamatela come volete) e se si vince?  Non cambia nulla, nel senso che se si vince, si deve scendere a compromessi con gli alleati e siccome i dirigenti del Partito Democratico da sempre non hanno mai voluto fare un passo indietro per il bene comune, in questo caso l’alleanza di governo, il risultato è il solito: in breve tempo i contrasti vengono in superficie e l’alleanza si rompe.

Il peccato dei dirigenti del PD è di voler fare i Berlusconi, dell’opposizione quando sono all’opposizione, del governo quando sono al governo.

Le posizioni di questi giorni contro le iniziative prese dagli altri esponenti dell’opposizione e il via libera dato a Berlusconi, avranno forse una strategia che al momento mi sfugge, ma in ogni caso non mi piacciono per niente.

Nel suo commento odierno, Marco Travaglio immagina un dialogo fuori onda tra dirigenti del PD, nel quale ci si interroga cosa sia meglio: “Noi rimaniamo qui solo se Silvio resiste. Metti che salti Berlusconi e arrivi Fini: e chi ci vota più senza la paura dell’uomo nero?”

L’impressione è sempre più quella di un gruppo dirigente che pensa solamente ad autocelebrarsi e a conservare i privilegi acquisiti, sia personali, sia soprattutto di partito.

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