Classifica Libertà di Stampa 2009 – Reporters Sans Frontières

Rsf_2009Reporters Sans Frontières è un’organizzazione che si occupa della tutela della libertà di stampa nel mondo. Vanta numerose sedi sparse nei principali paesi del pianeta, nonchè una rappresentanza all’Onu e all’Unione Europea.

E’ stata fondata nel 1985 in Francia e tra le varie iniziative che porta avanti, c’è anche la compilazione di una classifica degli Stati basata sulla libertà di stampa.

Questa classifica viene stilata con cadenza annuale e per giungere a questo risultato in ogni paese un numero ritenuto adeguato di esperti, giornalisti, giuristi ed altri addetti ai lavori, si preoccupa di rispondere alle domande di un questionario creato per considerare una cinquantina di criteri diversi.

Metto subito in chiaro una cosa: Reporters Sans Frontières non è un ente che si colloca al di sopra dei Paesi, ragion per cui quello che esce dalla loro indagine non è e non può essere la Verità Assoluta. Può però essere l’occasione per riflettere su alcune cose.

Anche questa volta, come purtroppo accade ormai tutte le volte che c’è una statistica, un sondaggio, un report internazionale o anche solo una decisione interna, il dibattito non c’è stato. C’è stata la solita discussione inutile con le parti divise tra chi urla al massacro e chi fa vittimismo. Insomma viene sempre visto tutto pro o contro Berlusconi. Mai qualcuno che eviti la rissa e rimanga sul fatto nudo e crudo per analizzare i dati. Colpevoli sono i politici che vanno subito allo scontro utilizzando le cose a fini di propaganda, colpevoli sono i giornalisti che fanno lo stesso per difendere punti di vista o istigare allo scontro. Colpevoli siamo anche tutti noi cittadini perchè oggigiorno, se lo si vuole è possibile trovare le cose almeno su internet.

Quanti oggi hanno speso un pò del proprio tempo per andare a leggere le motivazioni della discesa dell’Italia dal 44esimo al 49esimo posto? Pochi davvero. Però tanti parlano e discutono di questa cosa. Curioso è il fatto che sempre più spesso le parole usate nelle discussioni al bar o sui posti di lavoro, siano esattamente quelle del politico o del giornalista di riferimento. Ma dico! Ce l’abbiamo ancora una testa, no? E un cervello? Anche!  Sappiamo leggere e dovremmo essere in grado di pensare dopo aver letto qualcosa. Proviamoci allora! Non è mica un derby di calcio e non siamo mica tifosi avversari, è la nostra vita! Interessiamoci di quello che accade, facciamo una verifica per conto nostro una volta tanto. In sostanza facciamoci la nostra opinione e poi vediamo se coincide con quello che ci viene detto, non viceversa.

E allora diamo uno sguardo ai dati prima di agitarci tanto:

In rete ci sono le classifiche dal 2002 al 2009. In realtà le motivazioni riguardano l’anno precedente, così la classifica del 2002 risente dei fatti accaduti nel 2001, ecc. ecc.

Per alcuni dei Paesi a noi vicini, l’andamento è stato il seguente:

Anno           Italia           Usa       Francia  Germania      Uk

2002             40°             17°             11°             7°             21°

2003             53°             31°             26°            8°             27°

2004             39°             22°             19°            11°           28°

2005             42°             44°             30°            18°           24°

2006             40°             53°             35°            23°           27°

2007             35°             48°             31°            20°           24°

2008             44°             36°             35°            20°           23°

2009             49°             20°             43°             18°          20°

Se osserviamo i vari andamenti vediamo che, a differenza di altri stati, il nostro Paese non ha grosse oscillazioni, mentre la Francia ha un trend decisamente peggiore e gli Usa stanno risalendo dopo una brusca discesa. Guardando queste cifre si può dire tutto e il contrario di tutto, ma se ancora una volta ci si intestardisce su Berlusconi non se ne esce più.

Sempre nel sito di Reporters Sans Frontières si possono trovare numerose motivazioni che hanno portato questi punteggi e queste classifiche. Nel caso dell’Italia c’è sicuramente una parte che fa riferimento in modo esplicito a Berlusconi e al conflitto di interesse, ma viene anche specificato che i giornalisti che indagano sulla mafia finiscono per essere costretti a vivere sotto scorta solo per aver denunciato quello che in fondo sanno tutti. Roberto Saviano è solo uno degli esempi. Si parla del mondo dello sport con certi gruppi di “tifosi” che minacciano, anche con striscioni negli stadi, giornalisti addetti ai lavori. Ci sono incendi di auto, lettere minatorie, buste con proiettili. Questa parte della malavita è stata inserita da Reporters Sans Frontières nell’elenco dei “predatori della libertà di stampa”.  In più si cita la legge Gasparri che ha modificato le normative sulle entrate pubblicitarie.  Ostacolo ad una stampa veramente libera è anche il fatto che per diventare giornalisti a tutti gli effetti si debba essere iscritti all’albo, ossia entrare a far parte di una corporazione, cosa che spesso non esiste in altri paesi. Le nuove proposte di legge atte a limitare la pubblicazione di elementi di indagine come le intercettazioni, oppure il tentativo di equiparare i blog alle testate giornalistiche, completano le motivazioni che hanno portato al 49esimo posto il nostro Paese.

Come si vede solo alcuni di questi aspetti sono riconducibili direttamente al dibattito politico al quale ogni giorno siamo costretti ad assistere. Quando invece si parla di lotta vera alla criminalità organizzata, allora gli animi si placano e al massimo tutti quanti diventano solidali con Saviano oppure si ricorda l’uccisione di Ilaria Alpi. E allora via, una bella presenza alla manifestazione per ricordare il personaggio di turno e poi tutto a posto. Che una vera lotta alla mafia e alle altre organizzazioni criminali sia controproducente? Senza pensare troppo male, tipo coinvolgimenti qua e là, non sarà che semplicemente si ha paura del fatto che la mafia possa spostare voti da una parte all’altra a seconda dei propri interessi? Se così fosse, allora niente di meglio che fare i tifosi in televisione e dopo una bella litigata in diretta e un qualche scambio di titoli sui giornali, lasciare tutto come sta.

Ovviamente un discorso come questo accenderebbe una grossa polemica con un sacco di politici infuriati che si scontrerebbero dicendo “è tutto vero e voi non fate niente per porvi rimedio” oppure “stiamo facendo molto, voi invece non avete fatto nulla” “no, voi” “no, voi” …il che finirebbe ancora una volta per distogliere l’attenzione dal problema vero.

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