11 settembre 2001 – 8 anni dopo

wtc

Il ricordo è ancora vivo, perciò ecco il mio 11 settembre raccontato 8 anni dopo:

Sono circa le 15 di un pomeriggio come tanti in un ufficio come tanti.

Ad un certo momento si diffonde una notizia: pare che un aereo si sia scontrato con una delle torri gemelle a New York.

Sembra un qualunque fatto di cronaca, solo un pò eclatante. Cavolo che incidente!

La notizia arriva da qualcuno del reparto commerciale; da casa lo avvisano che la tv ha interrotto le trasmissioni per dare in diretta questa ultim’ora.

Passa un altro quarto d’ora e il direttore amministrativo arriva nel nostro ufficio chiedendo se noi sappiamo niente o se siamo in grado di avere notizie più precise, un altro aereo si sarebbe scontrato con l’altra torre e non sembra più un incidente.

Io lavoro al Ced (centro elaborazione dati) di un’azienda che produce pavimenti e rivestimenti in ceramica e noi siamo gli unici ad avere il collegamento ad internet.

Provo a connettermi, ma stranamente tutta la rete è bloccata. Non si accede a nessun sito, figuriamoci a quelli di informazione. Io ho una vecchia radio, ma essendo in un ambiente schermato, anche quella possibilità si rivela inutile.

Intanto passano i minuti e le parole “attentato”, “attacco”, “terrorismo”, “guerra”…cominciano a circolare sempre più…

La nostra è un’azienda con più di 250 dipendenti e, in questo momento, ha un fatturato verso gli Stati Uniti che è oltre la metà del totale. Con queste condizioni quelle parole spaventano.

Seguono due ore di agitazione, non si riesce a sapere nulla di preciso. Le uniche informazioni arrivano dalle telefonate casa-lavoro, lavoro-casa. Anche quelle però sono notizie frammentarie su discorsi incerti ascoltati in tv.

Dopo una progressione di dubbi e preoccupazioni, mai viste neanche nei primi anni novanta con la crisi del mercato americano, arrivano le fatidiche ore 18. La tensione è salita molto e quando esco per correre a casa e rendermi conto di persona dei fatti, sento una pressione allo stomaco come ho provato solo una volta in precedenza, anche se per motivi completamente diversii. Al lavoro nessuno è riuscito ancora a spiegare cosa sia successo e le voci l’hanno fatta da padrone.

A casa mi metto davanti alla tv e seguo le varie dirette fino a notte fonda.

Le news dal pentagono e dell’aereo disperso in Pennsylvania non aiutano di certo.

Mentre i miei cenano in cucina, il fuoco e le fiamme che si sviluppano dalle torri, che ogni canale trasmette in diretta insieme a voci allarmanti circa eventuali altri attentati in diverse zone del mondo, mi fanno ricordare la mia maestra elementare che una volta ci disse come ebbe inizio la “sua” seconda guerra mondiale.

Una mattina si svegliò e vide che il cielo era diventato tutto rosso. Una cosa del genere non era mai capitata e fu interpretata come un segnale negativo: c’era la guerra!

In effetti, ricordo di avere letto (non molto tempo fa) di un fenomeno atmosferico del genere, ma accadde se non sbaglio un paio di anni prima. Probabilmente il clima era già teso e nella memoria quel ricordo si è legato all’atmosfera che si respirava in quegli anni.

Le immagini televisive mi rievocano quel ricordo e il groppo allo stomaco non se ne va.

Passano prima i minuti e poi le ore. Le torri sono crollate e i resti dell’aereo sono stati trovati, ma altri fatti non ce ne sono stati. La seconda serata vede il passaggio dalla cronaca in diretta ai dibattiti che analizzano gli eventi.

Stabilito e verificato che l’ondata di disastri ha visto la sua fine, comincia la conta dei danni. Ma questo porta anche ad uno stabilizzarsi della situazione e al conseguente calo di tensione.

Per analogia, non siamo più al pronto soccorso in piena emergenza e pieno caos, ma alla fase successiva dove si cerca di fare qualcosa di concreto.

A notte fonda me ne vado a dormire con la consapevolezza dell’accaduto, ma anche con meno incertezze e ciò mi migliora lo stato d’animo.

In azienda i giorni successivi saranno vissuti in modo particolare, con un sottofondo strano; anche qui però, la conoscenza dei fatti ha cambiato le cose rispetto al pomeriggio precedente: c’è una crisi in atto, si sa che inciderà forse anche in maniera importante, ma si conoscono le cause e questo fa certamente meno paura.

Poi poco per volta si torna alla normalità, come avviene quasi sempre.

 

Per quanto riguarda gli accadimenti, la mia opinione dopo aver ascoltato, letto e visto un’infinità di servizi è che non ci sia stato un complotto vero e proprio. Non in senso organizzato come si può pensare in maniera superficiale.

Le autorità governative non dicono cosa debbano fare i servizi segreti. Le cose sono sempre molto sottili e sussurrate, forse si dice una cosa, si lascia intendere la linea da seguire e poi i servizi segreti agiscono in maniera indipendente, senza che ci sia un collegamento costante con il governo. In questo modo sono liberi di agire autonomamente, facendo anche il cosiddetto “lavoro sporco” e nello stesso momento il governo, pur avendo stabilito le linee da seguire, non sa esattamente come si stiano muovendo le agenzie segrete e quindi non ne deve rispondere.

Secondo me si sapeva che qualcosa era stato programmato per quella giornata e forse si conoscevano anche le modalità, perlomeno a grandi linee. La vera emergenza crea le condizioni per agire su ogni campo con una libertà di decisione ed una tempestività che normalmente non si possono avere. In questo caso “lasciare” che un attentato così eclatante venisse portato a termine, avrebbe dato carta bianca all’amministrazione Bush per dichiarare lo stato di emergenza e muoversi liberamente senza i normali vincoli democratici della vita politica.

Un numero limitato di vittime celebrate come eroi nazionali, sarebbe stato un prezzo accettabile per avere poi mano libera; il fine giustifica i mezzi.

Troppe cose strane sono accadute nello stesso giorno per essere tutte coincidenze.

La mancanza di intercettazioni aeree da parte dei caccia militari è stata dovuta a ben due eventi concomitanti: un’esercitazione a sorpresa ha fatto in modo che la maggior parte degli aerei non fosse nelle rispettive basi quel giorno (questo normalmente alza il livello di attenzione delle basi che rimangono con gli organici ridotti) e i due caccia levatisi in volo sono andati verso l’oceano invece che verso gli aerei dirottati, lasciando loro il tempo di arrivare sulla città. Mi rifiuto di credere che un aereo militare non abbia la strumentazione per trovare un aereo passeggeri.

Nel 1996, un aereo esplode in volo ad Atlanta in occasione delle olimpiadi. Le procedure anti-dirottamento vengono rinforzate e irrigidite. Dopo appena cinque anni due aerei partiti dallo stesso aeroporto spariscono dal radar o non rispondono alle chiamate per decine di minuti e non interviene nessuno. L’abbiamo vista anche ad Ustica una cosa del genere.

Il fatto che un aereo si abbatta , addirittura annunciato “sembra che un altro aereo si stia dirigendo verso Washington”, su quello che è uno degli edifici più protetti del mondo senza neanche un caccia che lo insegua, come almeno accaduto per i due delle torri, è ancora peggio.

Resto su questi fatti incontrovertibili e mi fermo.

Altre cose sono di certo molto importanti e molto dubbie, ma si prestano a diverse posizioni, dal complotto totale alla capacità straordinaria degli attentatori e quindi non sono significative per il mio pensiero; ne riporto comunque alcune, tipo il fatto che l’aereo sul pentagono avrebbe dovuto compiere una manovra quasi impossibile per arrivare ad impattare a bassa quota “come un missile”; la sparizione di tutte le registrazioni delle telecamere di sicurezza dei dintorni; il mancato ritrovamento dei motori dell’aereo e il solo foro della carlinga sul pentagono (i motori sono le parti più dure di un aereo e pur disintegrandosi non hanno intaccato l’edificio, mentre la carlinga ha prodotto un foro netto che ha attraversato tutto il palazzo). L’aereo precipitato a causa dell’intervento degli eroici passeggeri non ha prodotto la classica lunga distesa di rottami dovuta all’impatto a terra, ma il tutto è circoscritto in un’area ristretta (come se fosse esploso in volo e non pilotato verso terra ancora intero) e oltretutto già delimitata e interdetta dagli agenti all’arrivo dei primi accorsi. Quando è esploso lo shuttle in diretta televisiva, le forze dell’ordine sono arrivate molto dopo la popolazione locale sul luogo dei rottami. Un evento come il ritorno di una navicella spaziale è monitorato secondo per secondo dalle forze governative e in caso di problemi l’intervento è immediato. Invece l’aereo dirottato era dato per disperso in una vasta area perché era stato disattivato il transponder; nonostante questo, quando i locali sono arrivati sul posto hanno trovato già tutto off-limits. Un’efficienza straordinaria, non c’è che dire.

Le cause e le modalità del crollo delle torri, che tanti ingegneri dicono impossibile per il tipo di impatto subito, il collasso degli altri edifici vicini, tutte le intercettazioni e i tabulati dei radar che alimentano altri dubbi.

Insomma, mi concentro sulla prima parte e dico che secondo me si sapeva qualcosa e si è lasciato fare per avere poi un tornaconto. La situazione però è sfuggita di mano e le conseguenze sono state più devastanti di quanto messo in preventivo, fino a ritrovarsi forse in condizioni tali da dover intervenire con decisioni anche tragiche pur di mantenere il tutto sotto copertura.

Non sapremo mai cosa veramente sia accaduto quel giorno.

In ogni caso credo che se si ripetessero cose del genere, le conseguenze per il mondo occidentale sarebbero di minore portata; credo che il tutto sia stato determinato da un problema più psicologico che pratico e questo non si ripeterebbe con le stesse proporzioni, ci si è già passati.

Per fare danni veramente importanti, dopotutto non servono bombe, aerei, e soldati. Basta danneggiare o ancor meglio controllare i computer giusti e allora sì che ci sarebbero problemi. Senza pensare al vecchio film Wargames con il lancio di missili nucleari, basterebbe entrare in qualcuna delle banche più importanti e, invece di rubare un pò di soldi, creare caos con le azioni, i titoli, le valute… Una settimana di fermo di Wall Street crea enormemente più danni pratici a livello mondiale che tutti gli attentati che abbiamo visto finora.

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