Partito Democratico – Franceschini

franceschiniOggi c’è stata la Convention nazionale del partito che ha visto ufficializzare i risultati delle votazioni degli iscritti. Poi è partita la volata per le primarie del 25 ottobre con i tre candidati alla carica di segretario che hanno parlato in successione ricordando i punti salienti delle loro mozioni.

Un breve commento sul discorso di Bersani e Marino e poi un approfondimento maggiore su quello di Franceschini, a mio avviso il più soddisfacente.Bersani – Bersani si è dimostrato ancora una volta un politico esperto, dedicando almeno metà del suo intervento al governo e a Berlusconi, come se si trovasse in vista delle elezioni politiche e non delle primarie del suo partito. E’ chiaro che gli elettori del PD siano contrati all’azione di governo e quindi questa parte mi è parsa del tutto ininfluente, un modo per dire senza dire. La seconda parte dell’intervento è stata più specifica e dedicata al progetto di partire da quanto già fatto con l’Ulivo per poi ricercare le solite ampie alleanze democratiche. Cose già viste e ritrite. Un modo esperto per non affrontare quegli aspetti delicati che hanno sempre creato e alimentato i problemi interni del partito.

Marino – Quello di Ignazio Marino è stato il discorso più deludente dei tre. Dopo aver ricordato il suo passato da medico e il suo più o meno recente impegno politico, Marino è stato l’unico ad aver lanciato un segnale di polemica interna affermando che i voti dati a Bersani e Franceschini non sono voti dati alle idee, ma voti dati alle persone a alle alleanze. Poi si è lanciato in tutta una serie di citazioni di intellettuali e di personaggi storici, terminando con diverse classiche frasi politiche tipo “un partito che vince e fa vincere le persone”, “un partito aperto”, “una politica che sappia riattivare le speranze”, “la vera questione sono i contenuti”, “siamo dalla parte delle donne”… Insomma una serie di frasi fatte che anche il più sprovveduto avrebbe potuto mettere insieme. L’unica presa di posizione decisa è stata l’adozione “della laicità come metodo irrinunciabile”. Cosa questa che mi sento di condividere, ma che detta in questa maniera rischia creare subito divisioni interne e quindi di fare più danno che bene.

Franceschini – Il discorso di Franceschini è stato il più deciso, il più diretto e il più concreto. Non a caso è stato quello che ha creato più entusiasmo in sala, non a caso è stato quello che più mi ha soddisfatto. Tra gli argomenti toccati c’è stata un forte critica alle divisioni interne e alla mancanza di decisioni condivise. “Confronto vero all’interno del partito. Dire dei sì e dei no. Abbiamo tante sale per riunioni. Usiamole. Lì dobbiamo discutere, lì dobbiamo litigare, lì dobbiamo votare. Non fuori dagli organi del partito. Poi si vota a maggioranza e si condivide la decisione presa”, con un invito diretto personalmente a D’Alema dicendo che i primi a rispettare l’esito delle primarie saranno proprio gli iscritti. Sono loro a voler allargare il movimento. Il partito si deve allargare e le differenze devono essere considerate idee da sfruttare, non correnti di divisione. “Dobbiamo eliminare quella malattia per cui alla prima difficoltà si mette in discussione l’intero progetto”.

Altri punti degni di interesse sono stati

– il richiamo ad avere la  coscienza pulita nei confronti delle generazioni future, impegnandosi a presentare in aula proposte concrete nelle quali si crede, portandole al voto parlamentare anche quando la maggioranza ha fatto sapere che verranno bocciate

– la proposta di rilanciare l’edilizia, storicamente un volano per uscire dalle crisi economiche, con un piano di ristrutturazione degli edifici pubblici finalizzato anche alle modifiche per il recupero e il risparmio energetico

– laicità e testamento biologico, con un richiamo alla tradizione italiana per la quale il malato chiedeva di essere portato a morire in casa propria. La decisione sul fine vita deve essere presa dalla persona in primis e poi dalla famiglia in collaborazione con i medici, a differenza di quanto previsto dalla proposta attuale che annulla il testamento biologico in caso di stato di sopravvenuta incoscienza del malato

– le alleanze devono essere fatte in accordo sui programmi e devono essere fatte prima di presentarsi agli elettori. “Non si deve cercare, per vincere le elezioni, di creare un bel centro forte, aiutare a costruirlo, magari mandarci pure qualcuno dei nostri. Poi succede che questo centro si stacca da noi, si sposta a destra e noi rimaniamo sempre all’opposizione. Bisogna lavorare per unire”.

Per questi motivi il mio apprezzamento va alla mozione Franceschini. Bersani lo vedo meglio con un ruolo operativo in campo economico, mentre Marino non lo vedo affatto.

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