Posizione di Tiro – Jean-Patrick Manchette

Un’amica mi ha consigliato di leggere qualcosa di Jean-Patrick Manchette dicendomi che questo autore francese, con le sue opere pubblicate negli anni settanta, aveva portato delle novità nella narrativa del suo paese.

Posizione di tiro in effetti è un romanzo abbastanza classico del genere, più vicino ai moderni film d’azione che a storie scritte; una vicenda che avrebbe potuto vedere come protagonista un Bruce Willis dei tempi d’oro.

In sostanza la storia è quella del killer professionista che dopo anni di onesto lavoro decide di ritirarsi dall’attività per godersi il patrimonio accumulato in tanti anni di uccisioni.

Ovviamente, come insegnano sia la tradizione romanzesca che la più concreta realtà, non è possibile abbandonare una professione come quella senza inimicarsi l’ex datore di lavoro.

Inizia così un lungo elenco di vendette dirette e trasversali che movimenta una dopo l’altra praticamente tutte le pagine del libro.

Questo libro di Manchette ( così come le altre sue opere secondo quanto mi è capitato di leggere ) però si differenzia da molti altri.

Recentemente ho letto un libro della Fred Vargas Prima di morire addio, che molti critici sembrano indicare come l’artista che avrebbe preso l’eredità di Manchette.

Ebbene, a mio parere il confronto tra i due libri lo vince ancora Manchette.

E’ vero che le vicende hanno molto in comune, ci sono personaggi che escono da situazioni impensabili e tante piccole cose vengono aggiustate per il bene della storia, ma il protagonista di Manchette è diverso dal protagonista della Vargas.

La storia della Vargas sembra finalizzata a risolvere la vicenda e a produrre un intrattenimento per il lettore.

Nei libri di Manchette invece esiste un disegno che porta a chiudere un cerchio.

Altra differenza sostanziale è che Manchette non crea personaggi cosiddetti buoni; quasi mai il lettore si immedesima con il protagonista prendendo le sue parti fino in fondo, proprio perchè anche lui viene rappresentato come un essere crudele e privo di scrupoli, un non-buono in sostanza.

Ecco, in Manchette non esiste la lotta tra il bene e il male e non esiste la battaglia tra buoni e cattivi; l’autore francese si limita a presentare una battaglia tra cattivi e non-buoni e questo le rende più realista e meno cantastorie.

Questo fa la differenza con molti altri autori e rende questo libro più credibile di molti altri e perciò più apprezzabile.

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