Sandro Bondi vs Roberto Saviano

Anche a me è capitato, come ormai penso a tutti quanti, di leggere la lettera aperta che Roberto Saviano ha scritto al premier Berlusconi sabato 14 novembre.

In un primo momento non pensavo ci fosse poi molto da dire sull’argomento. Si poteva forse essere favorevoli o contrari, ma sostanzialmente non credevo, così come non credo neppure oggi, che nessun appello del genere potesse fare cambiare indirizzo politico al governo Berlusconi, in special modo quando si tratta di normative che, una volta approvate, vanno a coinvolgere il premier personalmente.

Come sempre accade in questi casi è subito partita la diatriba tra pro e contro, cosa che rischia di portare ad uno schieramento in stile ultras che allontanerebbe l’oggetto della discussione dallo specifico, ovvero il contenuto della lettera.

Infatti si sono subito accese le polemiche all’interno dei blog e dei forum tra i sostenitori di Saviano ed i suoi critici; in altra sede ero intervenuto per richiamare l’attenzione sul contenuto della lettera, mentre interesse di molti era proprio quello di spostare la discussione sullo scrittore e non su quanto da lui espresso.

Oggi le cose sono cambiate notevolmente: è stato messo in piedi un appello sotto forma di raccolta firme online, arrivate nel momento in cui scrivo alla bella cifra di 346.965 sottoscrittori;  oggi si sono aggiunti tra gli altri anche Roberto Benigni e Nicoletta Braschi.

Si è aperto un ulteriore dibattito sull’opportunità di questa “petizione” e soprattutto c’è stata una lettera che Sandro Bondi, ministro della Cultura, ha scritto a Roberto Saviano in risposta a quella da lui indirizzata al premier.

La lettera è di facile reperibilità e quindi non serve riportarla, mi preme invece dire alcune mie impressioni al riguardo.

Innanzitutto devo dire che Bondi, come sempre, è molto abile con le parole. Dice tante cose nella sua lunga lettera, senza però andare molto sul concreto.

Se la si legge con attenzione e la si analizza, si riconosce immediatamente quello stile inconfondibile che ha il ministro: parla sempre del suo interlocutore, lo apprezza, lo stima, lo elogia. Gli dice quanto sia stato bravo e coraggioso nel fare ciò che ha fatto.

Lo ammira per “le sue qualità artistiche e la sua tempra morale”, poi continua con un lungo elenco di complimenti per arrivare verso la fine del discorso a richiamare, sempre sottovoce, l’attenzione di Saviano a non farsi coinvolgere in questioni politiche, proprio lui che è in buona fede, proprio lui che in fondo è un entusiasta.

Faccia attenzione, si raccomanda, perché il panorama politico è pieno di avvoltoi pronti a piombare su quei personaggi puri di spirito, come appunto il buon Saviano, e a coinvolgerli loro malgrado in lotte politiche, trascinandoli per la giacca verso il proprio schieramento.

Lui soffre molto, il povero Bondi, per tutte queste esagerazioni che incattiviscono la politica.

E poi ancora si lancia in elogi sulla recente trasmissione televisiva per arrivare ad una piccola stoccata con l’invito a pensare ad altre vie di espressione per sfuggire al demone della politica e della cultura di parte.

La lettera prosegue fino a completo compimento con un alternarsi di elogi e di sincere raccomandazioni e speranze affinchè l’intellettuale non incappi nello schierarsi politicamente con notevole danno per il nostro Paese.

E’, come dicevo, il solito Bondi.

Anche questa volta ha parlato solo degli altri e si è preoccupato per la loro salvezza, come un semplice, povero, piccolo parroco di campagna.

E anche questa volta ha evitato furbescamente di andare sui contenuti, ha detto perché Saviano non avrebbe dovuto scriverla, ma:

– non ha detto perché la lettera di Saviano secondo lui è sbagliata,

– non ha detto perché la riforma del cosiddetto processo breve secondo lui sarebbe una buona riforma,

– non ha detto perché evita di fare le stesse raccomandazioni a quegli intellettuali che si esprimono a favore dei provvedimenti del governo ( in questi casi la sua sofferenza è già più sopportabile ), ma forse in questo può essere giustificato dal fatto che quasi solo i militanti sostengono quelle posizioni.

Insomma Bondi parla parla senza mai entrare nell’argomento specifico, rimane sempre sull’ideologico e sull’astratto.

A mio parere il vero Problema Italiano è proprio questo.

Da noi accade che quando si muove una critica ad un provvedimento del governo o ad una sua proposta di legge, subito si viene tacciati di anti-italianità, oppure se si critica quanto detto da un esponente della CEI o del Vaticano si viene subito chiamati “senza Dio”.

Il problema è che questo modo di fare si è diffuso ormai anche nella vita di tutti i giorni.

Nel lavoro, nella scuola, nella società. Non siamo più liberi di fare una critica che subito si viene accusati di essere contro qualcosa o qualcuno.

Questo modo di fare ha come risultato il fatto che chi non è abbastanza forte o non sente di avere le spalle coperte, finisce col tacere.

La risposta di Roberto Saviano è una grande risposta, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno con le posizioni assunte.

Oltre agli ovvi ringraziamenti per la stima e per le belle parole del ministro, Saviano punta l’attenzione sul fatto che ognuno debba sentirsi nella libertà di poter esprimere il proprio parere, senza prevaricazioni di sorta.

Ricorda che in occasione del premio Scholl ricevuto qualche giorno fa in Germania ( invito alla visione del film “La Rosa Bianca” per capire di cosa si tratti ) gli sono state rivolte preoccupazioni sulla libertà di stampa in Italia.

Ringrazia dell’apprezzamento da parte di Bondi, della trasmissione “Che tempo che fa”.

Fa notare come proprio quella trasmissione, così come oggi la sua persona, sia stata oggetto di richiami ( in alcuni casi vere e proprie accuse ) al non schierarsi.

“Sono convinto” dice Saviano “che a volte non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente”.

Ognuno deve avere la possibilità, in alcuni casi c’è proprio il dovere, di dire la propria opinione, senza che questa venga presa come uno schierarsi per forza. In questo caso Saviano ribadisce con forza la posizione assunta  e ne spiega i motivi, a differenza di Bondi che in entra mai nel merito della questione.

Io ho spesso utilizzato il termine ultras per esprimere a quale livello di discussione si sia arrivati, Saviano parla di contrapposizione tra contrade; in pratica è lo stesso concetto.

Poche volte si entra nello specifico e quasi sempre si rimane nell’ideologico.

Anche nei confronti televisivi ( per molti cittadini l’unica fonte di informazione ) chi si oppone alle posizioni del governo spesso commette l’errore di farsi trascinare in discussioni in puro stile contradaiolo e finisce per fare il gioco dell’avversario. Si dovrebbe essere pronti a riportare l’attenzione sull’oggetto della discussione e lasciare perdere le provocazioni; purtroppo i politici sono espressione della società e come spesso succede nelle discussioni da salotto, si comincia con una cosa e poi in breve tempo si finisce col litigare per tutt’altro.

Ben vengano quindi coloro i quali rispondono brevemente alle provocazioni e concentrano la sostanza del discorso sulle cose concrete.

Basta mettere a confronto le due lettere, Bondi e  Saviano, e contare il numero di esempi concreti e quello delle posizioni politiche o ideologiche presenti in ciascuna, per avere una visione chiara della situazione.

Saviano soprattutto rivendica il diritto che ognuno deve avere di poter esprimere la propria opinione su ogni argomento. L’unico vincolo, come dice la Costituzione, è il rispetto delle leggi.

Nel pieno rispetto delle leggi ognuno può dire e pensarla come vuole ed è un dovere morale non tacere quando c’è qualcosa che non funziona o che limita la libertà degli altri.

Anche questo fa parte di quel diritto alla felicità per il quale nella trasmissione dell’altro giorno sono stati ricordati tanti personaggi.

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