La Scopa del Sistema – David Foster Wallace

lascopadelsistemaDavid Foster Wallace è ormai da molti ritenuto un genio della letteratura contemporanea. Personalmente non avevo mai letto nulla prima della sua morte e quindi non ritengo di avere le conoscenze per confermare o meno questo giudizio, mi limito a spiegare il perché mi stia piacendo il suo modo di scrivere.
La prima cosa che ho letto di Wallace è stato “Brevi interviste con uomini schifosi”, nel quale ho notato una maniera di descrivere le cose, le situazioni e le sensazioni dei personaggi diversa dal solito.
Anche in  questo suo primo romanzo la sensazione di un tipo di scrittura particolare viene confermata in pieno e completata da una fantasia incredibile nel trovare aneddoti, situazioni e racconti secondari all’interno del racconto principale.
La prima differenza rispetto ad altri autori, l’ho riscontrata analizzando il mio modo di leggere: arrivato circa ad un terzo del libro, mi sono accorto che stavo leggendo meno pagine del solito, avevo cioè una velocità di lettura decisamente più bassa. Contemporaneamente non ho notato difficoltà particolari nel seguire il testo. Capita che all’inizio di un capitolo ci sia la descrizione di una situazione e del suo contesto e che questa si dilunghi per qualche pagina, ma diversamente da alcuni autori classici che fanno la stessa cosa in maniera per me stancante, questa descrizione è fatta in modo da creare poco a poco un’immagine mentale senza appesantire la lettura.
La scrittura varia, la stessa cosa viene fatta in modi diversi. A volte una descrizione comporta diverse pagine piene di dettagli, altre volte tre righe solamente. In entrambi i casi si ha un’immagine mentale del contesto che rende molto bene l’idea della situazione. Spesso vengono usati pochi dettagli specifici e molte sensazioni. Ad esempio c’è un passaggio dove le uniche cose descritte sono un vialetto in mattoni rossi e una scritta sulla porta di una casa. Wallace inserisce l’immagine di piccoli steli d’erba tagliati e sfuggiti al rastrello, che vengono spostati dal passaggio del personaggio in questione e la sensazione che quella scritta sulla porta di casa suscita in lui.
Il libro è uno spaccato della classica America descritta anche in “Underworld” di De Lillo. C’è la megalomania dei ricchi e dei potenti, c’è la forza delle tradizioni, delle corporazioni e delle confraternite, c’è il predicatore televisivo che vende la salvezza e si serve di ogni mezzo disponibile. Ci sono i poveracci, i locali gay, la dipendenza dalla televisione, le sedute dallo psicologo, gli incastri amorosi tra segretarie e manager…
Il tutto completato da trovate stravaganti e molto divertenti all’interno di un contesto a volte anche drammatico.
Uno dei protagonisti è titolare di una casa editrice e racconta alla sua compagna quello che riceve dagli aspiranti scrittori. C’è una fantasia in alcuni di questi racconti che va segnalata.
Un esempio per tutti: in un racconto incentrato su aspetti psicologici, c’è un’intera famiglia di persone che vivono in simbiosi con un un piccolo animale nascosto in una piega del collo: chi ha una raganella, chi una salamandra, chi un piccolo ragno, una falena, un lombrico, ecc.
Da dove possa essere uscita un’idea del genere è già motivo sufficiente per leggere le altre cose di Wallace.
Questo aspetto, quello del racconto nel racconto, mi è piaciuto molto. Spesso questa cosa si ritrova anche nei romanzi di Auster, anche se in maniera decisamente più classica.
Per tutta la prima metà del romanzo c’è la sensazione di un ritmo lento, invece ti accorgi solo in un secondo momento che il libro è una trovata strana dopo l’altra. Un qualcosa di surreale con intrecci di dialoghi e situazioni complicate a volte per davvero, a volte solo in apparenza.
Qualcuna di queste stravaganze: la pianta della città dei protagonisti è costruita seguendo le forme di una celebre diva dello spettacolo; gli abitanti non lo sanno, ma dall’alto questo si vede benissimo.
In un servizio televisivo c’è una campionessa olimpica di ginnastica che si esibisce. Lì vicino il padre-allenatore osserva tenendo tranquillamente in mano un pungolo da mandriano.
Il governatore dell’Ohio trova che i cittadini si stiano un po’ rammollendo e allora decide di aumentare un po’ la tensione creando un deserto artificiale di sabbia nera al confine della città.
Lo psicologo dei protagonisti tratta male i propri pazienti. Li riceve legati a poltrone che viaggiano su un binario a cremagliera e pigiando dei tasti sulla scrivania decide quando mettere fine alle sedute facendoli uscire dall’ufficio.
Un piccolo pappagallo viene nutrito con cibo sperimentale per neonati e comincia a ripetere tutto ciò che sente innescando tutta una serie di eventi a cascata.
Queste sono solo alcune delle stravaganze che si possono trovare nel libro e che poi si intrecciano nella vicenda.
In conclusione la lettura di questo romanzo è stata la conferma delle tante impressioni lette sull’autore. L’idea che mi sono fatto, ovviamente tutta da confermare,  è che si debba partire proprio da questo libro per scoprire l’autore poco per volta, alternando saggi, articoli e raccolte di racconti e arrivare infine ad affontare “Infinite Jest” al termine di tale percorso.

2 commenti

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2 risposte a “La Scopa del Sistema – David Foster Wallace

  1. albertogiulini

    boh, io sono un bastian contrario, perciò non voglio sapere quasi niente: leggerò ‘Gesto infinito’ che è l’ultimo, x primo, tanto (d’altra parte) non val proprio la pena preoccuparsi.

  2. Pingback: Letture Ottobre 2009 « ENTUSIASMI…repressi e non…

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