Dolce come il Cioccolato – Laura Esquivel

dolcecomeilcioccolatoLa prima sensazione che ho avuto leggendo questo libro è stata una specie di ritorno a cose già sentite, quasi il sentore di un’atmosfera familiare. Dico questo in senso positivo, a differenza di altre mie recensioni dove la sensazione del già visto e già sentito si riferiva ai fatti e non al contesto.
Se la mia copia del libro fosse stata senza copertina avrei battezzato l’autore in Gabriel Garcia Marquez.
Invece la copertina c’è e l’autrice è Laura Esquivel, messicana del 1950.Ho trovato molte affinità tra questo “Dolce dome il cioccolato” (da cui il film “Come l’acqua per il cioccolato”) e “L’incredibile e triste storia di Erendira e della sua nonna snaturata” di Marquez. In comune c’è il contesto nel quale si svolgono le vicende, cioè una comunità ristretta di sole donne, il periodo storico, la tipologia del personaggio principale, le tradizioni opprimenti che indirizzano la vita della protagonista verso un percorso servile che non rende giustizia delle emozioni che crescendo si impadroniscono di lei.
Due scritti ricchi di allegorie e di senso del destino, destino al quale forse si può anche tentare di opporsi, ma che alla fine ritorna inesorabile a comandare sulla vita delle persone.
Questo almeno per buona parte della lettura è stata la sensazione provata.
Volendo andare nello specifico, in questo romanzo la protagonista è Tita, l’ultima nata delle tre sorelle di una famiglia matriarcale. Essendo lei la più piccola, tradizione vuole che il suo ruolo sia quello di occuparsi della madre e di servirla in tutto e per tutto. Questo è il compito assegnatole dal destino ( e dalla madre ) e per svolgerlo al meglio, le viene impedito di sposarsi e di avere una vita propria.
Anche Erendira nel romanzo di Marquez è assoggettata alla capofamiglia, la nonna in quel caso.
Entrambe vivono un grande disagio interiore e combattono, seppur in maniera diversa, contro il loro destino.
Come dicevo, ci sono varie allegorie sparse lungo il racconto. Ogni volta che Tita vive un momento particolarmente emotivo, accade qualcosa che simboleggia il suo dialogo interiore: spesso le appare un conoscente defunto che le dice qualcosa oppure sono le galline che si azzuffano nel cortile fino a creare un vortice impetuoso che distrugge tutto nelle vicinanze, altre volte si tratta di fenomeni atmosferici.
Essendo destinata a servire la madre, Tita viene indirizzata verso la cura della casa e della cucina in particolare. Impara tutti i segreti dalla vecchia governante e per questo il romanzo è pieno di ricette e di preparazioni tradizionali della cucina messicana. In verità queste ricette non si prestano molto ad essere copiate e provate in quanto alcuni ingredienti penso siano introvabili.
In conclusione un bel romanzo che si inserisce a pieno diritto tra quelli che, pur nella loro diversità, illustrano il modo di vivere in uso fino a non molti decenni fa. Autori come il già citato Marquez ne sono un esempio, ma anche il nostro Andrea Vitali, per restare in casa nostra, ambienta i suoi racconti in un epoca similare.
Le loro storie hanno tutte in comune il piccolo paese e la grande influenza delle tradizioni.

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