Viaggio in bici – Austria 2003

2003-austriaAnno: 2003

Giorno: giovedì 17 luglio

Stato d’animo: irrequieto…molto

Dovevo essere in ferie, due settimane a partire da lunedì 14. La prima è saltata per problemi di lavoro.

Lo stato d’animo, però, non dipende da questo.

Sono in piena fase di cambiamenti: i 14 mesi del periodo che va dal 1° novembre 2002 al 4 gennaio 2004 sono quelli che hanno avuto l’impatto più importante nella mia vita (fino ad ora), con 5-6 svolte che hanno rivoluzionato la mia routine quotidiana.

E’ mattina e sono al lavoro. “Devo fare qualcosa!” “In che senso?” chiede il mio collega. “Nel senso che devo fare qualcosa. Non so bene cosa, ma devo fare qualcosa”.

Mentalmente apro il mio cassetto dei sogni e frugando tra le idee piccole e grandi contenute in esso, ecco che trovo la cosa giusta.

Ho 35 anni e da quando ne avevo 16 ho l’idea di fare un viaggio in bici; anche solo qualche giorno, tanto per capire se la cosa mi piace.

L’allenamento non manca, quello non è un problema, quindi decisione presa.

In pochi minuti, psicologicamente tutto migliora. Ora basta stabilire il dove e il come, il quando lo so già: la settimana prossima.

Le batterie sono subito cariche e la sera devo solamente decidere il dove. Il sogno sarebbe un bel viaggio itinerante per la Francia, motivi organizzativi direbbero il cammino di Santiago (800-900km da Roncisvalle) che è già più attrezzato per pernottamenti, la testa infine opta per la pista ciclabile sul Danubio, ideale per le prime esperienze.

Resta il come: se il buon Caroli non avesse già venduto la mia vecchia bici da corsa, potrei attrezzarla da viaggio. Speranza vana, la bici non c’è più.

Il venerdì sera e tutta la giornata del sabato sono momenti intensi.

Il mezzo non può che essere la bici nuova, che però non presenta nel telaio i fori predisposti per i portapacchi. Devo improvvisare con qualcosa di meno robusto.

Compro un set di borse, uno zainetto con sacca interna per l’acqua da 2lt, una borsa triangolare da legare ai tubi del telaio con dentro il kit per riparazioni varie. Un po’ di barrette per le emergenze e un paio di camere d’aria di scorta.

Studio un minimo di itinerario e me lo stampo, la partenza è per il lunedì alle 2.30 del mattino.

Smonto le ruote, metto tutto in macchina carico le borse, lo zaino e via…partito!

L’idea è quella di arrivare a Vienna, lasciare l’auto nel parcheggio della stazione, prendere un treno per il nord fino al confine con la Germania e da lì fare ritorno seguendo il Danubio in bici (circa 300km mi pare, forse qualcosa in più).

Primo problema: non trovo la stazione (sarà il mio ultimo viaggio senza navigatore) e dopo un’ora di vicoli e sensi unici nel centro storico, mi rendo conto che sta cominciando il pomeriggio: devo improvvisare…nessun problema, ecco una strada che costeggia il fiume; la seguo ed esco dalla città.

Al primo sobborgo mi fermo e trovo un parcheggio, ma è quello di un supermercato e di sera viene chiuso, lì però qualcuno mi indica un campeggio vicino…vado.

La nuova idea consiste (consisterebbe) nel lasciare l’auto nel campeggio, partire in bici verso nord e poi magari ritornare con uno dei battelli che solcano il grande fiume.

Una serie di sfortunate coincidenze (si fa per dire) cambiano un pò le cose: io non sono mai stato in campeggio e non conosco le modalità, l’addetta parla solo tedesco e inglese, io invece italiano un po’ di francese e poco inglese. A gesti arriviamo alla conclusione: pago, sistemo la macchina, monto la bici, mi cambio e parto. Sono le 14:30.

Col senno di poi scoprirò di aver affittato una piazzola del campeggio e di aver lasciato la macchina in un parcheggio pubblico…ma queste cose sono più divertenti raccontate di persona; in ogni caso tutto contribuisce a fare esperienza.

Neanche il tempo di fare qualche chilometro e di uscire dalla piccola frazione, ed ecco che il sistema di tiranti che sostiene le borse sulla ruota posteriore (non ho un vero e proprio portapacchi fisso) cede e mi ritrovo con qualcosa che striscia sul copertone.

Per fortuna era solo tutto quanto un pochino troppo lento. Mi fermo, riassetto e riparto.

Comincia per davvero il mio viaggio in bici. Non quello che avevo sognato da ragazzo, ma addirittura qualcosa di più: sono in solitaria. Non da solo, ma in solitaria.

Attrezzatura: la piccola borsa fissata sul manubrio ha una tasca trasparente per la cartina. All’interno portafoglio, telefono, liquido per lenti a contatto e una serie di barrette. Zainetto con sacca interna da 2lt piena d’acqua fresca (alla partenza) e retina con marsupio impermeabile infilato; il tutto è molto più leggero di come pensavo e quasi non si sente. Le borse sulla ruota posteriore contengono un paio di jeans, bermuda, tre magliette, un cambio completo da bici, un piccolo asciugamano, 2 cambi di biancheria, un paio di scarpe leggere oltre a qualcosa per l’igiene personale e una bottiglietta di detersivo per i panni.

Evvai! Sono in strada!

Non è tutta rose e fiori: non so una parola di tedesco, poco inglese, sono in bici e sono solo; so bene che qualunque imprevisto (una scivolata, un piccolo incidente, lo smarrimento del portafoglio, un furto, ecc.) potrebbe diventare un problema importante, però sono in viaggio e sto facendo ciò che volevo. Se rinunciassi mi direi: “però…avrei potuto fare questo, avrei potuto fare quello…e invece…”. E allora via che si va! Con tutta le attenzioni del caso ed evitando le situazioni anche solo dubbie, si va!

2003-austria-04Verde, verde, verde e un po’ di azzurro.

E’ l’acqua del Danubio che scorre alla mia destra “in direzione ostinata e contraria”. A sinistra invece, appena sotto l’argine, tutta una serie di casette sollevate da terra come palafitte del terzo millennio. Mi ricordano i capanni da pesca sui canali della nostra costa romagnola. Tutto tenuto molto bene devo dire. Intanto pedalo, ho preso il mio ritmo e sto stabilizzando l’andatura. L’argine non è molto alto e di acqua ce n’è abbastanza per essere a fine luglio; ci sono due piste ciclabili, una in cima all’argine ed una più in basso, proprio sulla riva.

2003-austria-01

Proseguo: incrocio qualche coppia, una famiglia coi bimbi vestiti tutti uguali, una comitiva con bici a noleggio, evidentemente in viaggio organizzato. Ad un certo punto sulla sinistra appare anche quello che sembra un piccolo villaggio turistico molto ben attrezzato.

Poi le case terminano e affronto qualche chilometro in completo isolamento e il senso di libertà si fa ancora più forte. In questo momento niente mi farebbe tornare indietro. Mi metto quasi a ridere quando mi lascio alle spalle una coppia di anziani naturisti che si erano stabiliti in un piccola radura tra la vegetazione.

Arrivo ad una grande costruzione, forse un magazzino e la ciclabile devia verso l’interno, un ponticello supera la statale e ci si intrufola all’interno di un bosco. Per quasi un’ora resto lontano dal fiume poi, dopo l’attraversamento di un paesino, ecco che si torna sulla riva e si riprende a risalire il corso d’acqua. Sono quasi le sei, è ora di trovare un posto per la notte, ma al momento mi ritrovo in una zona abbastanza isolata e senza grandi prospettive: gli alberghi visti nelle prime due ore sono spariti e comincia un minimo di preoccupazione dato che a vista non sembra esserci niente. Aumento l’andatura e ad un bivio vedo un cartello che segnala la presenza di una baita ad un paio di chilometri verso l’interno: è il mio posto! Ci arrivo e trovo questa costruzione in legno sulla riva di un lago, che funge da ristoro per i locali e anche da locanda per chi viene da fuori. Hanno posto per me, anzi c’è tutto il posto che voglio, sono l’unico che occupa una stanza. Per prima cosa faccio il bucato e metto a stendere la roba che indossavo, poi una doccia, una passeggiata intorno al lago e conclusione di giornata con cena alla baita. Per questa prima giornata posso andare a dormire soddisfatto.

Il mattino dopo, colazione, saldo del conto e partenza. Fa caldo, ma è un caldo secco e non c’è quell’afa micidiale che c’era a casa. Faccio un paio d’ore di strada sempre su pista ciclabile staccata dalla statale. Solo quando devo attraversare il centro di un paese mi ritrovo in mezzo al traffico normale, ma in quei momenti nessuno suona e nessuno fa manovre azzardate, capita perfino di girarmi indietro e di vedere 2 auto che restano in coda dietro di me per un centinaio di metri fino ad un semaforo.

A mezzogiorno arrivo in un paesino particolare, attraversato solo da una vecchia strada tutta in acciottolato. Tutto il percorso tra le case è zona pedonale e si passa in mezzo a negozietti che espongono pizzi, merletti e altro artigianato locale; allora scendo dalla bici, mi cambio le scarpe e me la faccio a piedi. A metà del paese trovo anche un posto dove pranzare e allora mi fermo per un meritato riposo.

Nel tardo pomeriggio ecco un altro bel posticino e mi fermo: si tratta di un chiosco con un prato e una piccola spiaggia che scende fino al fiume. Prendo qualcosa da bere e mi pento di non avere portato un costume. Poco male, il pensiero è quello di comprarne uno il giorno dopo e passare la mattinata in relax prima di proseguire il viaggio. La notte la trascorro a Melk, una piccola cittadina sovrastata da un ex-monastero benedettino ora trasformato in qualcosa che coinvolge l’università locale. La storia dice che Umberto Eco prese spunto da un fatto realmente accaduto proprio in questo monastero per scrivere il romanzo “Il nome della rosa”…aneddoto veramente “libridinoso”. Una bella cena, con il piccolo dizionario tedesco-italiano preso nell’ultimo autogrill a Tarvisio che si rende utile facendomi evitare in extremis un tremendo piatto di cipolle, poi un gelatone e passeggiata finale, prima di notare tanti ragazzotti neopatentati che fanno vasche ai 30 orari su vecchie auto scassate con finestrini abbassati e impianti stereo a palla…

2003-austria-monastero-melk

In albergo l’sms di una cara collega che chiede notizie del ciclista romagnolo disperso nell’impero austro-ungarico mi fa sorridere. A proposito di alberghi: lungo il Danubio tutti hanno il posto dove mettere la bici, perché la maggior parte dei clienti arriva proprio in bici. Ho letto che qualche hotel di alto livello mette anche un meccanico a disposizione dei clienti.

Il nuovo giorno si presenta senza sole e così la spiaggia diventa inutile. La difficoltà linguistica mi fa desistere dal piano “sempre verso nord e ritorno con battello”, decido quindi di ritornare con calma verso il mio punto di partenza e sfruttare l’ultima giornata per una visita lampo a Vienna.

Mi avvio e ora seguo la corrente del fiume; il tempo, seppur tendente al brutto, sembra tenere. Il pranzo me lo faccio in un classico chiosco di wurstel e kartoffen che è il punto di sosta di un sacco di motociclisti. Sono l’unico che se ne va in giro in bici, ma va bene così. Verso l’una riprendo la mia via e appena raggiungo una zona isolata comincia a piovere. Incrociando un paio di colleghi mi accorgo che non ho pensato assolutamente ad un qualcosa di impermeabile che possa riparare le borse e quindi, quando la pioggia diventa battente, sono costretto a fermarmi per non inzuppare il bagaglio. Un ponte fa al caso mio, mi fermo e mi accampo lì sotto aspettando che la pioggia passi.

Intanto mi cambio i vestiti bagnati e aspetto lì sotto per quasi per due ore.

2003-austria-02

Alla fine riparto, ma dopo 3-4 chilometri arriva subito un altro scroscio che mi obbliga a riparare nei pressi di una piccola capanna in compagnia di almeno altri 10 viandanti. Mentre bevo una coca-cola penso al da farsi: una divisa da bici è già bagnata e quella che indosso promette di fare la stessa fine. Forse non è una buona idea fermarsi per la notte (avevo pensato a quel piccolo villaggio turistico che ho visto all’andata) perché con questo tempo i vestiti potrebbero non asciugarsi e l’idea di partire la mattina dopo con maglia e pantaloncini umidi non mi alletta molto. Ancora una volta improvviso e decido di fare una bella tirata fino alla macchina e poi visitare Vienna per due giorni. Intanto l’esperimento in bici è stato più che soddisfacente e ciò che contava era fare questa prova.

Presa questa decisione non importa più se e quanto ci si bagna (senza esagerare ovviamente), si parte e si comincia a spingere per arrivare prima possibile. Tornano comode anche le barrette che mi consentono di riempire il serbatoio (chiamiamolo pure così…) ogni 40-45 minuti circa.

Verso le 18 arrivo a destinazione, smonto la bici, mi cambio velocemente e vado in cerca di un albergo. Lo troverò subito e la mia vacanza si trasformerà in una cosa più classica, anche se di certo qualche altro aneddoto divertente rimarrà nei ricordi, ma questa è un’altra storia.

L’esperimento “bici on the road” è completamente riuscito e cose più serie da quel momento hanno trovato posto nel famoso cassetto di cui si parlava all’inizio…

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